Funerale di Massimo Mariani 27 novembre 2008

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Come ci diceva Carron, nostro grande amico e maestro, all’inizio di questo anno:
“Dio per pietà di fronte al nostro niente, non ci manda qualcuno che spieghi un po’ meglio, ma fa accadere dei fatti davanti ai nostri occhi, si svela Lui davanti a tutti noi.”

Si, Gesù si è svelato Lui davanti ai nostri occhi attraverso il nostro Massimo.
Come Gesù, obbediente al padre, ha portato la sua croce senza mai un lamento perché era il suo compito, la sua croce, che non doveva pesare sulla Graziella e i  suoi figli.
È guardando lui, in questi mesi che ho capito che cosa vuol dire che la vita è una cosa seria: essere consapevoli di svolgere un compito, di realizzare una missione, di portare ciò che ci è stato affidato anche quando diventa un peso che sembra insopportabile.

Ci sono persone che il Signore ci fa incontrare che basta guardarle per capire che cos’è la vita.
Ma soprattutto si capisce, ho capito, guardando il Massimo che il dolore, la sofferenza, la fatica e perfino la morte, non sono più una  obiezione, ma l’occasione per rispondere al rapporto con il Mistero.
Ora possiamo dire con San Paolo: “noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio.”

Quel bene assoluto che ora il nostro caro Massimo contempla, quel bene che ha messo nel cuore di tutti noi e che  ha la forma dell’ultima frase che gli ha detto sua moglie:
 “Vorrei che tu rimanessi con me per sempre, ma se questo è il tuo bene, ti lascio andare.”

Ora tutti noi, a partire dai suoi figli, abbiamo ricevuto questa immensa eredità: che l’amore vero per cui siamo fatti è desiderare il bene dell’altro perché, “le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura.”

La gloria futura è già iniziata per il nostro Massimo, e per noi inizia l’avventura di imitarlo.

Grazie signore perché ci hai donato Massimo tuo grande testimone e nostro amico per sempre.

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