Il fu Mattia Pascal

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di Nicola Fusco

Relativismo psicologico orizzontale

Secondo Pirandello, gli uomini non sono liberi, ma sono come tanti pupi” nelle mani di un burattinaio che è il caso. Infatti quando nasciamo, ci troviamo inseriti in una società regolata da leggi e abitudini già fissate in precedenza. Inseriti in questa società ci fissiamo in una forma, obbligandoci a muoverci secondo schemi ben definiti che accettiamo senza avere mai il coraggio di rifiutarli. Però sotto l’apparenza della forma il nostro spirito freme per la sua continua mutabilità, perché avverte sentimenti ed impulsi che spesso sono in contrasto con la maschera che noi (o gli altri) ci siamo imposti. A volte capita che l’anima istintiva che è in noi esploda violentemente,in contrasto con l’anima morale, lasciando via libera al desiderio a lungo represso,spezzando la maschera. Una volta usciti dalla vecchia forma, il senso di libertà che proviamo è di breve durata, in quanto il nuovo modo di vivere ci imprigiona in un’altra forma, diversa dalla prima ma altrettanto soffocante.
Questo contrasto tra la maschera e il volto,ossia tra l’apparenza esteriore e la realtà interiore dell’essere, costituisce il motivo di fondo del romanzo più famoso di Pirandello, Il fu Mattia Pascal.

IL FU MATTIA PASCAL

Mattia Pascal vive in un immaginario paese ligure, Miragno, dove il padre, che si era arricchito con i traffici marittimi e il gioco d’azzardo, ha lasciato in eredità alla moglie e ai due figli una discreta fortuna. A gestire l’intero patrimonio è un avido e disonesto amministratore, Batta Malagna, la cui nipote, Romilda, viene messa incinta da Mattia dopo che non è riuscito a farla sposare all’amico Pomino. Mattia viene costretto a sposare Romilda e a convivere con la suocera vedova che non manca di manifestare il suo disprezzo per il genero che considera inetto. Tramite l’amico Pomino, Mattia ottiene un lavoro come bibliotecario ma dopo un po’ di tempo, infelice per il lavoro che trova umiliante e per il matrimonio che si è rivelato sbagliato, decide di fuggire da Miragno e di tentare l’avventura in Francia. Arrivato a Montecarlo e fermatosi a giocare alla roulette, in seguito ad una serie di vincite fortunate, diventa ricco. Deciso a ritornare a casa per riscattare la sua proprietà e vendicarsi dei soprusi della suocera, un altro fatto muta il suo destino. Mentre è in treno legge per caso su un giornale che a Miragno è stato ritrovato nella roggia di un mulino il cadavere di Mattia Pascal. Sebbene sconvolto, comprende presto che, credendolo tutti ormai morto, può crearsi un’altra vita. Così, con il nome di Adriano Meis, inizia a viaggiare prima in Italia e poi all’estero, fintantoché decide di stabilirsi a Roma in una camera ammobiliata sul Tevere. Si innamora, ricambiato, di Adriana, la dolce e mite figlia del padrone di casa, Anselmo Paleari, e sogna di sposarla e di vivere un’altra vita, ma presto si rende conto che la sua esistenza è fittizia. Infatti, non essendo registrato all’anagrafe, è come se non esistesse e pertanto non può sposare Adriana, non può denunciare il furto subito da Terenzio Papiano, un losco individuo che lo ha raggirato, e non può fare tutte quelle cose della vita quotidiana che necessitano di una identità. Finge così un suicidio e, lasciato il suo bastone e il suo cappello vicino a un ponte del Tevere, ritorna a Miragno come Mattia Pascal. Sono intanto trascorsi due anni e arrivato al paese, Mattia viene a sapere che la moglie si è risposata con Pomino e ha avuto una bambina. Si ritira così dalla vita e trascorre le sue giornate nella biblioteca polverosa dove lavorava in precedenza a scrivere la sua storia e ogni tanto si reca al cimitero per portare sulla sua tomba una corona di fiori.

I temi dell’opera

I temi che vengono affrontati nel “Fu Mattia Pascal” sono molteplici ma tra i principali si ricordano il tema della forma, quello della famiglia, quello dell’identità,quello dell’ “inettitudine”, e infine quello del “gioco d’azzardo e dello spiritismo”.

Il tema della forma

Il romanzo è il simbolo del Relativismo Orizzontale. Mattia Pascal è in una forma, ha una famiglia e un lavoro, ma il Caso lo fa uscire dalla forma Mattia Pascal per entrare nella forma di Adriano Meis.
Adriano si accorge che la sua forma non gli va più bene e vorrebbe tornare ad essere Mattia, ma questo non può accadere perché il passare del tempo proibisce di rientrare nella stessa forma.

Il tema della famiglia

Il secondo tema principale è la famiglia, che può essere vista sia come un nido, come la famiglia d’infanzia, che come una prigione da cui evadere, come la convivenza con la moglie e la suocera.

Il tema dell’identità

Il tema centrale dell’opera è quello della perdita dell’identità che Mattia prima caccia via e poi riottiene e accetta. L’identità è qualcosa di importante che ogni individuo deve preservare per far sì che il suo ricordo rimanga per sempre. Inoltre un individuo non può privarsi della sua identità, poiché ciò gli proibisce di vivere innanzitutto alcuni aspetti sociali della vita, e per di più, è impossibile scordarsi della “vita passata”. Si può anche considerare quello dell’identità come una problematica utopica: l’uomo che, a partire da se stesso, inizia a ripensarsi ed a ricostruirsi. In Pirandello l’utopia purtroppo crolla, l’unica variante è nel ‘fu’, che dice il passaggio narrativo da una temporalità ad un’altra, il movimento ad anello annulla l’utopia. Pascal é sempre in cerca dell’ identità ma non riesce mai a trovarla…

Il tema dell’inettitudine

Mattia Pascal è un inetto, uno sconfitto dalla vita che, proprio per questa sua incapacità di adattarsi alla vita, finisce col guardarsi vivere da una posizione di estraneità e di distacco.

Gioco d’azzardo e spiritismo

Il tema del gioco d’azzardo è presente in quanto serve a sottolineare l’idea di relativismo e di mancanza di punti di riferimento nella vita dell’uomo: vengono palesemente mostrati tutti i limiti della volontà e della ragione umane di fronte al potere della sorte e del caso. Allo stesso modo il tema dello spiritismo sottolinea la crisi del razionalismo positivista, la mancanza di certezze razionali e il conseguente interessamento per fatti che la ragione e la scienza non possono spiegare.
Secondo Pirandello, quando l’uomo scopre il contrasto tra la maschera e il volto può reagire in tre modi diversi. C’è infatti la reazione passiva, la reazione ironico-umoristica, la reazione drammatica.
La reazione passiva è quella dei più deboli, che si rassegnano alla maschera che li imprigiona, incapaci di ribellarsi. Questa è la reazione di Mattia Pascal nell’ultima parte del romanzo.
La reazione ironico-umoristica è quella di chi non si rassegna alla maschera e perché non può liberarsene, affronta il tutto con un atteggiamento ironico, umoristico.
La reazione drammatica, infine, è quella di chi, sopraffatto dall’esasperazione, né si rassegna né riesce a sorridere umoristicamente della vita. Pertanto egli si chiude in una solitudine disperata che lo porta al dramma, al suicidio o alla pazzia.

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