Il coraggio di affrontare a testa alta le conseguenze delle scelte altrui

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Quando comunichiamo dal Regno Unito all’Italia e viceversa, bisogna tener presente una differenza sostanziale:

Il problema che preme la maggior parte di voi è non essere contagiati, contenere e ridurre i casi di contagio.

Nel Regno Unito hanno affrontato questa cosa partendo dal presupposto dell’immunità di gregge e non prendendo di conseguenza misure. Anche ora che sono state prese, i paradossi che leggerete anche in questa bacheca dimostreranno con quanta leggerezza il problema del contagio viene ancora preso. Super esposti sono medici, infermieri, lavoratori chiave delle forze dell’ordine, dei supermarket, di tutte le mansioni utili che lavorano in gran parte senza alcuna mascherina o che a casa abbracciano figli che, almeno fino ad oggi, mi risulta andassero ancora a scuola.

Quindi da noi il problema è superare bene il contagio, non quello di prendersi l’infezione… in luoghi come Londra è matematicamente impossibile non essersela presa, semmai come asintomatico.

Se da voi abbondano i post sulla prevenzione, da noi essi servono per chi non ha sintomi e non sa se è positivo o negativo, per le categorie vulnerabili ed ad alto rischio che stanno pregando il cielo di non essere stati contagiati.

Altrimenti, ed è uno dei punti fondamentali su cui si fonda il gruppo messo su la scorsa settimana, il focus è dare informazioni su quelli che noi chiamiamo I SINTOMI DI ALLARME, ovvero, a contagio avvenuto e sviluppato, dare informazioni per dare alla gente una chiara linea guida e vivere i sintomi lievi SENZA INTASARE LE LINEE TELEFONICHE, imparando a monitorarsi, anche attraverso il nostro aiuto (si fanno videochiamate ormai) ed a capire quando invece si raggiunge una condizione a rischio lì dove stare a casa, specie se si è soli, diventa pericoloso perché la condizione potrebbe peggiorare da un momento all’altro.

Noi viviamo questo. Il virus che tanti di voi (giustamente) temono, noi sappiamo che è probabile che lo si debba passare. Abbiamo famiglie intere a casa con sintomi leggeri, anche con più bambini. E si devono esortare, anche con videochiamate, a mantenere la calma… perché, nelle emergenze, intasare le linee telefoniche o chiedere soccorso quando non è (ancora) il caso è un atto irresponsabile che può costare la pena o la vita addirittura a qualcun altro.

Cerchiamo allora dalle esperienze altrui di imparare quando veramente una preoccupazione è seria al punto da richiedere attenzione, e quando invece non lo è.

I medici sono degli eroi, lo si è detto e lo dobbiamo dire forte: loro affrontano il virus in prima linea. Ricordatevi però che chi lascerà la vita qui è stato messo in prima linea, costretto a dover credere che ne valeva la pena e che serviva per organizzarsi per la vera botta. Tra un po’ vedrete i numeri di questo risultato. Mi auguro con tutto il cuore che perlomeno la nostra comunità di Italiani sparsa nel Regno Unito, fatta solitamente di persone relativamente giovani, riesca a resistere al meglio che le sarà possibile.

Giungono conferme di un lieve calo della crescita in Lombardia. Da qui, tutta l’ammirazione per il vostro sforzo: siete per noi una luce ed una speranza…

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