Italo Svevo


La biografia

Italo Svevo, pseudonimo di Ettore Schmitz, nasce a Trieste nel 1861.  Trieste, città di confine, risente fortemente della cultura austriaca, una cultura questa che lo porterà allo studio di diversi autori quali Nietzche, e in particolar modo Sigmund Freud.  A 17 anni, dopo diversi anni di studio all’estero, torna a Trieste, dove si iscrive a studi di carattere commerciale, e, dopo due anni, comincia a lavorare come impiegato in una banca di Trieste; da questo momento in poi, Svevo, darà avvio a una fortunata carriera professionale che gli consentirà di affermarsi prima come commerciante e in seguito come industriale, ma che gli permetterà di dedicare alla scrittura solo pochi ritagli di tempo.  In questo periodo, in cui lavora come impiegato in una banca di Trieste; scrive il primo romanzo: “UNA VITA”, romanzo che non fu molto diffuso, anche perché lo pubblica a proprie spese.  Successivamente, Svevo, sposa una cugina, il cui padre ha unimportante impresa che produce vernici per sottomarini che gli consentirà di inserirsi nell’alta borghesia triestina, ma al contempo continua a coltivare i propri interessi letterari.  A questo periodo risale la pubblicazione del secondo romanzo, “SENILITA”. che come Una vita”, non farà un grande successo e verrà apprezzato dalla critica e dal pubblico solo dopo molti anni.  Nel 1906/1907, per motivi di lavoro, prende lezioni private da un giovane irlandese, lo scrittore James Joyce, che diventa suo amico e ne comprende le potenzialità come scrittore, e lo fa conoscere ad amici letterati.

La notorietà di Svevo inizia negli anni ’20, dopo la pubblicazione del terzo romanzo, “LA COSCIENZA DI ZENO”. del 1921, quando in un articolo di giornale Montale parla di lui.  La fama dura comunque ben poco, in quanto Svevo muore in un incidente automobilistico.  Oltre ai romanzi, che rimangono la sua opera più importante, ha scritto anche una serie di novelle e commedie.

 

Le opere

UNA VITA

“Una vita”, il primo romanzo di Svevo, fu pubblicato a sue spese nel 1892, con scarsissimo successo. nonostante presenti già parecchie analogie con “La coscienza di Zeno”, il romanzo che gli donerà la fama.  Alfonso Nitti, il protagonista, che è un giovane impiegato di una banca frustrato dai suoi sogni di letterato dilettante e dal grigiore della vita di ogni giorno, rappresenta Svevo stesso, e incarna la tipica figura dell’inetto.  Alfonso, un giorno, viene insperatamente accolto nel salotto intellettuale di Annetta, figlia dei proprietario della banca; così facendo Alfonso ha la possibilità di sedurre Annetta e dì convincerla a portarlo all’altare, e di capovolgere quindi la sua condizione sociale, ma improvvisamente si tira indietro.  Col pretesto di una malattia della madre va al suo paese , e, quando torna in città, è ormai troppo tardi per sposare Annetta, gia impegnata col cugino Macario.  Fiero di aver rinunciato a un amore nato “dalla vanità e dalla cupidigia”, Alfonso, si illude di aver raggiunto quella purezza e superiorità spirituale che gli consentiranno di scrivere il libro fondamentale che aveva progettato prima di sposare Annetta.  Trasferito in un ufficio di minore importanza reagisce male, minacciando il proprietario.  In seguito a questo episodio, Alfonso, scrive ad Annetta chiedendo un colloquio chiarificatore, ma la famiglia della giovane interpreta la lettera come un ricatto e, all’appuntamento, Annetta si presenta col fratello maggiore.  Alfonso, convinto che anche Annetta voglia la sua morte, si uccide.  Sin dalla prima opera di Svevo emerge un carattere abbastanza autobiografico in quanto sia Svevo che Alfonso Nitti lavorano in una banca, ed entrambi hanno ambizioni letterarie che non riescono a realizzare, ma soprattutto tutti e due rappresentano la figura dell’inetto, ossia una persona che non sa prendere decisioni e che non si rispecchia nella società che lo circonda.  La figura dell’inetto sarà ripresa e analizzata ancora più a fondo in Senilità”, ma soprattutto in La coscienza di Zeno”.  Come si può notare, emerge, sin dalla sua prima opera, una visione della vita profondamente pessimista che condizionerà tutte le successive opere di Svevo.

SENILITA

Il romanzo “Senilità” fu pubblicato per la prima volta a puntate sul giornale triestino “Indipendente” e raccolto in volume, a spese dell’autore, nel 1898; il successo, scriveva lo stesso Svevo “fu nullo del tutto”.  Dopo la pubblicazione della Coscienza di Zeno e lesplodere della tardiva notorietà letteraria, Svevo fu indotto dai giudizi di Joyce “‘ è di gran lunga il suo migliore libro”” e di Montale “un romanzo quasi perfetto”, a rivedere e ripubblicare il romanzo a quasi trent’anni dalla prima pubblicazione.

Il protagonista Emilio Brentani; è, come I”Alfonso di “Una vita”, un inetto, un modesto impiegato con velleità letterarie che vive con la scialba e mite sorella Amalia un’esistenza monotona, in uno stato di precoce rinuncia alle gioie della vita. Un giorno decide di concedersi una superficiale avventura con Angiolina, bella e furba “donna dei popolo” di facili costumi; ma a poco a poco se ne innamora, e la passione si fa tanto più forte e bruciante quanto più la donna gli mente lo tradisce. Emilio chiede allora aiuto all’amico Stefano Balli, uno scultore fallito, fortunato e abile con le donne.  Il risultato è disastroso: sia Angiolina sia Amalia si innamorano del Balli.  Emilio tenta invano di impedire la relazione tra Angiolina e I”amico, ma non ha difficoltà a troncare la passione della sorella: Amalia comincia a drogarsi con letere, si ammala e muore.  Rimasto solo, Emilio ritorna alla sua condizione di inerzia e di “senilità”, costruendosi col passare degli anni un ricordo idealizzato di Angiolina, fittiziamente abbellita delle doti spirituali della sorella morta.

