
Segnaletica sicurezza sul posto di lavoro
12 Aprile 2026
Tesine su Torino e Val di Susa
13 Aprile 2026
Gestione degli alunni con disabilità durante un’evacuazione: quando la procedura deve diventare cura
C’è un momento preciso in cui la differenza tra una scuola che ha pensato davvero all’evacuazione e una che si è limitata a compilare i moduli richiesti diventa drammaticamente evidente: è il momento in cui suona l’allarme e ci si accorge che non tutti gli studenti possono seguire il percorso di uscita che era stato pianificato sulla carta. Uno studente in carrozzina di fronte a una scala. Un bambino con disabilità visiva grave che perde il punto di riferimento spaziale nel caos di un’evacuazione. Un ragazzo con disturbo dello spettro autistico che la sirena dell’allarme manda in crisi sensoriale proprio nel momento in cui avrebbe bisogno di tutta la sua capacità di cooperare con chi lo aiuta. Una studentessa con disabilità intellettiva che non comprende l’urgenza di ciò che sta accadendo e si rifiuta di muoversi.
Questi non sono scenari estremi o improbabili. Sono situazioni che si verificano nelle scuole italiane ogni volta che le prove di evacuazione vengono condotte con la serietà necessaria, e che in un’emergenza reale si presentano con un’intensità e una complessità molto superiori a quelle della simulazione. Il fatto che spesso non emergano nelle prove è in parte perché le prove sono prevedibili — gli studenti sanno che sta per suonare l’allarme, i docenti sono avvisati, il livello di stress è artificialmente basso — e in parte perché in molte scuole il Piano di Evacuazione non ha ancora integrato in modo sistematico la gestione degli studenti con disabilità come una componente strutturale della pianificazione, ma la tratta come un’appendice, una nota a margine, un “si vedrà caso per caso”.
Il caso per caso, in un’emergenza reale, non esiste. Esiste solo ciò che è stato pianificato, esercitato e interiorizzato prima che l’emergenza accada.
Il quadro normativo: cosa dice la legge e cosa non dice
Il riferimento normativo primario per la gestione delle emergenze nelle scuole è il D.Lgs. 81/2008, che impone al datore di lavoro — e quindi al dirigente scolastico — di elaborare un Piano di Emergenza che tenga conto di tutte le persone presenti nell’edificio, incluse quelle con mobilità ridotta o con altre disabilità. Il D.M. 3 settembre 2021, che ha rinnovato profondamente la disciplina della prevenzione incendi nei luoghi di lavoro, dedica attenzione specifica alle misure compensative per gli occupanti con disabilità, introducendo il concetto di strategia antincendio personalizzata per i lavoratori con disabilità e, per estensione, per tutti gli occupanti che necessitano di assistenza.
La norma tecnica UNI 11611:2016, specificamente dedicata alla gestione della sicurezza antincendio per le persone con disabilità negli edifici, fornisce indicazioni operative preziose che vanno oltre il generico obbligo normativo e entrano nel merito delle soluzioni da adottare. Il concetto chiave introdotto da questa norma è quello del Piano di Emergenza Individuale — chiamato in inglese PEEP, Personal Emergency Evacuation Plan — che rappresenta lo strumento attraverso cui la pianificazione generale dell’evacuazione si declina in misure specifiche per ciascuno studente o lavoratore con disabilità.
Ciò che la normativa dice con chiarezza è che non è sufficiente prevedere che “qualcuno aiuterà” le persone con disabilità durante l’evacuazione. Occorre identificare chi le aiuterà, come le aiuterà, con quali strumenti, lungo quale percorso alternativo, e dove si recheranno nell’attesa che i soccorsi permettano la loro uscita dall’edificio qualora questa non fosse immediatamente possibile. Tutto questo deve essere scritto, condiviso con le persone interessate e con i loro familiari, esercitato periodicamente e aggiornato ogni volta che cambia la situazione — un nuovo studente con disabilità, un cambio di aula, la modifica di un percorso di evacuazione.
I profili di bisogno: capire prima di pianificare
Uno degli errori più comuni nella pianificazione dell’evacuazione per gli studenti con disabilità è trattare “la disabilità” come una categoria omogenea, come se tutti gli studenti con disabilità avessero gli stessi bisogni e richiedessero le stesse soluzioni. La realtà è molto più complessa e molto più articolata, e una buona pianificazione parte sempre da una comprensione precisa del profilo di bisogno di ciascuno studente specifico.
