La Riforma?


O diventa legge oppure si rinvia

Il ministro Gelmini: «La mia riforma? Più consensi che critiche»
Il Giornale – 17 gennaio 2010
di Redazione
Critiche alla riforma delle scuole superiori? Sono di più coloro che la condividono. Lo ha assicurato il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, dai microfoni del Tg4. «Mi dispiace – ha detto – che si faccia della controinformazione, ma ormai sappiamo che ogni riforma, ogni cambiamento, è sempre accompagnato nel nostro Paese da forti critiche da parte di alcune frange estremiste della sinistra. Noi però procediamo. Crediamo di essere dalla parte della ragione e pensiamo soprattutto che si risponde alla crisi ridando valore alla scuola stessa. Andiamo avanti perché comunque sono molti di più non solo gli studenti e le famiglie, ma soprattutto gli insegnanti e i dirigenti scolastici che condividono i contenuti di una riforma attesa da più di 20 anni». Entrando nel merito della riforma, il ministro ha quindi sottolineato che la scuola «deve sempre di più preparare i ragazzi all’inserimento nel mondo del lavoro». «Il presidente Berlusconi – ha osservato la titolare del dicastero di viale Trastevere – ha annunciato che il 2010 sarà l’anno delle riforme, la giustizia, il fisco ma anche la scuola. Da settembre 2010 partirà la riforma della scuola superiore».

 

Riforma Gelmini a rischio
Potrebbe non farcela per l’avvio da settembre
Il Consiglio di stato dice sì, ma chiede atti di legge per programmi e orari
ItaliaOggi – 16 gennaio 2010
Bisogna arrivare in fondo alle tre relazioni alle tre relazioni del Consiglio di stato. Dopo lunghe attestazioni per il buon lavoro fatto, per gli interventi apportati dopo le prime critiche, e per quelli che si dà per scontato che nei fatti interverranno dopo, arriva la batosta. Perché il Cds ha dato, lo si è appreso ieri, parere favorevole ai tre regolamenti che strutturano la nuova scuola superiore targata Gelmini. Che, stando alla scaletta del governo, dovrebbe decollare dal prossimo settembre.
Ma chiedendo che la polpa della riforma -ovvero i programmi, gli orari, la strutturazione delle nuove cattedre e i criteri di valutazione e di autovalutazione- siano decisi non con decreto ministeriale, ma con «atti aventi forza normativa», ovvero decreti del presidente della repubblica. È questa la condicio sine qua non imposta dalla magistratura di controllo al ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini. Che il ministro, come sottolineano le stesse relazioni di Palazzo Spada, ha accettato. Un cambio di veste giuridica dei provvedimenti che però ha valore sostanziale e non solo formale. Perché dovendosi procedere con regolamenti, adottati come dpr, questi dovranno ripercorrere la stessa trafila degli atti appena licenziati dal Cds. E dunque, vaglio dei magistrati di Palazzo Spada e parere delle commissioni parlamentari competenti. Un iter che richiede tempi molto più lunghi di quelli necessari per l’emanazione di un semplice decreto ministeriale, quello che la Gelmini aveva previsto. Ora è tutto molto più difficile. Tanto che, in ambienti parlamentari di maggioranza, non si esclude addirittura un rinvio della riforma stessa. Il governo si è impegnato, con tanto di clausola in Finanziaria, a far decollare i nuovi licei e istituti tecnici e professionali dal prossimo settembre. Il che significa aver tutto pronto per le pre-iscrizioni, che di norma si fanno entro febbraio.
Ma a voler seguire la prassi della trafila dei regolamenti, si sarebbe già fuori tempo massimo per l’informativa a insegnanti e famiglie sui nuovi percorsi che si possono scegliere con il prossimo anno. E dunque si dovrebbe andare al rinvio al 2011 della riforma. Uno smacco per il ministro e l’intera maggioranza. Ci sono, poi, altri punti, solo in apparenza meno incisivi, su cui i magistrati di Palazzo Spada hanno puntato il dito. Tra questi, la riforma che si introduce attraverso i regolamenti degli organi collegiali, con la previsione dei dipartimenti e del comitato scientifico, una struttura che apre all’ingresso di privati nelle scuole. Modifiche, queste, che andrebbero, sempre per il Consiglio di stato, a minare l’autonomia degli istituti scolastici.
I vertici di viale Trastevere, intanto, stanno cercando di correre ai ripari. In primo luogo, prendendo un po’ di tempo: un mese in più per le preiscrizioni per le sole superiori, e dunque da farsi non entro il 27 febbraio prossimo ma entro marzo. La comunicazione, via circolare, dovrebbe arrivare nei prossimi giorni alle scuole. Resta poi il problema di fondo: rispettare il dettato di Palazzo Spada e al tempo stesso non innestare una cl’amorosa retromarcia sull’avvio della riforma. I tecnici sono tutti al lavoro. È partita la caccia all’escamotage, a partire da un attento esame di tutti i casi in cui il dicastero, alle prese negli ultimi anni con continue riforme, si è ritrovato a gestire situazioni simili.

