Figli organizzati in baby gang

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Figli organizzati in baby gang e genitori dall’altra, talvolta
logorati dalla povertà oppure gaudenti e distratti, mentre la scuola soccombe
senza una pedagogia emendativa.
         
ricerche
socio-psico-antropologiche applicate _ psicologo Gennaro Iasevoli_
                                                                                                       



















Prima il
bullismo, ora le baby gang e di questo passo vedremo anche il completamento del
percorso criminale. Molti ragazzi trascorrono un’infanzia di strada e poi
finiscono direttamente nei reclusori, by-passando buona parte della vita
scolastica, eludendo le sue esperienze, le sue conoscenze, i suoi ricordi e le
sue prospettive.
Un quadro spiacevole ma vero e attuale, che non sorprende la
comunità ed è già sul tavolo degli studiosi e degli Organi Istituzionali, al
fine di trovare il modo di rallentare il fenomeno criminoso che ora comincia a
produrre anche terrore nei genitori e soprattutto nei ragazzi più miti ed
educati. Tanti ragazzi e giovani, da tempo, hanno preso l’abitudine di passare
la sera e la notte fuori casa con la piena approvazione dei genitori od anche
con un consenso-assenso ove la situazione familiare è un po’ carente per
indigenza o per un eccessivo allargamento e promiscuità della convivenza.
La scuola italiana dopo tante discussioni istituzionali e
metodologiche ha trovato, 40 anni addietro, negli anni ‘70, un proprio assetto
pedagogico che prevede un piano di offerta formativa concordato tra
scuola-famiglia che viene attuato dagli insegnanti e vagliato a tappe insieme
con la famiglia, ma, a ben riflettere, ci riferiamo alla famiglia del secolo
scorso!
La scuola italiana, imperniata sugli organi collegiali,
promette quindi il raggiungimento degli obiettivi formativi ed educativi
mediante l’apporto della famiglia che oggi per alcuni cambiamenti strutturali è
diventato incostante, se non assente. Oggi le famiglie sono aperte, “a trama
larga”, temporanee, inconsistenti o super-affollate da fratellastri, compagni e
compagne della mamma e del padre. Viene a mancare l’assidua collaborazione
della famiglia e quindi manca la piena collegialità: tutta la programmazione è
soccombente. Ma la soluzione ci sarebbe dotando la scuola di strumenti e metodi
cosiddetti “emendativi” già studiati dall’antichità ed applicati in varie
epoche ai ragazzi senza famiglia. I ragazzi “scaricati dalle famiglie” ci sono
sempre stati, ma nelle Scuole convitto di Giovanni Bosco e di Ovidio Decroly,
con la pedagogia emendativa venivano educati alla perfezione e davano esempio
di buona condotta. La spiegazione in parole semplici è questa: il ragazzo nasce
buono, ma per natura fa tutte le cose che gli piacciono e che lo distraggono e
commette anche i crimini  organizzandosi
in baby gang, senza rendersene conto, fin quando il danno provocato gli viene
spiegato, o gli viene impedito con una punizione adeguata pedagogicamente. Consideriamo
poi che, se oggi per gli adulti che delinquono è prevista la riabilitazione
presso i servizi sociali, perché non proporre anche ai più piccoli – che
attualmente sono impunibili – una possibilità di emendare gli errori attraverso
un graduale percorso emendativo di riabilitazione, non necessariamente
punitivo, ma efficacemente dissuasivo, che impedisca il ripetersi sistematico
dell’errore?. A proposito di San Giovanni Bosco, che con la “pedagogia
emendativa”, tolse dalla strada tanti ragazzi deviati, ci sarebbe molto da
apprendere studiando i suoi metodi, oggi ritornati di piena attualità. Così
pure da Ovidio Decroly bisognerebbe riprendere esempio e rivisitare
l’importanza di una metodologia scolastica applicata fino agli anni settanta ed
oggi quasi del tutto abbandonata, per far posto al libero pragmatismo della
multimedialità, non ancora prioritariamente ancorata ai principi all’umanesimo.
La stessa condivisione multimediale effettuata dai ragazzi deviati delle baby
gang, esercitata anche sui social, ha come obiettivo la diffusione, per
accrescere la sola notorietà personale, che in psicologia si interpreta come
ipertrofia dell’io, ma non è finalizzata alla solidarietà umana: le baby gang
non rispettano i principi umanitari della convivenza civile. ricerche
psicologiche applicate _
prof. Gennaro Iasevoli_

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