Il neoclassicismo

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di Alice

Introduzione sui classicismi settecenteschi

Il ‘700 è il secolo del “ritorno all’ordine”; infatti, dopo un’epoca di sfrenata licenza qual era stata quella barocca, si sentì il bisogno di ritornare alla classicità. In ambito letterario, al contrario che in quello artistico dove si parla solo di neoclassicismo, si incontrano tre correnti differenti tutte che si rifanno al classico:

·           la poesia Arcadica, che vede come principale esponente il Metastasio, autore di melodrammi;

·           l’Illuminismo, il cui maggior esponente in ambito italiano fu il Parini;

·           il Neoclassicismo.

 

Tendenze del neoclassicismo

Il neoclassicismo si sviluppa a partire dagli anni ’70-’80 del XVIII secolo e prosegue almeno in forma epigonica fino ai primi due decenni dell’ottocento (soprattutto nel campo delle arti figurative).

È una corrente stilisticamente e formalmente unica, ma ideologicamente polivalente e pertanto si tende a dividerla in quattro tendenze diverse:

·           neoclassicismo reazionario/archeologico/romano: si afferma a Roma (per cui l’appellativo di romano), capitale dello stato della Chiesa che era in quel periodo spaventata dal diffondersi del pensiero illuminista e dalla sua affermazione. Assumendo posizioni difensive, la Chiesa incoraggia i suoi intellettuali ad un interesse verso il classico che si sviluppi esclusivamente sotto la forma archeologica-erudita di un collezionismo feticista. Lo scopo della Chiesa era quello di allontanare gli intellettuali dall’attualità politica e dal diffondersi delle minacciose filosofie francesi.

·           Neoclassicismo rivoluzionario: nel corso degli anni ’80, in Francia il neoclassicismo e in altri paesi influenzati da essa, assunse una valenza rivoluzionaria, la cui propaganda fu veicolata dalla classicità. L’assunzione di un armamentario stilistico attinto alla classicità è evidente anche nelle architetture della Francia rivoluzionaria ispirata a quella della Roma repubblicana, o nei dipinti del David che celebravano le virtù rivoluzionarie tramite exempla emblematici tratti dalla romanità.

·           Neoclassicismo napoleonico/monumentale: si sviluppa dopo la rivoluzione francese e si differenzia da quello rivoluzionario perchè attinge i suoi modelli dalla Roma imperiale (v. architettura e scultura imperiale).

·           Neoclassicismo utopistico/idealistico/romantico: è il più importante in campo letterario. I suoi esponenti vagheggiavano utopie sociali, anche in relazione con gli eventi storici contemporanei (in primis la Rivoluzione francese che, in apparenza, aveva avuto un esito fallimentare), nutrendosi di valori della classicità; in particolare identificavano la Grecia del mito come il luogo idealizzato in cui ci fossero le condizioni per il raggiungimento della felicità. L’appellativo “romantico” deriva dall’ansia, comune ai neoclassicisti e ai romantici, di proiettarsi in un altrove migliore; il pensatore di raccordo tra utopismo neoclassico ed utopismo romantico è Rousseaux, illuminista francese anomalo che ispirerà i romantici: la sua antropologia ideale, infatti, prevede il ritorno allo stato di natura (e la razionalizzazione della società, vagheggiata dagli illuministi, deve passare da ciò; è questo a renderlo unico); la figura dell’uomo delineata dall’utopia della Grecia del mito presenta molte somiglianze con l’uomo di Rousseaux.

 

Winckelmann

Il neoclassicismo trova il suo teorico di riferimento nel Winckelmann, uno studioso tedesco di arte contemporanea, che visse gran parte della vita a Roma, a cavallo tra la prima e la seconda metà del settecento. Già in un testo del 1755, “I Pensieri sull’Imitazione dell’Arte Greca”, aveva individuato negli artisti della classicità, il modello per quelli moderni; nel 1764 pubblicò, invece, “La Storia dell’Arte nell’Antichità” e, a partire da questo evento, molti studiosi fanno iniziare il movimento neoclassico. Il Winckelmann, chiaramente, si occupava di arti figurative, ma le sue riflessioni vennero ben presto estese anche all’ambito letterario.

Lo studioso tedesco riassunse le caratteristiche fondamentali dell’arte classica nella seguente formula: “La nobile semplicità e la calma grandezza”. Il primo sintagma si riferisce all’eleganza di quest’arte, che deriva essenzialmente dalla sua semplicità; il secondo, invece, rimanda ad un significato più profondo: il Winckelmann pensava che l’arte greca veicolasse sempre un messaggio di tipo etico, quello secondo il quale l’uomo, pur accettando la componente emozionale della sua natura, debba costantemente esercitare un controllo razionale sulle proprie passioni in modo da mantenere equilibrio interiore e serenità d’aspetto. L’artista contemporaneo, quindi, non deve limitarsi ad imitare le forme dell’arte classica, ma deve accettare e far propri i suoi valori, sentiti come ancora attuali, ed esprimerli nelle sue opere.

D’altronde, tutti i classicismi della storia, o almeno quelli artisticamente migliori, non si limitarono a riprendere un campionario formale, ma rielaborarono i valori del modus vivendi dell’antichità.

Winckelmann ci chiarisce la sostanza dei suoi pensieri proponendo due esempi attinti dall’arte scultorea:

1.         il Laoconte: nel momento del maggior dolore ha sì un’espressione dolente ma non di disperazione, quindi controllata;

2.       l’Apollo Sauroctono (o del Belvedere): ritratto subito dopo la battaglia vittoriosa contro il pitone (sauroctono), ha il volto perfettamente sereno se non per una leggera increspatura, unico segno che tradisce la passione dell’ira.

Tutto ciò si può anche riferire anche al concetto della Kalokagathia, secondo il quale il “bello”si fa sempre veicolo del “moralmente buono”.

di Alice

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