La convivenza civile in classe: rispettare e valorizzare le opinioni degli altri insegna a diventare cittadini – di Daniele Sammartino

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L’Istituzione scolastica, in primo luogo, ha come obiettivo quello di formare culturalmente i giovani, di educarli e di farne dei buoni cittadini.
La scuola è un luogo d’importanza incalcolabile per i ragazzi. Andarci è una necessità, ma soprattutto un diritto e un dovere.
Ci si reca a scuola per apprendere, per socializzare e per confrontarsi con altre persone della nostra età. Il confronto è importante, perché consente di scambiare opinioni e quindi di crescere insieme. Troppo spesso non si tiene conto delle opinioni degli altri ma si ritiene che la propria idea sia la migliore e che non possa essere discussa in nessun modo.
Molte volte alunni volenterosi vorrebbero seguire e partecipare attivamente alla lezione, ma questo è impedito loro dai compagni disinteressati, che disturbando, non contribuiscono alla creazione di un clima sereno in classe.
Un altro esempio lampante è quello del bullismo, che si sta radicando sempre di più nelle scuole. Approfittare della propria forza, delle proprie capacità o delle proprie amicizie per umiliare i compagni è un comportamento meschino, che finisce per far allontanare questi ultimi da una parte della classe. Il bullo è una persona che trova piacere nel far soffrire fisicamente e psicologicamente gli altri.
Queste sono delle chiare situazioni in cui la convivenza civile viene meno.
Che cos’è allora la convivenza civile?
Secondo me, la convivenza civile in una classe significa rispettare indifferentemente qualsiasi persona ne faccia parte, dagli alunni ai professori, senza esercitare pressioni indebite, né morali né fisiche; assumersi le proprie responsabilità e se ce ne fosse bisogno, aiutare le persone in difficoltà senza disinteressamenti.
Imparare a rispettare le regole di una piccola “comunità” come lo è la classe, fa si che tale comportamento in futuro si estenda ad ambienti più ampi, facendo di noi cittadini consapevoli della realtà che ci circonda, rendendoci sensibili in campo sociale.

La convivenza civile in classe: rispettare e valorizzare le opinioni degli altri insegna a diventare cittadini.
L’Istituzione scolastica, in primo luogo, ha come obiettivo quello di formare culturalmente i giovani, di educarli e di farne dei buoni cittadini.
La scuola è un luogo d’importanza incalcolabile per i ragazzi. Andarci è una necessità, ma soprattutto un diritto e un dovere.
Ci si reca a scuola per apprendere, per socializzare e per confrontarsi con altre persone della nostra età. Il confronto è importante, perché consente di scambiare opinioni e quindi di crescere insieme. Troppo spesso non si tiene conto delle opinioni degli altri ma si ritiene che la propria idea sia la migliore e che non possa essere discussa in nessun modo.
Molte volte alunni volenterosi vorrebbero seguire e partecipare attivamente alla lezione, ma questo è impedito loro dai compagni disinteressati, che disturbando, non contribuiscono alla creazione di un clima sereno in classe.
Un altro esempio lampante è quello del bullismo, che si sta radicando sempre di più nelle scuole. Approfittare della propria forza, delle proprie capacità o delle proprie amicizie per umiliare i compagni è un comportamento meschino, che finisce per far allontanare questi ultimi da una parte della classe. Il bullo è una persona che trova piacere nel far soffrire fisicamente e psicologicamente gli altri.
Queste sono delle chiare situazioni in cui la convivenza civile viene meno.
Che cos’è allora la convivenza civile?
Secondo me, la convivenza civile in una classe significa rispettare indifferentemente qualsiasi persona ne faccia parte, dagli alunni ai professori, senza esercitare pressioni indebite, né morali né fisiche; assumersi le proprie responsabilità e se ce ne fosse bisogno, aiutare le persone in difficoltà senza disinteressamenti.
Imparare a rispettare le regole di una piccola “comunità” come lo è la classe, fa si che tale comportamento in futuro si estenda ad ambienti più ampi, facendo di noi cittadini consapevoli della realtà che ci circonda, rendendoci sensibili in campo sociale.
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