I cento giorni

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Sono cento e li dimostrano tutti. Sono giorni di attesa e di angoscia, di timori e insofferenza, giorni del dolore e della rabbia. Siamo al fronte senza difese, camici bianchi e tute impenetrabili fanno schermo ad un’aria greve e inquinata. Strade e deserto, città chiuse da un tempo immobile e lontano, istantanee della vita che si è fermata. I cento giorni sono grani di un rosario recitato sommessamente, una lenta cantilena che scava pian piano nel presente irreale un vuoto abisso di domande, misteri da sciogliere per emergere e non soffocare. Lontani ma vicini inventiamo una nuova vita, crediamo di perdere per poi avere una rivincita, siamo fragili anche se vogliamo apparire forti. L’ottimismo della volontà scuote i pensieri tristi, diventa scudo per un futuro indefinito che concretizza il prima e il dopo di un tempo senza tempo. Sono cento i giorni passati ad aspettare una primavera tardiva, ce ne saranno altri a ricordarci che non siamo più come prima, che forse è arrivato il momento di cambiare il presente per poter credere nel futuro. L’orizzonte di un nuovo giorno può farci aprire gli occhi su nuove strade, quelle strade dove il silenzio è diventata una presenza costante, il filo sottile che ancora ci lega alla vita e al suo divenire. È un atto di fede che indica nella resurrezione il cambiamento e la trasformazione, il nuovo che aspetta di essere svelato, la verità verso la quale dobbiamo tendere, con coraggio e determinazione.

Laura Alberico

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