In ricordo di Giorgio Manganelli


di Alda Merini

Quando ci mettevano il cappio al collo
e ci buttavano sulle brandine nude
insieme a cocci immondi di bottiglie
per favorire lautoannientamento,
allora sulle fronti madide
compariva il sudore degli orti sacri,
degli orti maledetti degli ulivi.

Quando gli infermieri bastardi
ci sollevavano le gonne putride
e ghignavano, ghignavano verde,
era in quel momento preciso che volevamo la lapidazione.

Quando venivamo inchiodati in un cesso
per essere sottoposti alla Cerletti, [elettroshock]
era in quel momento che la Gestapo vinceva
e i nostri maledettissimi corpi
non osavano sferrare pugni a destra e a manca
per la resurrezione degli uomini.

Ma la Gestapo noi adesso vogliamo colpirla
e vogliamo instaurare la ghigliottina
ed anche la rivoluzione francese
la ghigliottina sorda dal vorticoso silenzio
per le teste degli psichiatri adunchi.

Noi vogliamo vederle rotolare a terra
come delle palle da ping pong.
A lungo fummo calati nelle racchette del gioco,
a lungo fummo palle volo, giochi di baseball.
Adesso basta, vogliamo giocare anche noi.