Italia Futura: campagna pro-biblioteche scolastiche

Maestri d’Italia. dalla parte di chi cresce gli italiani di domani.

La biblioteca del maestro

Italia Futura

Intendiamo promuovere l istituzione di biblioteche magistrali in modo tale da allestire reti provinciali di centri di lettura, rivolti in maniera specifica ai maestri elementari, perché la scuola diventi un vero centro culturale, punto di riferimento per la città, il quartiere, il sistema delle relazioni civiche. Tramite la biblioteca le scuole potrebbero stabilire tra loro legami di colleganza, di scambio e di collaborazione anche attraverso reti informatiche e non, trasformando in un tratto distintivo dell istituzione scolastica quello che oggi è affidato ad iniziative sporadiche e di singoli insegnanti. Bisognerà ripensare in ogni scuola gli spazi esistenti e le destinazioni d’uso dei locali. In particolare, si punterà alle sale docenti, spazio indispensabile all incontro, alla conversazione e al riposo degli insegnanti. Andranno concepiti come fulcri della comunità insegnante, spazio raccolto di studio, di riflessione e di dibattito.
Gli insegnanti in questi anni sono rimasti soli, privi di legami associativi di natura non corporativa. Nella scuola più che altrove è possibile misurare gli esiti dell impoverimento della nostra sfera pubblica e della crisi dell arte civile del discorso. Inventare un luogo dello scambio informale, sottratto agli obblighi e alle pressioni della professione: è questo lo scopo della biblioteca del maestro.
Centro di lettura e, al tempo stesso, luogo della comunità, sul modello della public library di tradizione statunitense, dove i maestri possano trovare i libri e insieme le occasioni della discussione pubblica. Il suo catalogo dovrebbe essere composto in prevalenza di libri di letteratura, una vera e propria biblioteca universale dei classici e non, come si tende a fare di solito, una mesta raccolta di manuali professionali.
Alla fine degli anni Novanta furono finanziati progetti per la promozione e lo sviluppo delle biblioteche scolastiche. Il primo finanziamento nel 1999 fu di 20 miliardi di lire ed era finalizzato alla creazione di una rete territoriale di biblioteche scolastiche collegate al Sistema bibliotecario nazionale (Sbn). Le biblioteche avrebbero dovuto funzionare da centri di risorse multimediali a sostegno della didattica e della ricerca nella scuola. Nel contesto della nuova legislazione dell autonomia, ci si prefiggeva di organizzare anche attraverso le biblioteche il consenso attorno al nuovo modello scolastico promosso dalla riforma.
Il progetto prevedeva due programmi. Il grosso dei soldi andava alla «promozione» delle biblioteche scolastiche; un capitolo minore riguardava lo «sviluppo» di quelle già avviate. Per promozione si intendevano le azioni rivolte a biblioteche scolastiche carenti tanto sul piano dei fondi che delle attrezzature e degli spazi disponibili, ma già orientate ad un modello di biblioteca coerente con le norme dell International Federation of Library Associations and Institutions (IFLA).
In pratica, si finanziavano biblioteche che avessero almeno 2000 unità tra libri e altri supporti. Nel caso di superamento del limite, il contributo destinato all incremento del patrimonio bibl’iografico e audiovisivo sarebbe stato decurtato in misura proporzionale. Le biblioteche che tra libri, videocassette e cd rom, possedevano più di cinquemila unità partecipavano al progetto solo per il miglioramento delle infrastrutture e delle dotazioni multimediali.
Una parte minore dei finanziamenti era invece destinata ad un numero più ristretto di biblioteche scolastiche, con un buon livello di dotazione documentaria e soprattutto di rilevante interesse storico, attrezzature adeguate e standard di funzionamento in linea con i parametri dell IFLA.
Il programma prevedeva pure la formazione del bibliotecario scolastico, realizzata per mezzo di master universitari. Furono realizzati corsi presso le Università di Bari, Padova e della Tuscia.
Le biblioteche coinvolte erano 500 e vennero selezionate in base alla ricchezza del patrimonio bibl’iografico, alla presenza di personale specializzato, dei locali e delle attrezzature idonee al progetto.
