L’IMPOSTA

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Scienza delle finanze

È una prestazione di denaro, istituita e regolata dalla legge, posta a carico del contribuente in relazione alla ricchezza di cui gode secondo principi di  equità.

Nell’800, nonostante sia presente una finanza neutrale, è la fonte principale di entrate che servono a coprire il costo dei servizi e segue un imposizione discrezionale e arbitraria.

Negli stati moderni, dove la finanza è funzionale, oltre ad essere fonte de entrata, l’imposta rappresenta lo strumento di intervento dello stato in campo economico e sociale ed è necessaria per la realizzazione di obiettivi di politica economica.

Una persona può essere sottoposta all’imposta solo se la situazione in cui si trova coincide con la fattispecie astratta della legge come presupposto. Questa situazione serve a determinare la capacità contributiva del soggetto, cioè una qualsiasi disponibilità di ricchezza per il pagamento dell’imposta. Questa ricchezza è rappresentata dal reddito posseduto dal soggetto che rappresenta il tenore di vita e sul quale è giusto far ricadere l’imposta. Ha determinare la capacità contributiva è la natura e l’ammontare del reddito, e per far si che ci sia un redistribuzione equa bisogna attuare delle discriminazioni. Secondo la discriminazione quantitativa (equità orizzontale) i redditi più alti sono assoggettati ad aliquote più alte e sono esentati coloro che detengono redditi molto bassi e che hanno perciò una capacità contributiva nulla. Questo tipo di discriminazione si effettua con le imposte progressive. Secondo la discriminazione qualitativa si applica una discriminazione in base alla natura del reddito e si può realizzare con detrazioni o con altri sgravi fiscali sul reddito lavoro o con imposizioni speciali sul patrimonio, o ancora con un imposta diretta al valore del patrimonio.

Ci sono delle parti di reddito di capacità contributiva che sono utilizzate per delle spese necessarie come cure mediche, istruzione figli, anche avere una famiglia a carico, che non sono soggette all’imposta.

Tra impositore e contribuente, nel momento del “presupposto”, nasce un rapporto giuridico, chiamato rapporto d’imposta, nel quale la legge determina: il soggetto attivo, che è lo stato o qualsiasi altro ente statale in quanto sono finanziatori; il soggetto passivo(*), che è il contribuente, in quanto deve pagare; l’oggetto, che è rappresentato dal presupposto o comunemente il bene prestato; la base imponibile, che è il valore monetario attribuito all’oggetto; l’aliquota,che è il rapporto in percentuale tra base imponibile e importo dell’imposta(somma da pagare); ed infine la fonte; che rappresenta la quota dalla quale il contribuente ricaverà il pagamento.(riserva legge).

(*) Ci può essere un secondo soggetto passivo, sostituto d’imposta, il quale, per una maggiore sicurezza nella riscossione, è tenuto a pagare l’imposta al posto del contribuente in un primo momento, ma in un secondo riavrà quei soldi dal contribuente (ambito lavorativo).

È lo stato che stabilisce questi criteri e lo fa seguendo principi di universalità e di uniformità che discendono dagli artt 2 e 3. Il principio di universalità prevede che tutti i cittadini che formano lo stato civile e che partecipano alla spesa pubblica, quindi anche gli stranieri, siano assoggettati alle imposte. Nonostante tutto sono presenti delle esenzioni per alcuni tipi di imposte  e delle agevolazioni per coloro che detengono un reddito basso che non sono contrari al principio di eguaglianza bensì lo completano (eguaglianza sostanziale). Il principio di uniformità prevede una redistribuzione equa delle imposte facendo riferimento alla situazione economica del soggetto. Per il principio di uniformità sono state attuate delle teorie: secondo le teorie volontaristiche l’imposta è un compenso che il cittadino da allo stato in base al beneficio che ritrae dal servizio e in base al reddito che possiede, secondo altri studiosi tutto si basa sul sacrificio e la ripartizione è equa se il sacrificio è uguale per tutti, cioè quando ogni contribuente perde la stessa quantità di utilità; secondo altri studiosi è equo se è in relazione con la ricchezza,cioè la percentuale è uguale per tutti (sacrificio proporzionale); secondo altri economisti non si può tassare reddito più basso se ancora non si è tassata l’eccedenza di quello più alto, perciò non si prende in considerazione il sacrificio individuale bensì collettivo e il minore possibile (sacrificio minimo collettivo). Queste teorie sono state molto criticate in quanto il beneficio non può essere individualizzato e il sacrificio non può essere a sua volta generalizzato perché varia a seconda del soggetto. È per questo motivo che si è creato l’indice di capacità contributiva. 

di Francesco Avolio

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