Gabriele D’Annunzio

 

Anche la letteratura italiana viene attraversata dagli influssi dell’estetismo di fine secolo.

Oltre a Pascoli o, per certi versi, Guido Gozzano il rappresentante per eccellenza del decadentismo italiano è Gabriele D’Annunzio.

Nato nel 1863 si distingue già dall’infanzia per la sua precoce intelligenza. Frequenta una delle scuole più prestigiose di Italia e consegue la maturità classica.

Nel 1880 si trasferisce a Roma ed entra in contatto con ambienti giornalistici Grazie ad una buona pubblicità D’Annunzio conquista immeritatamente il successo letterario.

Per essere ammesso nel giro delle case aristocratiche D’Annunzio fa leva sul prestigio artistico coltivando in sé il culto dei begli oggetti, caratteristico del movimento estetico, basti pensare a Wilde e ai suoi interessi personali.  Anche le opere D’Annunziane vengono cos’ considerate dei begli oggetti da collezione.

Un esempio lampante di queste opere da collezione è il primo romanzo che egli scrisse: Il piacere

Il piacere

Questo romanzo fu pubblicato nel 1889 e subito contestato per l’immoralità del protagonista.

Al centro della vicenda vi è il protagonista Andrea Sperelli, un nobile innamorato di Elena e da essa ricambiato.  Un giorno Elena lo lascia per un inglese e da quel giorno Andrea si abbandona alla dissoluzione, passando di amante in amante, fino a che , ferito in un duello, durante la lunga convalescenza , merita la riconquista della propria morale.  Quasi giunto al traguardo si innamora di un bella e casta donna di nome Maria.  Con essa stringe un rapporto platonico: ecco che le due donne di cui Andrea si innamora incarnano due differenti valori: Elena è il simbolo della sensualità, Maria è invece il simbolo della purezza.  Essendo attratto da entrambe finisce coi contaminarle e durante un rapporto con Maria si lascia scappare il nome di E lena e causa la fine del rapporto.  Il finale mostra un Andrea pentito per il suo passato che si aggira per il palazzo di Maria.

Il tema centrale è “La miseria del piacere” : una fatale dipendenza dal desiderio sessuale.

Possiamo considerare “Il piacere” come il manifesto dell’estetismo dannunziano, per lo stile raffinato, malgrado le mediocri doti narrative. Sono presenti numerose e lunghissime descrizioni e  divagazioni erudite. Vediamo quindi come D’Annunzio sia più interessato alla forma che al significato, come del resto Wilde, ed è proprio questa attitudine che lo porterà ad essere considerato un vero esteta.

CONTESTO STORICO

D’Annunzio si definiva un super-uomo per le sue qualità, non solo nella scrittura bensì in molti campi. Era molto interessato alla politica e prestava molto attenzione alle vicende della grande guerra. Da sempre fu caratterizzato da un estremo interventismo e subì più di chiunque altro l’umiliazione della vittoria mutilata fino a che l’11 settembre 1919 con un piccolo gruppo di fedeli conquista la città di Fiume, promessa agli Italiani nel corso del Patto di Londra

CONTESTO FILOSOFICO

D’Annunzio si avvicinò molto alla filosofia di Nietzsche che promuoveva il passaggio da uomo a supe-ruomo.  D’Annunzio si definiva tale in quanto si considerava portatore di nuovi valori che in una visione di eterno ritorno avrebbero acquisito un valore universale.

ALTRI TEMI

Nella letteratura di D’Annunzà ­o possiamo trovare oltre alla celebrazione della lussuria, una certa propensione verso temi quali il sublime e il panismo compaiono infatti nei numerosissimi testi sia una attitudine a comporre usando uno stile iperletterario al di fuori del comune, sia numerosi riferimenti alla natura, considerata, mostrando il cosiddetto panismo come fonte di sensualismo.

dalla tesina multidisciplinare “Estetismo” esame di stato 2005 di Marco Zoia