Il fascismo

 

Il fascismo prese piede in Italia all’inizio degli anni venti, mostrandosi come un partito di riferimento per quelle classi sociali che erano rimaste deluse dalla guerra, in particolare le classi medio-borghesi, che vedevano la guerra come una rampa di lancio per la loro ascesa economica, ma che ne rimasero profondamente scottate, in quanto la guerra finì per favorire i grandi industriali.  Il programma del partito non era un programma chiaro e preciso, ma nasceva da una accozzaglia di idee che racchiudevano in sé valori un po di tutti gli schieramenti, i metodi degli “squadroni fascisti” erano violenti e liberticidi, sopprimevano infatti qualsiasi rivendicazione sindacale, e negli anni che seguirono al biennio rosso, in cui le spinte rivoluzionarie sembravano prendere il sopravvento, intraprendevano operazioni punitive contro i rappresentanti comunisti e socialisti, per questo, prima dell’avvento al potere di Mussolini, i partiti conservatori credevano di poter utilizzare gli squadroni fascisti a loro favore. La prima apparizione del partito fascista si ebbe a Milano, nel 1921, ma il risultato alle elezioni fu irrisorio; in un paio danni il partito fascista riuscì a raccogliere intorno a sé sempre più consensi fin quando nel 1923 con “la marcia su Roma” Mussolini fu in grado con un colpo di stato di impossessarsi dei potere, favorito anche dall’appoggio del re; il fascismo, da subito si trasformò in una forza espressamente conservatrice e liberticida.  Il governo, prima con le “leggi fascistissime”, poi con vari decreti legge, esautorò progressivamente il parlamento dalla sua funzione legislativa, e sempre più poteri vennero addossati sulla figura del duce”.  La politica economica del governo fu da subito espressione dei grandi proprietari terrieri e dei grandi industriali; la piccolo-media borghesia vedeva ancora una volta infrante le sue illusioni. Nel 1923 il filosofo Giovanni Gentile , ministro della pubblica istruzione, portava a termine unimportante riforma scolastica che introduceva l’esame di stato anche in Italia, privilegiando i licei classici come scuole delite. Nel 1925 si tennero le elezioni in un clima di diffusa violenza: i fascisti ottennero il 65% dei voti, ma gli evidenti brogli elettorali portarono alla denuncia dì questi da parte di Matteotti, che a causa di questo verrà rapito e ucciso.  Un’ondata di sdegno colpi il governo, che per la prima volta vacillò; Mussolini, con un’azione perentoria, si addossò la responsabilità dell’omicidio, dichiarò sciolto qualsiasi partito, tranne quello fascista e trasformò l’Italia in uno stato totalitario, anche se il suo non sarà mai un totalitarismo compiuto a causa della presenza del re e del vaticano; risale infatti al 1929 il concordato con la chiesa. Anche in Italia, come in Germania, si assistette a una sempre più rapida fascistizzazione della società; i bambini e i ragazzi fino ai 18 anni erano indirizzati verso le associazioni paramilitari fasciste, come i balilla o i figli della lupa, la stampa risentiva di una forte censura e ogni dissidenza veniva pagata a caro prezzo.  Sul piano delle relazioni internazionali, l’Italia dì Mussolini inizialmente si mostrava alleata delle potenze vincitrici la prima guerra mondiale, ma in seguito all’invasione dellEtiopia del 1935, e alle sanzioni che ne seguirono da parte della società delle nazioni, Mussolini si sposterà sempre più nell’orbita della Germania Nazista, tanto che nel 1936-37 aderì al patto anti-comintern, a cui aderiva anche il Giappone, e nel 1938 le leggi razziali volute da Hitler vennero estese anche agli ebrei di nazionalità italiana.  L’Italia si era ormai armata in un regime dispotico e antidemocratico, che la condurrà, pochissimo tempo dopo alla tragedia della guerra.

dalla tesina multidisciplinare esame di stato 2005 di Federico Sorrenti

La psicoanalisi in rapporto alla cultura del novecento