Gli studenti con disabilità motoria che utilizzano la carrozzina rappresentano il caso che più immediatamente si associa all’evacuazione in una scuola pluripiano: la scala è una barriera fisica insuperabile senza ausili specifici. Ma anche all’interno di questa categoria esistono differenze significative. Uno studente con disabilità motoria che ha piena autonomia del tronco e degli arti superiori può collaborare attivamente alla propria evacuazione, può trasferirsi autonomamente dalla carrozzina a una sedia di evacuazione, può comunicare le proprie esigenze. Uno studente con disabilità motoria più severa che coinvolge anche gli arti superiori o il controllo posturale necessita di un supporto molto più complesso, richiede più persone per il trasferimento, ha bisogno di strumenti di evacuazione adeguati al suo specifico profilo posturale.
Gli studenti con disabilità visiva grave si trovano in una situazione di vulnerabilità diversa ma ugualmente seria. In condizioni normali, questi studenti hanno interiorizzato i percorsi abituali dell’edificio scolastico e si muovono con sicurezza. In un’evacuazione, tutto cambia: il rumore anomalo, la presenza di persone che si muovono in modo insolito, la possibile presenza di fumo o di oscuramento dell’illuminazione, la necessità di seguire un percorso diverso da quello abituale o di attraversare zone che non si conoscono bene. Lo studente con disabilità visiva grave ha bisogno di una guida fisica dedicata che lo accompagni per tutto il percorso, che gli comunichi verbalmente ciò che sta accadendo, che lo mantenga orientato nello spazio. Non è sufficiente dirgli di seguire il gruppo: il gruppo non si vede, e il rumore del gruppo può disorientare più che guidare.
Gli studenti con disabilità uditiva grave pongono un problema che spesso viene sottovalutato: il sistema di allarme acustico, che è il principale strumento di attivazione dell’evacuazione, non li raggiunge. Se non sono presenti sistemi di allarme visivi — luci lampeggianti — o se queste luci non sono posizionate in modo da essere percepite anche da chi è seduto in qualsiasi punto dell’aula, questi studenti potrebbero non rendersi conto che l’evacuazione è in corso fino a che non vedono gli altri compagni alzarsi e uscire. In alcune situazioni — uno studente con disabilità uditiva che si trova in bagno, in un locale separato, o che ha la testa china sul banco in un angolo — il ritardo può essere significativo. Il Piano di Evacuazione Individuale per questi studenti deve prevedere chi ha la responsabilità di raggiungerli fisicamente per comunicare l’allarme.
Gli studenti con disturbo dello spettro autistico rappresentano forse la situazione più complessa da gestire, perché le variabili in gioco sono moltissime e altamente individuali. Per molti di questi studenti, il suono della sirena di allarme — ad alta intensità, improvviso, inatteso — è un’esperienza sensoriale di forte impatto che può scatenare reazioni di panico, di blocco, di fuga non orientata, di aggressività difensiva. La risposta allo stress non è sempre la collaborazione che sarebbe necessaria per un’evacuazione ordinata: può essere il contrario, il rifiuto, la chiusura, il tentativo di allontanarsi dai compagni invece che con i compagni. L’adulto di riferimento per questo studente — tipicamente il docente di sostegno o un collaboratore scolastico designato — deve essere formato non solo sulle procedure di evacuazione ma sulle strategie specifiche per comunicare con quello studente specifico in una situazione di alta intensità emotiva, per ridurre il sovraccarico sensoriale, per guidarlo verso l’uscita in modo che lui possa seguire.
Gli studenti con disabilità intellettiva presentano un profilo di bisogno che dipende molto dal grado di funzionamento intellettivo e dalla capacità di comprendere situazioni inusuali. Alcuni studenti con disabilità intellettiva lieve possono essere formati, con un lavoro specifico e ripetuto nel tempo, a comprendere cosa significhi la sirena di allarme e come comportarsi. Altri studenti, con disabilità intellettiva più severa, potrebbero non essere in grado di generalizzare l’addestramento a una situazione reale di emergenza, potrebbero reagire con paura e resistenza, potrebbero non capire perché devono lasciare la scuola in fretta. Anche in questo caso, la pianificazione individuale e la presenza di un adulto di riferimento formato sono condizioni non negoziabili.
I luoghi sicuri di attesa: il concetto di area di rifugio
Una delle soluzioni più importanti che la normativa e la tecnica hanno sviluppato per gestire l’evacuazione degli occupanti con disabilità negli edifici pluripiano è il concetto di area di rifugio — in inglese refuge area o place of relative safety. Si tratta di uno spazio all’interno dell’edificio, separato dalle vie di esodo principali da elementi costruttivi con caratteristiche di resistenza al fuoco, dotato di comunicazione con l’esterno, in cui le persone che non possono utilizzare le scale possono attendere in sicurezza relativa l’arrivo dei soccorsi.
