Herzt

HEINRICH RUDOLPH HERTZ

Nel 1888 riuscì per la prima volta a produrre e a rivelare le onde di cui Maxwell aveva previsto l’esistenza.
Secondo la teoria, le onde elettromagnetiche avrebbero dovuto essere prodotte dalle oscillazioni di cariche lungo un circuito e a quel tempo l’unico apparecchio capace di realizzare queste oscillazioni era la bobina a induzione, che produce elevate forze elettromotrici indotte per brevissimi intervalli di tempo.
Hertz collegò la bobina a un conduttore, detto spinterometro, formato da due aste metalliche allineate, poste a distanza regolabile, che terminavano con due sferette separate da un breve spazio vuoto. Quando la bobina entrava in funzione, le cariche venivano messe in rapida oscillazione lungo lo spinterometro ed il loro moto era rivelato dalle scintille che scoccavano fra le sferette.
Per rivelare le onde elettromagnetiche così prodotte Hertz utilizzò un secondo spinterometro a forma di spira all’interno del quale, secondo le sue previsioni, le cariche avrebbero dovuto oscillare sotto l’azione delle onde elettromagnetiche prodotte dal primo spinterometro. Come previsto, ogni volta che il primo spinterometro entrava in funzione, una debole scintilla, visibile nell’oscurità con l’aiuto di una lente, scoccava fra le sferette dello spinterometro “ricevente”: le onde di Maxwell erano un a realtà.
Negli anni successivi Hertz studiò la propagazione delle onde elettromagnetiche e trovò che si comportano come la luce: vengono riflesse dai corpi solidi (particolarmente dai conduttori), e rifratte dai prismi di vetro, di paraffina o di altre sostanze isolanti. Presentano fenomeni di diffrazione quando passano attraverso una fenditura praticata in uno schermo e sono soggette a tutti i fenomeni di interferenza; in particolare, possono dare origine a onde stazionarie. In seguito si scoprì che possono essere polarizzate in un certo piano. Infine, nonostante la grande difficoltà dell’esperimento, Hertz riuscì anche a misurare la loro velocità di propagazione e trovò esattamente la velocità della luce, in pieno accordo con la teoria.