Il Ministero: dal 2011 la nuova scuola
Pd e Cgil: rischia di saltare tutto
Per quest’anno confermato lo slittamento delle iscrizioni fino al 26 marzo
Le obiezioni del Consiglio di stato possono bloccare la riforma
La
Repubblica – 15 gennaio 2010
di Salvo Intravaia
Iscrizioni a due velocità e riforma delle scuole superiori al via dal prossimo mese di settembre. Il ministero dell’Istruzione, dopo settimane di indiscrezioni, annuncia la pubblicazione della circolare sulle iscrizioni a scuola per l’anno 2010/2011 e le relative date. Come anticipato da Repubblica. it, per iscrivere i figli alla scuola dell’infanzia, alla primaria e alla secondaria di primo grado occorrerà muoversi entro sabato 27 febbraio. Mentre per i ragazzi in ingresso alla scuola superiore, a partire dal 26 febbraio, ci sarà tempo fino a venerdì 26 marzo. I regolamenti sulla riforma non sono stati ancora pubblicati, così, genitori e studenti dovranno ancora pazientare qualche settimana per conoscere quali materie dovranno studiare nel “new deal” gelminiano.
La nota di viale Trastevere dà anche una importante conferma che fuga tutti i dubbi sulle intenzioni del governo: la riforma delle scuole superiori si farà e partirà proprio dal 2010/2011. “Il Consiglio di Stato – spiegano dal ministero – ha dato parere positivo sui regolamenti”. E “tra alcuni giorni, dopo il parere delle commissioni parlamentari, sarà resa nota la versione definitiva dei regolamenti con i quadri orari. Il ministero procederà poi a una massiccia campagna di informazione verso le scuole e le famiglie sulle novità introdotte”. Questo, nonostante le critiche dell’organismo di giustizia amministrativa sui Regolamenti stessi che richiederebbero alcune modifiche.
Ma la polemica sulla riforma non si ferma. “Il parere del Consiglio di stato sui tre regolamenti riguardanti il riordino dell’istruzione superiore rende impossibile attuare la riforma nel prossimo dal prossimo anno scolastico”, dichiara Alessandra Siragusa, componente della commissione Cultura alla Camera, che la prossima settimana dovrebbe dare il via libera ai Regolamenti. Dello stesso parere è Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil, che va oltre.
“Anche le Regioni hanno manifestato parecchi dubbi – dice Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil”. “Questa volta – continua – è il Consiglio di stato che fa una serie di importanti rilievi che richiedono il rinvio di almeno un anno”. Ma di che si tratta? “La riforma è incompleta, lo dicono gli stessi giudici – conclude Pantaleo – e le scuole non sono in grado di definire una offerta formativa per il prossimo anno da comunicare alle famiglie. Ma c’è di più: i regolamenti ledono l’autonomia delle istituzioni scolastiche e anche quella delle stesse regioni. Per fare tutto e subito si sta rischiando di dare forma ad un mostro, il tutto per recuperare i tagli programmati dal governo un anno e mezzo fa”.
Ma il governo, come aveva annunciato lo stesso premier, Silvio Berlusconi, pochi giorni fa va avanti. “La riforma dei licei – spiegano – può essere considerata epocale. L’impianto rivede complessivamente la legge Gentile del 1923”. Dal prossimo anno scolastico, prenderanno il via i nuovi licei, i nuovi istituti tecnici e i nuovi professionali. “L’obiettivo è quello di coniugare tradizione e innovazione”. Ma ancora occorre chiarire alcuni aspetti. Partirà dalla prima classe soltanto o coinvolgerà anche le seconde, come dice l’attuale testo? E saranno coinvolte, come si vocifera, anche le terza classi? La possibilità che la riforma parta dalla sola prima classe sarebbe stata condizionata alla riduzione delle ore, ma con i curricula attuali, anche in seconda e terza.
E’ certo che dal prossimo anno, in luogo dei 396 indirizzi attuali (tra sperimentazioni e corsi ordinamentali) ce ne saranno soltanto 23: 6 licei, 11 istituti tecnici e 6 indirizzi per gli istituti professionali. “Si supera – commentano dal ministero – la frammentazione che ha caratterizzato gli ultimi decenni della scuola italiana”. Ma sullo sfondo della riforma restano i rilievi del Consiglio di stato che nei pareri “si sofferma sui punti che non ritiene superati o assorbiti dalla risposta del Ministero”, dopo lo stop di dicembre.
Secondo i giudici, il Piano programmatico (quello che ha teorizzato e sta attuando il taglio di 133 mila posti nella scuola in soli tre anni) viene impropriamente “richiamato a monte e a valle”, ma prende atto che il ministero riformulerà il testo. Ma c’è dell’altro. Il Consiglio di stato mantiene forti perplessità sul Comitato scientifico (con soggetti esterni) e sui Dipartimenti di cui le scuole dovrebbero dotarsi fra qualche mese. “La disposizione suscita perplessità” sia perché gli organismi in questione sono estranei alla delega che il Parlamento ha votato al governo sulla riforma, sia riguardo “al rispetto dell’autonomia scolastica, apparendo poco convincente la giustificazione fornita dal Ministero”.
E conferma anche l’obiezione sulla opportunità di emanare semplici decreti ministeriali successivi per le “Indicazioni nazionali” sugli obiettivi specifici di apprendimento, sull’Articolazione delle cattedre per ciascuno dei percorsi liceali in relazione alle classi di concorso del personale docente e sugli gli Indicatori per la valutazione e l’autovalutazione dei percorsi liceali. “La natura dell’oggetto di disciplina – si legge nei regolamenti – suggerisce l’utilizzo di atti aventi forza normativa. (…) La Sezione prende atto che il Ministero ha raccolto tale suggerimento”.
Ed è su questo punto che le cose potrebbero andare per le lunghe. I tre Regolamenti devono ancora essere votati dalle commissioni Cultura di Camera e Senato, andare alla firma del Presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, ottenere l’ok della Corte dei conti ed essere pubblicati in gazzetta per essere attuativi. Ma per essere completa la riforma dovrebbe anche contenere i tre documenti che la Gelmini contava di produrre con semplici decreti. Si tratterà, con tutta probabilità, di decreti del Presidente della repubblica soggetti ad un iter piuttosto lungo.

