Giorgio Caproni, Congedo del viaggiatore cerimonioso

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Introduzione alla poesia
Giorgio Caproni, Congedo del viaggiatore cerimonioso (da Congedo del viaggiatore cerimonioso & altre prosopopee, 1965)
esordisce alla fine degli anni ’30: fin dall’inizio si colloca al di fuori della dimensione ermetica → poesia essenziale
Qualcosa comincia a cambiare negli anni ’50 con Il passaggio ad Enea
→ forma del poemetto, di misura ampia e discorsiva
→ recupero del sonetto: vengono chiamati ‘sonetti monoblocco’ per eliminazione delle divisioni fra quartine e terzine
     e forte uso di enjambement
Altra raccolta è I semi del piangere
→ richiama la figura della madre
→ canzonette con versi e rime facili
→ questa raccolta costituisce il punto d’approdo della fase centrale della poesia di Caproni: processo di uscita dai
     territori della lirica tradizionale viene portato a pieno compimento
  • Situazione enunciativa:
È un testo anomalo rispetto a quelli visti fino ad adesso: non siamo legittimati a dire che il viaggiatore sia il poeta
Nella raccolta ci sono una serie di personaggi che di volta in volta prendono la parola e conducono il loro monologo → sono personaggi a cui il poeta concede la parola(qui il viaggiatore)
esce dal campo della lirica:  è un monologo drammatico (Amici: si riferisce ad un uditorio) → parla solo lui,
     ma è circondato da personaggi
→ spiccata attenzione alla parte gestuale che il viaggiatore compie viaggiando
  • Situazione rappresentata:
Forte commistione oppositiva di:
  • elementi di vividezza narrativa → rappresentazione realistica
→ dello spazio: scena all’interno del treno con grandi dettagli spaziali
→ dei personaggi: prima inseriti in un insieme (amici, vi dovrò, con voi, vogliatemi, vi sono grato, IV strofa)
     poi sono dati elementi individualizzanti (dottore, ragazzina smilza, militare, sacerdote)
  • di rarefazione scena → rappresentazione allegorica:
→ dello spazio: tutto ciò che è fuori dal treno è avvolto nella nebbia
→ dei personaggi: ciascuno rappresenta un campo umano (conoscenza, amore, virtù sociale, religione)
     che la strofa successiva sembra riprendere ad eccezione del militare → i personaggi sono messi in scena
     come allegorie ma anche nella loro individualità
Il congedo che il personaggio prende nei confronti della loro personalità è anche congedo dalla vita
→ forse non proprio un suicidio o un ingresso nella morte, ma in una situazione di ‘premorte’
→ dimensione dia  ambivalenza attraversa il testo a tanti livelli
Rapporto tra io e altri è tema centrale
reiterate richieste di scusa: formule di cortesia ma tradiscono una distanza fra il soggetto e gli altri
→ esistere è già infastidire gli altri
→ descrive scene di conversazione presentate con ambivalenza: chiama amici dei personaggi che ha
     incontrato nel treno! → dimensione di precarietà come garanzia di accesso a una dimensione di affidabilità, è
     l’occasione di massima sincerità → occasione ideale anche per il massimo di falsificazione di sé
→ la parola non necessariamente rimanda alla realtà
→ in che cosa consiste la vera bellezza del parlarsi allora? → così bello confondere i volti: ogni interazione
     verbale è occasione per superare la soggettività e portare pezzi di alterità nella soggettività.
Poesia che programmaticamente si propone di uscire dal lirismo, nel momento in cui il mio io può essere fuso con altre alterità
  • Metrica:
Forma di anisosillabismo:
→ divisione in strofe non è regolare, ma sono strofe persistenti e vi è uso sistematico della rima, anche rime facili, desinenziali. Di fatto, è ripresa novecentesca – per cui molto libera- della struttura della canzonetta, caratterizzata da ritmicità. Forte lavoro sull’uso delle pause intonative (da Ungaretti)-> lettore è quasi costretto alla lettura continua ma anche continua pausazione.
Prosopopea = figura che si attua quando viene data voce a una entità inanimata → Caproni non lascia questa figura ridotta all’ambito della retorica classica → cosa vuol dire lui chiamandola così?
→ il titolo è importante da tenere presente per definire la situazione narrativa
→ da un lato la soggettività del poeta anima e dà vita a queste figure che non hanno un soggettività propria: alcuni
     personaggi in questo libro sembrano non avere un passato, altri invece presentano alcuni caratteri autobiografici
→ questi personaggi possono essere letti come delle possibilità diverse di essere io, possibilità che Caproni avrebbe
     voluto attuare per sé ma non ne ha avuto il coraggio
→ è una delle risposte più significative alla crisi del paradigma lirico che è tipico degli anni ’60
Testo della poesia

