Italo Svevo

Pubblicità

Sharing is caring!

Pubblicità

Una tematica importante: salute e malattia

Le dottrine della filosofia irrazionalista e la scoperta freudiana dell’ inconscio hanno importanti riflessi sulla narrativa del periodo tra la fine dell’ Ottocento e l’ inizio del Novecento. Il romanzo, in effetti, si libera dagli schemi fissi di matrice romantica e naturalistica, assumendo un aspetto vicino alle esigenze evoluzionistiche della cultura del tempo.
In Italia, questo nuovo tipo di romanzo prende l’avvio da Italo Svevo, la cui attività di narratore inizia proprio negli ultimi anni dell’ Ottocento. Nel romanzo “La coscienza di Zeno”, scritto nel 1923, si ha l’ opera più compiuta e originale di Svevo.
L’ autore nacque, nel 1861 a Trieste, da madre italiana e da un commerciante ebreo di origine tedesca. Studiò in Germania in un collegio e tornato a Trieste si impiegò presso la banca Union e collaborò all’Indipendente, il giornale dell’ Irredentismo giuliano. La sua vita come impiegato di banca è descritta in una parte del suo primo romanzo “Una vita”, pubblicato nel 1892 con lo pseudonimo di Italo Svevo. In tutta la sua opera, Svevo non fa altro che confessarsi, per cui basta leggere i suoi romanzi per sapere tutto della sua vita, se non nei dettagli concreti, nei grandi momenti scanditi dalla giovinezza (Una vita), dalla età di mezzo (Senilità) e dalla maturità, che precede la vecchiaia (La coscienza di Zeno).
Quest’ ultimo romanzo non ha una vera e propria trama, ma è articolato in sei capitoli, da una “Prefazione” e da un “Preambolo”. La malattia è il centro e la novità di quest’ opera, legata al fattore “coscienza”. Dunque Zeno Cosini, il protagonista, si presenta come un caso clinico per l’ormai nascente scienza della psico-analisi. Attraverso la stesura della sua autobiografia, vengono evidenziati i termini “malattia” e “salute” che si intersecano in un’opposizione ambigua e problematica. Il protagonista è un uomo ammalato, intossicato dal fumo, debole e suggestionabile: di qui la decisione di sottoporsi ad una indagine psico-analitica, trasformando il romanzo in una sorta di “confessione” scritta per consiglio del “dottor S.”. Quest’ ultimo, poi, pubblicherà il manoscritto per vendetta nei confronti del paziente che ha creduto bene di interrompere la cura. Il romanzo vero e proprio ha inizio nel terzo capitolo, intitolato “Il fumo” nel quale Zeno ripercorre i lunghi periodi del suo travagliato rapporto con le sigarette e dell’ ultimo tentativo dell’ “ultima sigaretta”. In questo capitolo sono narrati i vari e falliti sistemi di smettere di fumare: l’origine del vizio può essere ricondotta alla rivalità con la figura paterna e Zeno oscilla tra il desiderio cosciente di smettere e il piacere che gli deriva dall’ infrazione inconscia di un divieto. Zeno si accorge che la sua malattia s’identifica con la sua coscienza sofferente. Le radici della malattia affondano e si diramano nel tessuto della società contemporanea e nell’ ambiguità morbosa degli individui. La crisi dell’uomo contemporaneo, secondo Svevo, è tanto più ampia quanto maggiore ne è la consapevolezza. In questo romanzo, come negli altri, c’è un tipo umano costante: una figura di vinto, di creatura travolta e “macerata in una vita immonda strangolatoria che tuttavia non prevale fino a scancellare in fondo all’anima un segno di superiore umanità”. Si tratta di un uomo malato nella volontà, che ha coscienza della sua incapacità di vivere, che si abbandona alle cose e agli eventi e se ne fa consciamente travolgere. Egli, incapace di avviare un cordiale rapporto con la realtà che lo circonda, è un vinto, perché la malattia della coscienza e la inettitudine escludono la lotta. Questa alienazione però non è connaturata all’ uomo, ma nasce da precise ragioni storiche. Al contrario, la salute coincide con la forza e la vitalità, poiché quando “l’inetto” prende coscienza della propria malattia, potendo utilizzarla come strumento di conoscenza, si trova in una condizione privilegiata e di guarigione. Anche Zeno, quando lo ritroviamo perfettamente inserito attraverso l’ analisi della sua conoscenza, riacquista la “salute”. “Nel momento in cui incassò i denari, gli si allargò il petto al sentimento della forza e della salute”, Zeno sentì l’esigenza di interrompere le sedute dallo psicoanalista. Infatti, proprio attraverso la “coscienza “, si cercano di superare gli egoismi, le passività, le debolezze risalendo alle radici dell’ Io freudiano e ripercorrendo gli oscuri meandri dell’ inconscio. È proprio la scienza della psico-analisi che diventa il supporto delle folgoranti investigazioni di Svevo attraverso le quali lo stesso Zeno ritroverà la propria coscienza.
Svevo si lega ad una situazione europea: l’accostamento a Proust e a Joyce che frequentemente viene fatto, va accettato con molte cautele e distinzioni, ma è certo che Svevo si inserisce perfettamente in quella scoperta dell’ inconscio che è la profonda novità che la narrativa del Novecento innesta nella scoperta del quotidiano che era stata la caratteristica dell’Ottocento realista. È certo che Svevo, insieme a Pirandello, è la voce che può degnamente inserirsi nel coro europeo che in quegli anni scopre il volto enigmatico ed oscuro del vivere; è certo che lo scacco dei suoi personaggi di fronte alla vita è quello che Chaplin esemplificava nel suo Charlot.

torna all’indice della tesina L’inserimento dell’anziano nella famiglia d’oggi esame di stato 2003 – dirigente di comunità – di Maria Paola Viale

Pubblicità
Paola Viale

Paola Viale

Insegnante di scuola primaria in Liguria

shares
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: