Giostra di trasferimenti dal sud a Milano

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Prof dal Sud, ma solo il 6% prende la residenza

Il giornale – 15 settembre 2009

di Pietro Vernizzi

 

Dopo la caccia alla cattedra a Milano, la grande fuga per tornare al Sud. Sono solo il 6,6 per cento i professori meridionali che, una volta assunti nelle scuole del capoluogo lombardo, passano dall’anagrafe per cambiare residenza. Un dato che documenta come la maggior parte di essi non pensi minimamente di fermarsi a lungo al Nord, puntando invece a tornare il più presto possibile nella loro regione d’origine. Stando ai numeri forniti dall’anagrafe di Palazzo Marino, dal 2005 a oggi gli insegnanti provenienti dal Sud che hanno chiesto di prendere la residenza a Milano sono stati soltanto 867, cioè 173 all’anno. Solo una piccola parte di quelli che hanno trovato lavoro nelle scuole statali della città, pari a 13.210 tra l’anno scolastico 2004/2005 e il 2008/2009. E se in 10.500 casi si trattava di supplenze, altri 2.710 docenti meridionali sono stati assunti in pianta stabile. Anche supponendo che nessuno dei precari abbia deciso di prendere la residenza a Milano, tra i professori immessi a tempo indeterminato lo ha fatto meno di uno su tre.

In media infatti, secondo quanto calcolato dai sindacati, è stato assegnato a docenti provenienti dal Sud Italia il 70 per cento delle cattedre lombarde. Nel Comune di Milano ogni anno si parla di 542 posti di ruolo su 775 e 2.100 supplenze su 3mila. Grazie ai dati dell’anagrafe, è possibile stabilire anche una classifica delle regioni meridionali da cui è giunto il maggior numero di docenti. Tra quelli che hanno scelto di prendere la residenza a Milano, la principale provenienza è la Sicilia. Contano cifre consistenti, nell’ordine, anche Campania, Puglia e Calabria. Più contenuti invece i numeri di Abruzzo, Basilicata, Sardegna e Molise. E se tra i docenti del Sud le cattedre del capoluogo lombardo sono gettonatissime, i professori milanesi invece scappano dalla città. In cinque anni ben 1.251 hanno chiesto di essere cancellati dall’anagrafe comunale per andare ad abitare in altri centri della Lombardia. Sommando tutte le regioni del Nord si arriva a quota 1.625.

Un dato che per Marco Bianchi, segretario generale aggiunto della Cisl Scuola Lombardia, «è legato all’elevato costo della vita nel capoluogo lombardo, all’origine anche della tendenza dei professori meridionali a tornare appena possono nella loro regione d’origine. Non ci sono dubbi sul fatto che la girandola del cambio dei docenti crei problemi alle classi e agli studenti. Anche se quando un insegnante è assunto a tempo indeterminato, per tre o quattro anni può chiedere di trasferirsi solo in casi eccezionali». Mentre per Pippo Frisone, della Flc Cgil, «il flusso dei docenti che dal Sud si trasferiscono nella nostra città si spiega semplicemente con il fatto che i milanesi preferiscono svolgere altri lavori o insegnare nelle scuole private. Dove si crea un vuoto qualcuno lo riempie».

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