I dieci anni di Cesano Boscone

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A Don Savino, a Cesano Boscone dal 1978 al 1988, viene affidato il compito di coadiutore, con particolari responsabilità sui giovani, mentre Don Fidelmo segue i bambini dell’oratorio. Nasce così la Comunità giovanile, un gruppo che seguendo Don Savino, conosce e incontra anche l’esperienza di Comunione e liberazione, cui ciascuno può aderire liberamente, indipendentemente dalla partecipazione alle attività della parrocchia, che è comunque un’altra cosa. Don Savino tiene molto ai suoi giovani: li difende e li protegge con affetto da qualsiasi pregiudizio o perplessità. Questo non vuol dire che Don Savino si chiuda in un circolo chiuso: infatti questo prete, sempre molto determinato, è capace di parlare e dialogare con tutti. È fermo e certo di quello che ha incontrato, ma senza nessuna chiusura: per questo non ammette che gli altri abbiano dei pregiudizi sulla sua esperienza, perché lui non ne ha su quella degli altri. Molti giovani Don Savino li incontra anche a scuola, poiché insegna religione nell’ Istituto Tecnico Commerciale dell’ Omnicomprensivo di Corsico (intitolato poi a Falcone).
Essenziale nelle celebrazioni, con una capacità nelle sue prediche di farsi capire da tutti, di andare subito al cuore delle questioni che toccano la vita di ogni giorno. Non è un santo, ed è capace di farsi valere sempre, sbottando con una certa asprezza all’occorrenza, ma è uno che vuole bene alla chiesa, e alla gente. E questo fa breccia. Nasce così una presenza significativa in tutti gli ambiti cittadini, nella cultura e nella società più che nella politica. Infatti è con Salvatore Indino, trasferitosi da Bresso, che si crea un legame duraturo, che  è alla base della valorizzazione e ristrutturazione del cinema parrocchiale.
Nel 1980 i ragazzi di Don Savino mettono mano a un progetto straordinario. La festa patronale non c’era, e, grazie alla generosità dei giovani che fanno i turni di notte per sorvegliare le strutture, e grazie alla guida spirituale di Don Savino dal 1980 è una bella realtà, che si è evoluta, e che è diventata negli anni la festa di tutto un paese, anche se, come ho ricordato, all’inizio era una proposta della Comunità giovanile che voleva giocare se stessa nel rapporto  con la città, una città viva, come recita lo slogan del Centro culturale che nasce sempre in quegli anni. La comunità Giovanile è ben presto diventata adulta, perché quei dieci anni sono volati, e quindi quei giovani, non avendo più Don Savino con loro, si sono trovati davanti alla scelta se mollare tutto, o continuare il cammino con una responsabilità accresciuta. Quasi tutti hanno preso questa seconda strada, dimostrando così che Savino è venuto a Cesano non per portare se stesso, ma per far conoscere quelli che erano dei maestri anzitutto per lui, (primo fra tutti Don Giussani) e poi lo sono diventati per molti di quei giovani.

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