La casa del giovane di Pavia

 

Relazione sull’uscita didattica di Marianna Diterlizzi

Il 19 maggio siamo andati a visitare la casa del giovane di Pavia; questa è stata fondata ufficialmente intorno al 1970 da un prete che inizialmente ospitava i ragazzi che si drogavano o comunque assumevano sostanze tossiche nella cantina che era la sua dimora. La casa è suddivisa in vari palazzi all’interno di Pavia. Noi ne abbiamo visitati solo alcuni, come la sala di stampa, dove venivano realizzati libri, la falegnameria, dove restauravano mobili molto vecchi considerati da alcuni da buttare” e un’altra sala dove fabbricavano finestre sia per la casa sia per privati.
È stato bello avere a che fare con gente, che nonostante il suo passato, aveva voglia di andare avanti e di ricominciare da zero, anche se, come hanno detto esplicitamente alcuni di loro, a volte sembra impossibile quella ripida salita da effettuare, e avrebbero voglia di quelle sostanze che assumevano in precedenza. Per chi, come un ragazzo che ci ha parlato, fuori da quella casa aveva anche una ragazza, la cosa si fa ancora più difficile, poiché ci sono regole che gli impongono quando vederla e quando sentirla e il che non accade molto spesso.
La giornata si è svolta nel seguente modo: inizialmente ci siamo riuniti in una sala, abbiamo conosciuto Vincenzo e dopo di che abbiamo visto un filmato dove riassumevano la storia della casa del giovane di Pavia, quando e per opera di chi è stata creata. Poi ci hanno fatto lavorare” perché un po di fatica non fa male, come ha detto Vincenzo. Il lavoro” consisteva nello smontare panchine e portarle in una stanza. Nel pomeriggio abbiamo parlato di bullismo, del carcere e della droga.
Io credo che nessuno potesse parlarci in modo più dettagliato riguardo questi tre argomenti più di Vincenzo, poiché lui stesso le ha provate sulla propria pelle, e ancora oggi sta scontando le pene; ci ha raccontato alcune sue vicende, e tutto ciò mi è stato di grande utilità poiché ha fatto nascere in me, e penso anche ad altri miei compagni, la necessità di pensarci, e di non far scivolare tutto via pensando che tanto non ci riguarda e non ci riguarderà mai, poiché, come ha detto il signor Vincenzo, queste cose potrebbero anche non capitare a noi, ma magari stanno capitando al nostro vicino di casa!”.
Vorrei concludere questo testo dicendo che questa giornata è stata molto utile, ha ampliato, anche se in modo indiretto, le mie esperienze e senza di essa non avrei mai ragionato cosi profondamente su questi argomenti, cioè droga carcere e bullismo.