 

Il CdS dice sì alla riforma, ma con riserva

Orizzonte scuola – 16 gennaio 2010

red – Sono stati resi pubblici i pareri del Consiglio di Stato circa la riforma delle superiori. Un parere positivo ma con qualche ombra

Nel parere vengono espressi dubbi circa la legittimità dell’istituzione dei dipartimenti del Collegio dei Docenti e dei comitati tecnico scientifici e nazionali senza una delega da parte del Parlamento

 Inoltre, sempre di natura prettamente giuridica, ha messo in dubbio la legittimità di provvedimenti relativi a indicazioni naionali, aritocolazioni cattedre e classi di concorso, indicatori di valutazione e autovalutazione attraverso dei semplici decreti ministeriali

 

Riordino II Ciclo: il parere della CISL

Riforma del II ciclo. Le condizioni per partire bene: nota della

Segreteria Nazionale della CISL Scuola

CISL – 15 gennaio 2010

Per la CISL Scuola quella del secondo ciclo è una riforma necessaria e urgente: lo sosteniamo da tempo e abbiamo su questo obiettivo speso un forte impegno già nella passata Legislatura. Espressi dal Consiglio di Stato i pareri definitivi, la CISL Scuola ribadisce che l’avvio della riforma deve avvenire in presenza di alcune necessarie condizioni, tra le quali rivestono assoluta priorità: —>

·                     l’avvio contestuale per tutte le “filiere” del sistema (licei, istituti tecnici, istituti professionali);

·                     la doverosa gradualità, con il coinvolgimento limitato per l’a.s. 2010/11 alle sole classi prime;

·                     la garanzia, per le classi successive, delle condizioni che consentano di proseguire e completare senza stravolgimenti i percorsi in atto. Ciò significa che non sono ipotizzabili interventi pesanti sui “quadri orari”, tali da sconvolgere l’articolazione disciplinare;

·                     forti iniziative di accompagnamento in termini di formazione e riqualificazione del personale.

Spetta al Ministro e al Governo, anche a fronte delle osservazioni contenute nei pareri del Consiglio di Stato, individuare le soluzioni per una emanazione in tempi congrui delle disposizioni che devono dare completa definizione al nuovo quadro ordinamentale: nel frattempo il nostro auspicio è che le condizioni rivendicate dalla CISL Scuola per garantire una “buona partenza” della riforma possano trovare riscontro e sostegno anche nelle posizioni che nei prossimi giorni si assumeranno in autorevoli sedi politiche.

Continua, inoltre, l’impegno della CISL Scuola per una riduzione e rimodulazione dei previsti interventi sugli organici, così come la rivendicazione di una piena copertura del turn over, attraverso un consistente piano di assunzioni a tempo indeterminato, che assicuri all’intero sistema un quadro certo e stabile di risorse professionali.