Il Settecento  

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Anche nel Settecento le signore dell’aristocrazia aprirono i loro salotti per discussioni colte. Ne era cambiata però l’atmosfera. I principali invitati nei salotti erano filosofi illuministi come Voltaire, Rousseau e Diderot. Le conversazioni si trasformarono: da temi quali il rapporto tra donna e uomo e le forme del vivere civile, l’attenzione si spostò su temi di scienza e di filosofia. Alcune delle signore più importanti del tempo, come Madame De Châtelet, si interessarono di scienza. Molte altre, come Madame d’Epinay e Madame du Deffand, entrarono nelle polemiche filosofiche più accese a fianco dei filosofi loro amici. In questo modo esse partecipavano con molta intensità alle discussioni del tempo. Vennero chiamate infatti le donne filosofe. Ma gli argomenti da discutere erano soprattutto quelli che interessavano i loro amici filosofi. In questo modo persero quell’autorità che le signore del 600 avevano, quando erano loro a decidere i temi da considerare e l’andamento della discussione. Non furono più le protagoniste né di una riforma dei costumi né di una forma di alleanza tra donne e uomini da loro dettata. Erano i filosofi e non le dame-filosofe a decidere infatti i temi da discutere. Le donne si erano fatte da parte quanto a capacità di orientare i discorsi, per confrontarsi invece appassionatamente con gli amici filosofi e sui loro testi. L’idea che ci fosse un’unica Ragione, e che di questa partecipassero sia donne che uomini, favorì questo rinunciare delle dame a guidare le discussioni nei loro salotti e le portò a impegnarsi soltanto sul piano dei ragionamenti sullo stesso livello degli uomini. Anche le dame del 600 avevano come riferimento principale la ragione ma non per questo avevano rinunciato a pensare che le donne potessero insegnare agli uomini qualche cosa di valore.Più figlia delle dame del 700 che di quelle del 600 fu dunque Olympe de Gouges, che scrisse nel 1791 la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina. Si trattava di chiedere dei diritti, che erano negati, di modo che le donne potessero diventare delle cittadine sotto ogni aspetto. Essere dunque cittadine a pari titolo degli uomini. Olympe dedicò la Dichiarazione a Maria Antonietta, regina di Francia, sostenendo che la regina era una donna oppressa come le altre.

 

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