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📽️Primo canto del Purgatorio rhythm and blues vv. 76-136 🌲
Quando Dante incontra il Rhythm and Blues: Il Canto I del Purgatorio in Musica
Il Purgatorio è la cantica della speranza, della luce che torna a rischiarare l’animo dopo le tenebre dell’Inferno e della musica che accompagna il cammino di espiazione. Ma cosa succede se le terzine di Dante incontrano i ritmi caldi e profondi del Rhythm and Blues?
In questo esperimento sonoro, i versi 76-136 del primo canto del Purgatorio prendono vita in una veste inedita, dove la solennità dell’incontro tra Virgilio e Catone Uticense si fonde con un groove avvolgente.
Il Cuore del Canto: Tra Libertà e Umiltà
Il video ripercorre uno dei momenti più intensi dell’esordio dantesco sulla spiaggia della montagna sacra. La narrazione musicale si snoda attraverso tre momenti chiave:
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L’intercessione di Virgilio (vv. 76-84): Virgilio spiega a Catone, guardiano del Purgatorio, il motivo del loro viaggio, citando Marzia, la moglie di Catone, per convincerlo a lasciarli passare.
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Il rito della purificazione (vv. 94-108): Catone, pur restando fermo nel suo ruolo, accetta la richiesta poiché mossa da una “donna del ciel” e ordina a Virgilio di lavare il viso di Dante e di cingere i suoi fianchi con un giunco schietto, simbolo di umiltà.
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L’alba sulla marina (vv. 115-136): È forse il momento più lirico, dove la musica accompagna la descrizione dell’alba che vince l’ora mattutina e il celebre “tremolar della marina”. Il rito finale vede Dante riacquistare il suo colore naturale, lavato dalla fuliggine infernale, e venire cinto dal giunco che miracolosamente rinasce appena colto.
Un’esperienza d’ascolto immersiva
Ascoltare Dante in chiave R&B non è solo un esercizio di stile, ma un modo per riscoprire l’attualità della sua parola. Il ritmo sincopato e le sonorità soul esaltano il senso di “respiro” e di ritrovata libertà che caratterizza l’inizio di questa seconda cantica.
Potete guardare (e ascoltare) la performance completa qui sotto:
Guarda il video: Incontro con Catone sulla spiaggia del Purgatorio
Un ringraziamento speciale a Luigi Gaudio per questa interpretazione che continua a rendere la Divina Commedia un’opera viva, capace di parlare linguaggi sempre nuovi.
I versi protagonisti (76-136)
L’articolo si riferisce alla sezione del canto che inizia con la risposta di Virgilio a Catone:
“Non son li editti etterni per noi guasti, / ché questi vive e Minòs me non lega…”
e si conclude con il prodigio del giunco:
“oh maraviglia! ché qual elli scelse / l’umile pianta, cotal si rinacque / subitamente là onde l’avelse.”
Il Soul della Purificazione: Dante in chiave Rhythm and Blues
Esistono infiniti modi per leggere la Divina Commedia, ma pochi sono capaci di farne vibrare le corde emotive come la musica. La versione Rhythm and Blues dei versi 76-136 del Primo Canto del Purgatorio trasforma la parola poetica in un’esperienza sensoriale che va oltre la semplice declamazione.
Perché il Rhythm and Blues?
Il passaggio dall’Inferno al Purgatorio è un passaggio di stato: si esce dall’angoscia opprimente per entrare in una dimensione di speranza, attesa e umanità. Il Rhythm and Blues, con la sua radice “soul” (anima), si rivela il genere perfetto per accompagnare questo momento:
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Il Ritmo (Rhythm): Il battito costante della musica scandisce il cammino di Dante e Virgilio sulla “spiaggia deserta”, dando fisicità al movimento dei due pellegrini.
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Il Sentimento (Blues): La malinconia di Catone, che rievoca il ricordo di Marzia, e la commozione di Dante che porge le “guance lagrimose” trovano nelle sonorità calde del genere un’eco naturale e profonda.
