“Il Piacere” di Gabriele D’Annunzio – di Judith Pallingayan

Il romanzo parla di un giovane ricco e aristocratico, Andrea Sperelli, il quale ha un gusto raffinato per opere d’arte, la cui vita gira attorno ai piaceri della vita mondana e alla seduzione di belle donne. Questo rende il romanzo profondamente triste, poiché le donne sono sempre ridotte come oggetti da ammirare o “collezionare”.  Nella storia vediamo il protagonista interagire con diverse donne, ma le donne che hanno avuto un impatto su di lui e suscitato la voglia di conquistarle veramente, sono Elena Muti e Maria Ferres. Alla fine si trova intrappolato da queste due amanti, due situazioni che non riesce a controllare che lo portano a rimanere da solo. Certo, la storia parla di un egocentrico donnaiolo, ma credo D’Annunzio volesse anche parlare del meglio e del peggio in tutti noi, come ha fatto per il protagonista e le donne coinvolte nel romanzo. Ho apprezzato molto di come D’Annunzio sia riuscito a descrivere i personaggi, ma non vuol dire che mi siano piaciuti loro o la loro assurdità aristocratica. Lo stile che l’autore ha usato è molto raffinato e ricercato, anche troppo, nel senso che descrive ogni dettaglio, molto simile allo stile Rococò in arte e certe volte facevo fatica ad andare avanti. Nonostante ciò, c’è un motivo del perché D’Annunzio è uno dei maggiori esponenti della letteratura italiana e lo si può capire leggendo questo romanzo.