La figura dell’inetto Emilio Brentani è centrale nel romanzo e presenta diverse analogie con I”Alfonso Nitti di “Una vita”” poiché entrambi sono delusi dalla propria condiziona sociale e dalle loro relazioni sentimentali, ma soprattutto perché entrambi rappresentano alla perfezione la figura dell’inetto.  Anche in questa opera di Svevo si può notare come la visione dell’autore sia fortemente pessimista; entrambi i personaggi infatti concludono la loro storia in modo tragico: Alfonso Nitti col suicidio mentre Emilio Brentani con il ritorno a quella condizione di senilità da cui cercava di evadere.

LA COSCIENZA DI ZENO

Pubblicato nel ’23, è molto diverso dai precedenti, nella composizione e nella struttura interna.  Nei primi due c’è un narratore esterno, che focalizza la sua attenzione su un personaggio e di volta in volta assume il suo punto di vista.

Nella “Coscienza di Zeno” il narratore è il protagonista stesso (Romanzo interiore) che lascia fluire le sue emozioni e i suoi pensieri senza seguire un filo narrativo rigoroso, ma occupandosi del suo inconscio lasciato libero di emergere; è una tecnica nuova, usata in tutta la narrativa del “900 e comune a Joyce lo stream of consciousness”, il flusso di consapevolezza per cui l’attenzione non è più posta sull’intreccio degli eventi, ma sullinteriorità del personaggio. La struttura narrativa non rispetta le regole del romanzo dell’800, che ha una sua coerenza, ad esempio di carattere cronologico; qui infatti c’è una rottura di questa costante ottocentesca.

La struttura è aperta e la storia si svolge attraverso nuclei tematici, legati ai diversi momenti della vita dei protagonista, Zeno Cosini, ritenuti significativi (la morte dei padre, il vizio dei fumo, il rapporto con la moglie, quello con I”amante, la società commerciale che apre con il cognato Guido, e la sua rivalità con questo; ad ogni momento è dedicato un capitolo (struttura frantumata).

Dal romanzo si nota la forte influenza che Svevo aveva ricevuto dallo studio della Psicoanalisi; Svevo, infatti, fu l’unico grande romanziere del primo novecento italiano a ricevere e assimilare le correnti filosofiche provenienti dall’Europa centrale subendone il fascino; per questo Svevo è riconosciuto come il più “europeo” tra i grandi letterati italiani d’inizio secolo.

Nel romanzo, Svevo, parte proprio dalla psicanalisi di Freud, pensando però che ci sia una spaccatura: da una parte capisce la portata di queste nuove teorie, ma ritiene la

psicanalisi solo utile a definire delle categorie di personaggi letterari, non la ritiene una terapia utile.

Zeno Cosini, un maturo e agiato commerciante Triestino, ha scritto la storia della sua vita su consiglio dei dottor S. lo psicoanalista che lo ha in cura, ma a un certo punto ha interrotto la terapia; allora il dottor S., per vendetta, ha deciso di pubblicare i ricordi dei suo ex paziente.  E” quanto il lettore apprende da una brevissima prefazione che si finge scritta dallo psicoanalista; il resto del romanzo è costituito dalla autobiografia di Zeno, divisa in capitoli che non seguono, come già detto, un preciso ordine cronologico, ma raccolgono momenti, fatti, situazioni della vita dei protagonista attorno ad alcuni temi fondamentali..

.A un breve preambolo, in cui compare una prima autopresentazione seguono: “il fumo”, incentrato sugli innumerevole e vani tentativi di Zeno di smettere di fumare; “La morte di mio padre” dove Zeno, partendo dal dolore per la morte del genitore , ripercorre il suo ambivalente rapporto con lui; “la storia dei mio matrimonio” dedicata agli strani percorsi attraverso i quali, Zeno, invece di sposare la ragazza che ama, ne sposa la sorella brutta e strabica, approdando insperatamente a un matrimonio felice; “la moglie e l’amante”, in cui Zeno tradisce la moglie pur continuando ad amarla; “storia di un associazione commerciale,” dove si narrano le numerose avventure commerciali di Zeno.  L’ultimo capitolo, “la psicoanalisi”, si finge scritto un anno dopo, durante la guerra. Grazie a spregiudicate speculazioni finanziarie Zeno ha riportato diversi successi, si sente pienamente guarito e ripudia la psicoanalisi.

Dall’ultimo capitolo in particolare emerge il pensiero di Svevo che non riteneva la psicoanalisi un valido metodo dì cura dalle nevrosi, ma ne subisce comunque il grande fascino.  La visione pessimistica che emergeva sia da “Una vita” che da “Senilità” viene ripresa nell’ultimo capitolo dei romanzo e viene enunciata dallo stesso Zeno Cosini in questo modo: “la malattia è una condizione comune a tutti gli uomini; forse il cosmo recupererà la salute quando un uomo un po più ammalato degli altri, con un esplosivo incomparabile, farà esplodere la terra, che ritornerà alla forma di nebulosa, errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie”.

dalla tesina multidisciplinare esame di stato 2005 di Federico Sorrenti

La psicoanalisi in rapporto alla cultura del novecento