Il concetto di area di rifugio non è una resa di fronte all’impossibilità di evacuare tutti contemporaneamente: è una soluzione tecnica che riconosce la realtà e la gestisce razionalmente. In un edificio pluripiano, evacuare una persona in carrozzina tramite le scale richiede tempo, risorse umane significative e attrezzature specifiche. Fare questo durante un’evacuazione generale, con centinaia di studenti che si muovono contemporaneamente verso le uscite, è pericoloso sia per la persona che viene evacuata sia per gli altri occupanti. L’area di rifugio permette di separare questi flussi: la massa degli occupanti evacua rapidamente tramite i percorsi ordinari, mentre le persone con disabilità motoria attendono in sicurezza un soccorso dedicato e specializzato.
L’area di rifugio deve essere identificata nel Piano di Emergenza, conosciuta dagli studenti che la utilizzeranno e dai loro accompagnatori, dotata di un sistema di comunicazione con il punto di raccolta esterno e con i soccorritori, e verificata periodicamente per assicurarsi che non sia stata occupata da materiali o arredi che ne riducano la fruibilità. Il collaboratore scolastico o il docente che accompagna lo studente nell’area di rifugio non lo abbandona lì: rimane con lui, lo rassicura, comunica con l’esterno, e assicura il collegamento tra lo studente e i soccorritori quando questi arrivano.
Le sedie di evacuazione: strumenti essenziali che molte scuole non hanno
Le sedie di evacuazione — dispositivi progettati specificamente per trasportare persone con mobilità ridotta lungo le scale in condizioni di sicurezza — sono uno degli strumenti più efficaci e più sottoutilizzati nella gestione dell’evacuazione degli studenti con disabilità. Funzionano attraverso un sistema di pattini o cingoli che scorrono sui gradini, permettendo a una sola persona addestrata di trasportare una persona adulta lungo una scala in modo controllato e senza rischio di caduta.
Non sono uno strumento di utilizzo intuitivo: richiedono formazione specifica, non sono adatte a qualsiasi tipo di scala, e il loro utilizzo efficace dipende dalla conoscenza della morfologia specifica della persona che deve essere trasportata. Uno studente che ha una buona tonicità muscolare del tronco si stabilizza diversamente sulla sedia di evacuazione rispetto a uno studente con ipotonia severa che non riesce a mantenere la posizione seduta senza supporto. Questa diversità deve essere tenuta in considerazione nella scelta dello strumento e nella formazione degli addetti.
Il fatto che molte scuole italiane non dispongano di sedie di evacuazione — o che ne abbiano una sola per un edificio che ospita più studenti con disabilità motoria su piani diversi — è una lacuna che il dirigente scolastico ha il dovere di rilevare nella valutazione del rischio e di segnalare all’ente proprietario dell’edificio come carenza strutturale da colmare. Non è sufficiente avere le persone disposte ad aiutare: occorre avere gli strumenti per farlo in sicurezza.
La formazione degli addetti: sapere non basta, bisogna saper fare
Tutta la pianificazione del mondo non vale nulla se le persone che devono attuarla non sono formate in modo adeguato. La formazione degli addetti alla gestione degli studenti con disabilità durante l’evacuazione non si esaurisce nella conoscenza delle procedure: deve includere la componente pratica, la simulazione, la ripetizione fino al raggiungimento di un livello di competenza che sia affidabile anche sotto stress.
I collaboratori scolastici designati come addetti all’evacuazione degli studenti con disabilità devono sapere come utilizzare la sedia di evacuazione in modo sicuro, come effettuare un trasferimento di persona da una carrozzina a un altro sedile senza rischi per nessuno dei due, come comunicare efficacemente con uno studente non verbale o con uno studente in stato di panico. Devono conoscere le caratteristiche individuali di ogni studente con disabilità presente nell’edificio — le sue esigenze posturali, i suoi trigger comportamentali, le sue modalità comunicative preferite, le sue risorse e le sue limitazioni in situazioni di stress.
Il docente di sostegno ha in questo contesto un ruolo di conoscenza privilegiata dello studente che deve essere valorizzata nella pianificazione: nessuno conosce meglio di lui o lei come quello studente reagisce alle situazioni inattese, cosa lo aiuta a calmarsi, cosa lo agita ulteriormente, come comunicargli in modo efficace quando le parole normali non bastano. Questa conoscenza deve essere formalizzata nel Piano di Evacuazione Individuale e condivisa con tutti gli adulti che potrebbero trovarsi ad assistere quello studente durante un’emergenza — perché il docente di sostegno potrebbe essere assente nel giorno in cui l’emergenza accade, e chi lo sostituisce deve avere le stesse informazioni.