Amici, credo che sia

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meglio per me cominciare

a tirar giù la valigia.

Anche se non so bene l’ora

d’arrivo, e neppure  5

conosca quali stazioni

precedano la mia,

sicuri segni mi dicono,

da quanto m’è giunto all’orecchio

di questi luoghi, ch’io  10

vi dovrò presto lasciare.

 

Vogliatemi perdonare

quel po’ di disturbo che reco.

Con voi sono stato lieto

dalla partenza, e molto  15

vi sono grato, credetemi,

per l’ottima compagnia.

 

Ancora vorrei conversare

a lungo con voi. Ma sia. 

Il luogo del trasferimento  20

lo ignoro. Sento

però che vi dovrò ricordare

spesso, nella nuova sede,

mentre il mio occhio già vede

dal finestrino, oltre il fumo  25

umido del nebbione

che ci avvolge, rosso

il disco della mia stazione.

 

Chiedo congedo a voi

senza potervi nascondere,  30

lieve, una costernazione.

Era così bello parlare

insieme, seduti di fronte:

così bello confondere

i volti (fumare,  35

scambiandoci le sigarette),

e tutto quel raccontare

di noi (quell’inventare

facile, nel dire agli altri),

fino a poter confessare  40

quanto, anche messi alle strette,

mai avremmo osato un istante

(per sbaglio) confidare. 

 

(Scusate. E’ una valigia pesante

anche se non contiene gran che:  45

tanto ch’io mi domando perché

l’ho recata, e quale

aiuto mi potrà dare

poi, quando l’avrò con me.

Ma pur la debbo portare,  50

non fosse che per seguire l’uso.

Lasciatemi, vi prego, passare. Ecco.

Ora ch’essa è

nel corridoio, mi sento

più sciolto. Vogliate scusare). 

 

Dicevo, ch’era bello stare

insieme. Chiacchierare.

Abbiamo avuto qualche

diverbio, è naturale.

Ci siamo – ed è normale  60

anche questo- odiati

su più d’un punto, e frenati

soltanto per cortesia.

Ma, cos’importa. Sia

come sia, torno  65

a dirvi, e di cuore, grazie

per l’ottima compagnia.

 

Congedo a lei, dottore,

e alla sua faconda dottrina.

Congedo a te ragazzina  70

smilza, e al tuo lieve afrore

di ricreatorio e di prato

sul volto, la cui tinta

mite è sì lieve spinta.

Congedo, o militare  75

(o marinaio! In terra

come in cielo ed in mare)

alla pace e alla guerra.

Ed anche a lei, sacerdote,

congedo, che m’ha chiesto s’io  80

(scherzava!) ho avuto in dote

di credere al vero Dio.

 

Congedo alla sapienza

e congedo all’amore.

Congedo anche alla religione.  85

Ormai sono a destinazione.

 

Ora che più forte sento

stridere il freno, vi lascio

davvero, amici. Addio.

Di questo, son certo: io  90

son giunto alla disperazione

calma, senza sgomento.

 

Scendo. Buon proseguimento.

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