interpretazione delle Cronache di Narnia

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L’interpretazione delle Cronache di Narnia

Il leone, la strega e l’armadio: una fiaba cristiana

Leggendo questo bellissimo testo, ho notato che

  1. i protagonisti vivono nel loro animo la tentazione. L’uomo ha dentro di sé il diavolo (un Berlicche) che si mostra con l’apparenza della razionalità, della prudenza, della indifferenza o dell’abitudine.  è quanto afferma  Lewis nei suoi scritti teorici e saggi, ma è quanto vivono Peter, Edmund, Susan e, in misura minore, Lucy nel secondo romanzo del ciclo delle Cronache di Narnia. Come spiegare altrimenti l’indecisione di Peter,  le bugie e il tradimento di Edmund, l’eccessiva prudenza di Susan?

  2. Aslan è figura di Cristo. Lo è perché il suo regno è destinato a subentrare a quello del male, impersonato dalla perfida Strega Bianca. Lo è perché è disposto a dare la sua vita per l’uomo-Edmund che tradisce, per redimere il suo peccato e salvarlo dalla morte. Lo è perché quando sa di andare incontro alla morte chiede a Susan e Lucy di stargli vicino, proprio come Gesù lo aveva chiesto agli apostoli. Lo è perché viene beffeggiato dagli scagnozzi della Strega proprio come Cristo è deriso e flagellato dai soldati romani. Lo è perché Aslan è disteso su una pietra come Cristo sul suo sepolcro. Lo è perché Aslan risorge dopo che la pietra si è rotta, più o meno come Gesù risorge dopo che la pietra del sepolcro è ribaltata.

  3. “Lasciate che i bambini vangano a me” diceva Cristo, e non a caso è una bambina, proprio la più piccola del gruppo, quella destinata ad aprire gli occhi al mondo di Narnia che altrimenti resterebbe serrato agli occhi dei suoi fratelli, per certi versi già troppo grandi per spalancare lo sguardo. ed è sempre Lucy che rincuora i fratelli e li convince ad agire proprio quando vorrebbero tornare indietro egoisticamente.

  4. Nel vangelo di Matteo c’è scritto: “Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra; non sono venuto a portare la pace, ma la spada”. Aslan chiede a Peter di usare la spada, anche se quella è forse l’ultima cosa che Peter si sarebbe sognato di fare.. Lontano da ogni becero pacifismo di maniera, questo romanzo è la dimostrazione che per portare la pace talvolta occorre combattere, impugnare la spada e vincere le proprie paure, proprio come accade a Peter. Questo è il romanzo della responsabilità, cioè, etimologicamente, della necessità di dare una risposta quando il destino ti chiama.

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