La libertà, poesia di Metastasio – di Carlo Zacco

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Poesia Arcadica.
Per quello che riguarda la poesia italiana di questo periodo, tutte le tendenze
poetiche sono riconducibili all’esperienza e al gusto dell’Arcadia, che impone
la sua egemonia per tutto il periodo.
 – l’obiettivo
dell’Arcadia è quello di estirpare il cattivo gusto, e riportare la
poesia alla naturalezza e alla semplicità proprie della tradizione
classica rinascimentale: ordine, misura, regolarità, chiarezza.
 – Ne venne fuori un
classicismo ‘minore’: la poesia arcadia è per la stragrande maggioranza
delle volte poesia d’occasione, finalizzata ad un intrattenimento
sociale garbato
, oppure subordinata alla musica (nel Melodramma) non ci
sono:
1)     
né la profondità dei temi toccati dal classicismo rinascimentale;
2)     
né il forte impegno sociale, politico, morale del classicismo
illuminista;
Metastasio
Vita.
Pietro Trapassi
, nato a Roma nel 1698. Viene adottato all’età di 10
anni dal Gravina, che gli cambia il nome grecizzandolo in Metastasio. Prenderà
gli ordini religiosi minori;
 – a Napoli si
innamora di una cantante d’opera ed entra in contatto col mondo del teatro,
divenendo librettista famoso;
 – a Vienna: prende
il posto di Apostolo Zeno come poeta di corte, e tenne la carica per
cinquant’anni.
 – le sue opere più
famose sono libretti d’opera: Didone Abbandonata; L’olimpiade; Attilio
Regolo;
La Clemenza di
Tito
 (Mozart);
La Libertà
In questa
canzonetta
il poeta canta la sua felicità nell’essersi finalmente liberato
di una passione d’amore per una certa Nice, che lo stava consumando. Tra le cose
di cui il poeta si rallegra ci sono il fatto di non essere più schiavo della
Donna; e il fatto di poter vedere lei anche nei suoi difetti.

 

 

 

 

5

Grazie agl’inganni tuoi,

al fin respiro, o Nice,

al fin d’un infelice

ebber gli dei pietà:

   sento da’ lacci suoi,

sento che l’alma è sciolta;

non sogno questa volta,

non sogno libertà.

Inganni: tradimenti;

 

 

 

suoi: sento che l’anima è sciolta
dai suoi lacci (dell’anima stessa);

 

non sono libertà: perché ce l’ho
già;

 

10

 

 

 

 

15

Mancò l’antico ardore,

e son tranquillo a segno,

che in me non trova sdegno

per mascherarsi amor.

   Non cangio più colore

quando il tuo nome ascolto;

quando ti miro in volto

più non mi batte il cor.

mancò: venne meno

a segno: al punto che

non trova…Amor: amore non trova in
me rabbia con cui mascherarsi, 

– cioè: non provo più nemmeno
disprezzo
per te;

non cangio colore: non arrossisco

 

 – non mi batte il cuore

 

 

 

20

Sogno, ma te non miro

sempre ne’ sogni miei;

mi desto, e tu non sei

il primo mio pensier.

   Lungi da te m’aggiro

senza bramarti mai;

son teco, e non mi fai

né pena, né piacer.

 – di notte non sogno più
di te

 

 – alla mattina non sei più il mio primo
pensiero;

 

 

 – non mi manchi quando sei lontana;

 – mi sei indifferente quando sei con me;

25

 

 

 

 

30

Di tua beltà ragiono,

né intenerir mi sento;

i torti miei rammento,

e non mi so sdegnar.

   Confuso più non sono

quando mi vieni appresso;

col mio rivale istesso

posso di te parlar.

 – non mi emoziono se parlo della
tua bellezza; 

 

 – non mi arrabbio se penso agli errori
che ho commesso;

 

 – quando ti avvicini non mi sento
confuso;

 

 -posso parlare col mio rivale in amore
senza provare gelosia;

 

 

35

 

 

 

 

40

Volgimi il guardo altero,

parlami in volto umano;

il tuo disprezzo è vano,

è vano il tuo favor;

   che più l’usato impero

quei labbri in me non hanno;

quegli occhi più non sanno

la via di questo cor.

 – sia che tu mi guardi con
sguardo altezzoso,

 – sia con sguardo affettuoso

 – il tuo disprezzo e la tua gentilezza
non sono niente per me;

 

 

 – le tue labbra non hanno più nessun
potere su di me;

 – i tuoi occhi non mi arrivano più al
cuore;

 

 

 

 

45

Quel, che or m’alletta, o spiace.

se lieto o mesto or sono,

già non è più tuo dono,

già colpa tua non è:

   che senza te mi piace

la selva, il colle, il prato;

ogni soggiorno ingrato

m’annoia ancor con te.

tutte le emozioni che provo
(tristezza o gioia) non dipendono più da te (mentre prima lei era in
grado di determinare gioia e dolore);

 

 

 – stare con te o stare senza di te per
me è lo stesso;

 

50

 

 

 

 

55

Odi, s’io son sincero;

ancor mi sembri bella,

ma non mi sembri quella,

che paragon non ha.

   E (non t’offenda il vero)

nel tuo leggiadro aspetto

or vedo alcun difetto,

che mi parea beltà.

ti dico la verità: mi sembri
ancora bella, ma non ‘la più bella di tutte’

 

 

 

 – e ti dirò di più: non ti offendere,
,ma adesso vedo in  te anche qualche difetto:

 

 

 

60

Quando lo stral spezzai,

(confesso il mio rossore)

spezzar m’intesi il core,

mi parve di morir.

   Ma per uscir di guai,

per non vedersi oppresso,

per racquistar se stesso

tutto si può soffrir.

 – all’inizio, quando ho deciso di
staccarmi da te, confesso di aver sofferto molto;

 

 

 – ma è stata una sofferenza benne è
valsa la pena: perché adesso sono libero e padrone di me stesso;

65

 

 

 

 

70

Nel visco, in cui s’avvenne

quell’augellin talora,

lascia le penne ancora,

ma torna in libertà:

   poi le perdute penne

in pochi dì rinnova,

cauto divien per prova

né più tradir si fa.

 – capita che un uccellino si
invischi nella pania: ma quando riesce a liberarsi:

 – le penne poco dopo crescono;

 – e lui, per aver fatto esperienza, non
ci casca più.

 

 

75

 

 

 

 

80

So che non credi estinto

in me l’incendio antico,

perché sì spesso il dico,

perché tacer non so:

   quel naturale istinto,

Nice, a parlar mi sprona,

per cui ciascun ragiona

de’ rischi che passò.

 – siccome parlo spesso dell’amore
che ho avuto per te, tu credi che in realtà io sia ancora innamorato;

 

 

 – ma è normale che chi abbia corso un
grave rischio poi parli spesso della sua esperienza;

 

 

 

 

85

 

 

Dopo il crudel cimento

narra i passati sdegni,

di sue ferite i segni

mostra il guerrier così.

Mostra così contento

schiavo, che uscì di pena,

la barbara catena,

che strascinava un dì.

 – allo stesso modo fa il
guerriero che, dopo una battaglia, mostra le ferite e parla della lotta;

 

 

 – come pure lo schiavo liberato si
mostra contento di non essere più in catene;

 

90

 

 

 

 

95

Parlo, ma sol parlando

me soddisfar procuro;

parlo, ma nulla io curo

che tu mi presti fé

 

   parlo, ma non dimando

se approvi i detti miei,

né se tranquilla sei

nel ragionar di me.

 –se parlo, è perché il parlare
rende felice me;

 – non mi importa nulla che ti mi creda o
no;

 

 

 

 – infatti non ti chiedo cosa pensi di
queste mie parole,

 – né se ti piace intrattenerti in
conversazione con me;

 

 

 

100

Io lascio un’incostante;

tu perdi un cor sincero;

non so di noi primiero

chi s’abbia a consolar.

   So che un sì fido amante

non troverà più Nice;

che un’altra ingannatrice

è facile a trovar.

io perdo un’incostante: tu un cuore
sincero;

 

 – non so chi debba essere più contento
tra me è te;

 

 – so solo che un’amante più fedele di me
non lo troverai mai,

 – mentre un’ingannatrice come invece è
facilissima da trovare.

Stile:
simmetrie: ricerca ossessiva di corrispondenze lessicali, sintattiche, metriche:
ésprit de geometrie;
 – Sintassi/metro.C’è
assoluta coincidenza tra metro e sintassi: ogni strofa è in sé conclusa
ed è divisa esattamente in due quartine, che contengono ognuna un periodo
sintattico;  no enjambemoent;
 – Ritmo. C’à
assoluta continuità ritmica in tutte le strofe: i versi 2-3 di ogni quartina
cambiano ritmo rispetto al primo, in modo regolare per tutte le strofe; 
 – Figure
retoriche
. Le figure retoriche dominanti:
1)     
chiasmo: scandito già dallo schema di rime ABBA, è ripreso anche
da altri elementi, ad esempio la strofa 1, 1° quart.:   v.1 > gli inganni;    vv.2-3
> versi scanditi da «al fin»;    v.4 > la pietà degli dèi;
2)     
anafora: es. strofa 1, 2° quart:  sento/sento; non sogno / non
sogno; 
Significato.
Questa struttura metrica e stilistica così calcolata e simmetrica chiaramente fa
da pendant a ciò che viene detto nella poesia: cioè la liberazione dal
furor
d’amore, e il ritorno alla padronanza di se stessi;
 – è un modo per
celebrare il recupero della capacità di controllare il reale, affrontarlo con
sguardo razionale, di riprendere il controllo della situazione.

 – Leopardi si ispirerà a questo stile nella
poesia il Risorgimento (torna a scrivere poesia dopo anni di silenzio); 
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