Il grande fratello – di Laura Alberico

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Ci sono abitudini dure a morire, effetti speciali che impoveriscono le idee e lievitano forme di individualismo pericolose soprattutto per i giovani. Molti anni fa si era diversi anche se ” vestivamo alla marinara”, fotografie in bianco e nero di bambini con grembiuli immacolati ed enormi fiocchi bianchi, odori e colori si amalgamavano sui libri di testo e l’inchiostro aveva un unico colore, quello che rendeva le parole uniche, significati e segni di un tempo reale e immaginario.
La fantasia alimentava i sentimenti e gli affetti erano i legami primari sui quali si costruiva il presente e il futuro, nostalgia  di un tempo reale in cui le stagioni avevano il loro spazio e disegnavano una natura amica, capace di assecondare il vento delle idee e le sue radici. Il bianco e il nero mostravano il volto di una nazione che credeva nel futuro, fratelli d’Italia liberi di pensare  e di credere che la conoscenza possa diventare il simbolo della civiltà e del progresso. Il grande fratello non esiste, ci sono occhi più grandi che guardano oltre le apparenze di una virtualità superficiale, frutto acerbo di una società che partorisce senza dolore idee, sentimenti, desideri, un libro senza storia ne’ futuro.

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