Il DDL 953: una composizione fuori traccia – di Enrico Maranzana

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Le norme del
disegno di legge sull’autogoverno delle istituzioni scolastiche statali –
versione 6 agosto 2012 – non contengono elementi atti a ammodernare il servizio
.. anzi!
La sterilità
del provvedimento deriva dal fatto che il termine  “
GOVERNARE”, finalità del dispositivo, è
travisato: l’univoco significato, elaborato nei secoli è stato raggirato.
 

L’art. 1 del DDL circoscrive il campo, oggetto
dell’intervento e precisa che “
Gli statuti delle istituzioni scolastiche regolano
l’istituzione, la composizione e il funzionamento degli organi
” da concepire “sulla base del
principio della distinzione tra funzioni di indirizzo, funzioni di gestione e
funzioni tecniche
” [art. 2].
Una riformulazione che intorpidisce IL PRINCIPIO DI
DISTINZIONE
: la netta linea che separa i poteri politici dai
poteri dirigenziali è molto, molto meno visibile rispetto alle formulazioni
canoniche, quasi nascosta. Occultamento che appare in tutta evidenza
confrontandola, ad esempio, con l’art. 37 del decreto legislativo 150/2009: “Le funzioni di indirizzo e
CONTROLLO spettano agli organi di governo, le funzioni di gestione amministrative
spettano alla dirigenza
”.
Una deformazione
voluta? Il comma 3 dell’art. 2, concepito in aperto contrasto con il principio,
confermerebbe l’ipotesi.
Anche il comma 4
dell’art. 3, che attribuisce al solo genitore presidente la responsabilità di “fissare l’ordine del giorno” del
consiglio dell’autonomia, priva il dirigente scolastico di una leva essenziale
per l’esercizio del suo mandato.
Governo e CONTROLLO  sono concetti
inscindibili: le finalità istituzionali possono essere approssimate se,
solamente se si tiene sotto osservazione costante lo stato del
SISTEMA, la sua evoluzione e si  monitorizza il grado di conseguimento degli
obiettivi programmati ai diversi livelli decisionali: i messaggi di ritorno
sono indispensabili al miglioramento dell’
EFFICACIA del servizio.
L’art. 8 del DDL
istituisce “I nuclei di autovalutazione
del funzionamento dell’istituto .. dell’efficacia .. 
anche sulla base dei criteri, degli indicatori nazionali e degli altri
strumenti di rilevazione forniti dall’INVALSI
”. Il FEED-BACK oltre a
non essere previsto è avversato: è abrogata la norma che da mandato al collegio
dei docenti di  “
valutare periodicamente l’andamento
complessivo dell’azione didattica per verificarne l’efficacia in rapporto agli
orientamenti e agli obiettivi programmati, proponendo, ove necessario,
opportune misure per il miglioramento dell’attività scolastica
” [TU 297/94
art. 7 comma 2 lettera d].
Governo, controllo e PROGETTAZIONE sono attività che evolvono in parallelo,
sinergicamente.
Il DPR 275/99 stabilisce che l’autonomia “si sostanzia nella PROGETTTAZIONE e nella realizzazione di interventi di educazione,
formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana
”.
Dal testo della norma si evincono due
pilastri della struttura istituzionale: la dimensione del compito affidato alle
scuole è stata riconosciuta e la conseguente complessità è stata aggredita
applicando le consolidate tecniche d’abbattimento. Il problema generale è stato
scomposto in sottoproblemi, raffinando via .. via per dominare la situazione.
Educazione, formazione, istruzione sono le
etichette assegnate ai diversi ambiti d’intervento. Quale il loro
contenuto? 
L’art. 1 comma a) della legge 53/2003 è
risolutivo:
Ø    
Lo “sviluppo di CAPACITA’ e di COMPETENZE,
generali e specifiche, coerenti con le attitudini e le scelte personali

esplicita il contenuto dell’attività educativa;
Ø    
Il “raggiungimento di elevati livelli culturali
riguarda l’istruzione;
Ø    
l’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro, anche riguardo
alle dimensioni locali, nazionali ed europea
” indica il contesto rispetto
al quale i giovani sono da formare.
Ne consegue che l’autonomia scolastica
implica l’orientamento del SISTEMA alla promozione e allo sviluppo delle
qualità dei giovani, per il loro ingresso in società; finalità da approssimare
attraverso la specificazione dei traguardi che, ai diversi livelli, sono da
conseguire.
Ø    
Il consiglio
dell’autonomia “elabora e adotta gli
indirizzi generali
” esprimendoli per elencazione sotto forma di COMPETENZE
GENERALI;
Ø    
Il consiglio dei
docenti individua le CAPACITA’ che le competenze generali presuppongono e
formula ipotesi per il loro conseguimento;
Ø    
I consigli di classe
rimodulano gli obiettivi indicati dal consiglio dei docenti in funzione delle
singolarità degli studenti con cui interagisce.
L’ATTIVITÀ’ PROGETTUALE è il secondo
pilastro. La scomposizione dei traguardi in obiettivi, il reperimento delle
risorse, la loro organizzazione, la formulazione di ipotesi e l’applicazione di
strategie, il feed-back scandiscono il suo sviluppo.
La progettualità, oltre a caratterizzare i
tre livelli d’indirizzo di cui si è detto, definisce l’ambito d’azione dei
docenti. Essi, ideando e gestendo “occasioni d’apprendimento”,  perseguono sia i traguardi collegialmente
individuati, sia quelli specifici del contesto disciplinare di riferimento.
Il DDL utilizza una terminologia aspecifica, generica che
accontenta tutti ma che non conduce da nessuna parte.
Il DDL propone una visione del servizio scolastico appiattito:
l’insegnamento è l’architrave dell’organizzazione; il comma 1 dell’art. 6
recita: “
Al fine di
programmare le attività didattiche e di valutazione collegiale degli alunni, lo
Statuto disciplina l’attività del Consiglio dei docenti e delle sue
articolazioni
”. Suggerisce
inoltre di delegare “
le
azioni formative ed educative
”, mutuando quanto
concepito “in rete nel territorio, quali
piani formativi territoriali
”.
Se
la commissione cultura avesse operato in ottica progettuale avrebbe rispettato
lo spirito e i vincoli posti dal sistema di regole in cui le scuole vivono.
Avrebbe anche constatato che l’organigramma previsto dal DDL è del tutto
analogo a quella PRESCRITTO dai decreti delegati del 74 e, come un buon padre
di famiglia, avrebbe indagato per individuare e rimuovere le cause che ne hanno
determinato il fallimento.
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