Nell aprile del 2004 è stato avviato un nuovo programma, sperimentale, di durata triennale; si chiama Bibl’ioteche nelle scuole ed è finanziato dal Miur, Direzione generale per i sistemi informativi, dal Dipartimento per l innovazione tecnologica, dall Istituto centrale per il catalogo unico e dal ministero dei Beni culturali. Il piano continua i programmi di finanziamento del 1999. Vi partecipano 2.500 bibliotecari scolastici e insegnanti. Le scuole, di ogni ordine e grado, coinvolte sono 800, organizzate in 120 reti scolastiche locali. Nel 2007 i ministeri dell Istruzione e dei Beni culturali hanno siglato un protocollo d Intesa con il presidente della Conferenza delle Regioni allo scopo di dare continuità al progetto e di facilitare l’integrazione delle biblioteche scolastiche nel Sistema bibliotecario nazionale.
Grazie a questi programmi è stato avviato un lavoro di ricognizione sulle biblioteche scolastiche, che spesso sono ignote agli stessi uffici periferici del ministero. Sono nate così reti locali di biblioteche che hanno riunito le scuole e i loro giacimenti documentari. L’esempio più importante è sicuramente il progetto biblioteche nelle scuole del Lazio che ha permesso di censire un patrimonio di ben 700.000 volumi. Esperienze significative sono anche quelle di Vicenza, di Padova. Al Sud gli esempi sono pochi. Si segnala la rete delle biblioteche scolastiche e comunali di Acquaviva delle Fonti in provincia di Bari. In Campania, solo nel 2008, l Ufficio scolastico regionale ha intrapreso il monitoraggio sulle biblioteche scolastiche della regione.
Proprio in relazione alla ineguale distribuzione geografica delle reti delle biblioteche scolastiche è possibile fare alcune osservazioni critiche. I progetti ricordati valorizzano il posseduto delle scuole e in particolare il patrimonio cartaceo di valore. Non vengono impiantate nuove biblioteche, prevalgono gli istituti secondari, a cui per formazione storica appartengono le raccolte di maggior pregio. Mettendo poi in valore lesistente si finisce, inevitabilmente, per premiare le regioni più ricche sul piano delle tradizioni associative e dei movimenti culturali, riproducendo così i divari storici del paese.
Anche i numeri sono significativi. Le biblioteche interessate dal programma del 1999 erano 500. Il loro numero è salito a 800 nel 2004. Le istituzioni scolastiche in Italia sono quasi 11.000, le scuole 42.000. Gli insegnanti elementari con incarico a tempo indeterminato più di 240.000. Lo scarto è notevole.
La proposta di Italia Futura punta sull istituzione di nuove biblioteche. Non censisce lesistente, ma lo arricchisce. Sposta l’accento dell iniziativa dalle biblioteche scolastiche alle biblioteche dei maestri. Individua con precisione il destinatario e gli restituisce valore. Innova il linguaggio: propone il libro e non internet. Spezza laccerchiamento del conformismo tecnologico e rimette gli insegnanti su di un terreno di cultura e, soprattutto, sottraendo la lettura agli obblighi di servizio la restituisce alla sfera dell estetica e dell attività disinteressata.
Portare i libri nelle scuole è un compito che deve essere sostenuto dal centro, ma alla sua fattiva realizzazione possono e devono contribuire gli enti locali e in particolare le Regioni attraverso le numerose azioni previste dalle misure per il miglioramento della qualità dell istruzione nell ambito dei piani per l utilizzo dei fondi strutturali europei.
Le biblioteche sono centri funzionali allo sviluppo dell autonomia e alla creazione di reti. Come tali vanno finanziate. Un ruolo importante lo possono e lo devono svolgere le librerie e gli editori. Questi ultimi sono abituati a visitare le scuole a fine anno per sollecitare le ad’ozioni e vendere le proprie edizioni. Non sono estranei fisicamente alla scuola. È ora che facciano la loro parte. Prosperano grazie alla scuola e giunto il momento che restituiscano parte di quello che gli è stato dato. Spetterà allo Stato e alle regioni stipulare apposite convenzioni per fornire i volumi alle singole scuole.