Introduzione al lavoro interdisciplinare


per l’esame di stato

di Nicola Fusco

Dopo circa sedici anni distruzione sono giunto quasi, anche a questo traguardo, dico quasi perché non so come andrà oggi…Utilizzare la parola traguardo per me è il termine più appropriato perché nella mia vita ho sempre prefissato degli obiettivi e raggiungerli è stato per me come se stessi affrontando una corsa campestre dove prima o poi al traguardo ci si arriva. Di questi anni porterò con me tante cose,tanti ricordi,tante emozioni Però ora è finita. Come sempre. Con le interrogazioni di fine stagione. Convenienti, scontate e, si spera, foriere di promozione. Al massimo è debito. Ma che fa?” L’importante è non averne quattro, di debiti. Per non perdere l’anno, professore”.Tra filoni, impreparati, litigi a casa, seccature a scuola. Ultime interrogazioni con le domande che si sfarinano tra le pagine dei libri. Cercando di capire quello che hai capito. Quello che sei riuscito a far capire. Domande che cercano di ricomporre schegge di sapere. Un minimo, davvero. Anche se quello che viene fuori da due pomeriggi di studio è poca cosa. Ma quest’anno è diverso. Dopo aver percorso quest’ultimo anno insieme, insegnandoci a camminare ora dobbiamo cavarcela da soli. Abbiamo un esame da affrontare e una nuova strada da percorrere ma non dimenticheremo mai questi anni trascorsi insieme a voi. Il primo giorno in cui ci siamo incontrati, le prime interrogazioni, i primi compiti. Non ci sono mancati i litigi, le incomprensioni, siamo sempre stati una classe un po particolare”. Una classe che dovunque andava si faceva conoscere per quello che era Ma questo ora poco importa