Il coinvolgimento dello studente e della famiglia
C’è una dimensione della pianificazione dell’evacuazione per gli studenti con disabilità che viene spesso trascurata e che invece è fondamentale: il coinvolgimento diretto dello studente e della sua famiglia nella costruzione del Piano di Evacuazione Individuale. Questo coinvolgimento non è solo un atto di rispetto verso la persona — che pure è importante — ma è anche la condizione per costruire un piano che funzioni davvero.
I genitori di uno studente con disabilità conoscono aspetti del loro figlio che la scuola può non avere ancora osservato: le sue reazioni specifiche al rumore improvviso, le strategie che funzionano per calmarlo in situazioni di panico, i movimenti che causano dolore o disagio fisico, le posizioni che può mantenere e quelle che non può. Lo studente stesso, nella misura in cui è in grado di partecipare a questa riflessione, può comunicare le proprie paure, le proprie preferenze, i propri bisogni. Costruire il piano con lui invece che per lui non è solo pedagogicamente più corretto: è praticamente più efficace, perché uno studente che ha capito cosa succederà e si sente parte della soluzione collabora molto meglio durante l’emergenza di uno studente che viene semplicemente portato via senza capire perché.
La verifica attraverso le prove: la simulazione che deve essere vera
Le prove di evacuazione nelle scuole sono obbligatorie per legge — almeno due all’anno — ma la loro qualità varia enormemente. In molte scuole vengono condotte in modo da minimizzare il disturbo alla didattica e massimizzare la rapidità di svolgimento: l’allarme suona, tutti escono in modo ordinato, si conta la testa, si rientra. In questo tipo di prova, la gestione degli studenti con disabilità è spesso semplificata o saltata del tutto, con motivazioni che vanno dal “non vogliamo stressarli inutilmente” al “è solo una prova, non serve che simuliamo anche questa parte”.
Questa semplificazione è un errore che ha conseguenze reali. Le prove di evacuazione esistono precisamente per identificare i problemi prima che si verifichino in un’emergenza vera — per scoprire che la sedia di evacuazione non è dove si pensava, che il collaboratore designato non sa come usarla, che lo studente con disturbo dello spettro autistico ha una reazione molto più intensa di quella prevista al suono della sirena, che il percorso alternativo identificato per l’utente di carrozzina è bloccato da un armadio spostato da qualche settimana. Se queste cose non vengono scoperte nella prova, vengono scoperte nell’emergenza — e nell’emergenza non c’è tempo per rimediare.
Una prova di evacuazione che includa davvero la gestione degli studenti con disabilità richiede una preparazione più attenta, deve essere comunicata in anticipo agli studenti con disabilità e alle loro famiglie in modo adeguato, deve essere condotta con la presenza di tutti gli addetti designati, e deve essere seguita da una valutazione critica che identifichi le carenze e le traduca in azioni correttive concrete. Non è un appesantimento burocratico: è il funzionamento corretto di un sistema di sicurezza che deve essere affidabile quando conta.
Conclusione: la dignità come criterio di progettazione
Tutto ciò che riguarda la gestione degli studenti con disabilità durante un’evacuazione — la pianificazione individuale, la formazione degli addetti, gli strumenti specifici, le prove realistic — può essere letto come un insieme di adempimenti normativi da soddisfare. Ma c’è un modo più profondo e più vero di leggere questa materia, ed è quello della dignità come criterio di progettazione.
Uno studente con disabilità che frequenta una scuola ha il diritto di farlo sapendo che, se qualcosa va storto, qualcuno si è preso la responsabilità di pensare a come portarlo in salvo — non in modo generico, non come categoria, ma lui specificamente, con le sue caratteristiche specifiche, i suoi bisogni specifici, il suo nome. Questo è ciò che distingue una scuola che ha pensato davvero all’inclusione da una scuola che la pratica solo nelle condizioni normali. L’inclusione vera si misura anche — e forse soprattutto — in come una comunità scolastica si prende cura dei suoi membri più vulnerabili nel momento in cui le condizioni smettono di essere normali.
Un Piano di Emergenza che include davvero tutti non è solo un documento più completo: è la prova che quella scuola considera davvero tutti i suoi studenti come propri, incondizionatamente, anche quando prendersi cura di loro richiede uno sforzo in più.
Videocorso DSGA, Dirigenti scolastici e tecnici, Docenti, Antincendio e Sicurezza
Ascolta il podcast “La voce del preside”
Ascolta “La voce del preside” su Spreaker.
Audio Lezioni sulla Pedagogia e organizzazione della scuola del prof. Gaudio
Ascolta “Pedagogia e organizzazione della scuola” su Spreaker.





