Il cristianesimo e la cultura pagana

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Il cristianesimo e la cultura pagana
Il cristianesimo si diffonde in un periodo di grande fervore, in cui la religione pagana era già messa in crisi dal diffondersi di culti misterici (Iside, Mitra) e filosofie che pongono l’accento sul controllo del proprio animo e sulla dimensione spirituale (stoicismo e neoplatonismo)
Il cristianesimo e la cultura pagana
In particolare con il neoplatonismo si verifica un duplice rapporto: da una parte il diffondersi del cristianesimo favorì la nascita di questa corrente filosofica, dall’altra il neoplatonismo suggerì poi ai Padri della Chiesa (soprattutto ad Aurelio Agostino) i capisaldi della filosofia cristiana, cioè:
Dio è all’origine di tutti i fenomeni e dell’universo intero
il mondo materiale (corpo) è fortemente distinto dal mondo immateriale e spirituale (anima)
Rispetto alla cultura 
Il cristianesimo
supera il manicheismo (divisione bene/male) che poggiava sulla visione dualistica della religione mazdeista: non è la coerenza la salvezza ma seguire Gesù, che del resto è amico di molta gentaglia (pubblicani e prostitute)
supera lo spiritualismo (carne/spirito): Gesù è di carne e conferisce serietà alle vicende terrene
Si incontra invece con la filosofia greca: la razionalità del mondo che riflette la razionalità di Dio, in particolare con il neoplatonismo, che immaginava nel cielo un’entità assoluta (l’ Uno) alla base di tutto.
Sin dai primi secoli gli scrittori cristiani dovettero affrontare il problema del rapporto con la tradizione classica, cui, tuttavia, dovevano la loro formazione. Ma la mentalità greco-romana si fondava su concezioni così diverse dai valori del cristianesimo che i cristiani, in un primo tempo, ebbero un atteggiamento di ripulsa. Tuttavia il Cristianesimo, diffondendosi e sviluppandosi nella società greco-romana, non poteva non instaurare un rapporto dialettico con la sua cultura: anche per difendersi dagli attacchi dei Gentili aveva bisogno non solo dei loro strumenti linguistici (il  latino), ma anche delle argomentazioni avvalorate dalla loro tradizione. San Gerolamo, che visse in modo particolarmente drammatico il rapporto con la cultura classica, sostiene la necessità della lettura dei testi pagani e della padronanza della cultura classica. Con Sant’Agostino, affascinato dai classici e appassionato di filosofia (Confessiones, III, 4-7), la questione compie un deciso passo avanti. Nel De doctrina christiana Sant’Agostino afferma che la cultura pagana contiene “precetti morali utilissimi” e persino “alcune verità riguardanti il culto dell’unico Dio”.
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