Note di stile: Dal rito al miracolo
La canzone segue l’andamento narrativo del testo originale, ma lo arricchisce di sfumature inedite:
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Il Dialogo Solenne: La trattativa tra Virgilio e Catone perde la rigidità accademica per diventare un confronto serrato, quasi un pezzo teatrale supportato dal groove.
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L’Alba Sonora: Quando i versi descrivono l’alba che vince l’ora mattutina (“L’alba vinceva l’ora mattutina / che fuggia innanzi”), la musica sembra aprirsi, riflettendo la luce che torna a riflettersi sul “tremolar della marina”.
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Il Prodigio del Giunco: Il finale della canzone celebra il momento dell’umiltà. La scelta del giunco, l’unica pianta che si piega alle onde senza spezzarsi, viene sottolineata da un arrangiamento che trasmette pace e meraviglia.
Una didattica che emoziona
Questa produzione, disponibile sul canale di Luigi Gaudio, dimostra come la cultura classica possa abitare i linguaggi della contemporaneità senza perdere d’intensità. Non è solo una lezione di letteratura, è una riscoperta del piacere del testo attraverso l’orecchio.
“Ivi mi fece tutto discoverto / quel color che l’inferno mi nascose.”
Questi versi non sono mai stati così “neri” e luminosi allo stesso tempo.
Non son li editti etterni per noi guasti,
ché questi vive e Minòs me non lega;
ma son del cerchio ove son li occhi casti 78
di Marzia tua, che ‘n vista ancor ti priega,
o santo petto, che per tua la tegni:
per lo suo amore adunque a noi ti piega. 81
Lasciane andar per li tuoi sette regni;
grazie riporterò di te a lei,
se d’esser mentovato là giù degni”. 84
“Marzïa piacque tanto a li occhi miei
mentre ch’i’ fu’ di là”, diss’elli allora,
“che quante grazie volse da me, fei. 87
Or che di là dal mal fiume dimora,
più muover non mi può, per quella legge
che fatta fu quando me n’usci’ fora. 90
Ma se donna del ciel ti move e regge,
come tu di’, non c’è mestier lusinghe:
bastisi ben che per lei mi richegge. 93
Va dunque, e fa che tu costui ricinghe
d’un giunco schietto e che li lavi ‘l viso,
sì ch’ogne sucidume quindi stinghe; 96
ché non si converria, l’occhio sorpriso
d’alcuna nebbia, andar dinanzi al primo
ministro, ch’è di quei di paradiso. 99
Questa isoletta intorno ad imo ad imo,
là giù colà dove la batte l’onda,
porta di giunchi sovra ‘l molle limo: 102
null’altra pianta che facesse fronda
o indurasse, vi puote aver vita,
però ch’a le percosse non seconda. 105
Poscia non sia di qua vostra reddita;
lo sol vi mosterrà, che surge omai,
prendere il monte a più lieve salita”. 108
Così sparì; e io sù mi levai
sanza parlare, e tutto mi ritrassi
al duca mio, e li occhi a lui drizzai. 111
El cominciò: “Figliuol, segui i miei passi:
volgianci in dietro, ché di qua dichina
questa pianura a’ suoi termini bassi”. 114
L’alba vinceva l’ora mattutina
che fuggia innanzi, sì che di lontano
conobbi il tremolar de la marina. 117
Noi andavam per lo solingo piano
com’om che torna a la perduta strada,
che ‘nfino ad essa li pare ire in vano. 120
Quando noi fummo là ‘ve la rugiada
pugna col sole, per essere in parte
dove, ad orezza, poco si dirada, 123
ambo le mani in su l’erbetta sparte
soavemente ‘l mio maestro pose:
ond’io, che fui accorto di sua arte, 126
porsi ver’ lui le guance lagrimose;
ivi mi fece tutto discoverto
quel color che l’inferno mi nascose. 129
Venimmo poi in sul lito diserto,
che mai non vide navicar sue acque
omo, che di tornar sia poscia esperto. 132
Quivi mi cinse sì com’altrui piacque:
oh maraviglia! ché qual elli scelse
l’umile pianta, cotal si rinacque 135
subitamente là onde l’avelse.
Audio Lezioni su Dante e Divina Commedia del prof. Gaudio
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