LA MAREA

Pubblicità

Sharing is caring!

Pubblicità

racconto di Antonio Messina

NOTE DAUTORE

Antonio Messina, siciliano di Partanna, ma residente a Padova, è un autore versatile che pur essendosi affermato in qualità di autore di prosa (racconti reperibili nei migliori siti letterari della Rete, e soprattutto il romanzo L’assurdo respiro delle cose tremule – edito nel 2002 da L’autore Libri di Firenze), non disdegna di cimentarsi con successo anche nelle composizioni in versi. Il racconto che vi presentiamo, elaborato sulla rivisitazione interiore dei significati più profondi della tragedia dello Tsunami, è stato pubblicato per la prima volta sulla rivista Gemellae. Notizie più dettagliate sulla sua prolifica attività letteraria potrete trovarle visitando il ben curato sito personale www.antoniomessina.com

PATRIZIO PACIONI (Scrittore)

LA MAREA

Pubblicato dalla rivista Sarda Gemellae

Il fiume scendeva lento incespicando tra le rocce ben levigate che ogni tanto sergevano sul pelo dell’acqua. Il cielo limpido copriva di luce le cose, una luce brillante e invasiva che penetrava negli occhi e nel cuore. Il silenzio di un vento ancora dormiente lambiva gli strapiombi e giù loceano sudiva, voci di terra, antichi lamenti, un fendere di spade che ricordava battaglie, libertà, desiderio di cambiare un mondo che era sprofondato nelloblio. Lerba rigogliosa oscillava appena, un tremolio magnifico che rendeva il luogo palpitante, sembrava che quel villaggio ai confini del mondo fosse improvvisamente divenuto un mondo oleoso, un luogo dove il respiro della vita avrebbe nuovamente dato vigore alle cose. Nerver si era appena svegliato, travolto da quelloceano di luce e silenzio. La sua casa era rimasta miracolosamente in piedi, forse perché il fato ancora una volta era stato benevolo con lui, o forse perché qualcuno aveva deciso che solo un guerriero, uno solo, avesse ancora in dono la vita.
Nerver si stiracchiò, prese la coperta e la depose nel baule, poi sincamminò verso la porta. Loceano si cullava e nuvole bianche oscillavano sopra le cime.
Tutto era successo in un battito dali, l’onda assassina che aveva invaso la spiaggia, l’orrore stampato sui volti dei pescatori ed appresso la morte e la disperazione, il pianto dei sopravvissuti, lurlare muto e disperato dell’oceano che forse si era pentito ed era rientrato, spazzando nella ritirata tutto le poche cose sopravvissute. In un battito dali tutto si era dissolto tra schiuma bianca e fetore e, lentroterra sera tramutato in cimitero, un luogo orribile dove le anime appena dipartite vagavano alla ricerca di una degna sepoltura.
Nerver aveva osservato attonito il disastro, aveva osservato la gente terrorizzata correre verso le colline nella speranza di sfuggire allimmane tragedia. Poi l’onda era arrivata ancora, ancora più alta e distruttiva e gli ultimi lamenti erano stati spazzati via, le ultime voci serano come sopite e, nulla era rimasto di vivo sullentroterra.
Lisola era sperduta nelloceano, un lembo di terra quasi dimenticato dagli uomini, lontano e inaccessibile. Nessuno nel mondo moderno avrebbe saputo dellimmane tragedia, né aiuti o uomini in divisa sarebbero venuti in soccorso: nulla era successo, nulla che potesse ricordare che un gruppo di pescatori erano stati risucchiati dalloceano che si era tramutato in mostro, quello stesso oceano che un attimo prima e per secoli aveva regalato alla gente splendore e vita, sostentamento, luce e bellezza, quelloceano che adesso sembrava piangere di disperazione.
Nerver rimase qualche minuto ad osservare l’orizzonte, poi ridiscese il sentiero, piano e con il cuore in tumulto. Arrivò sulla spiaggia dopo pochi minuti. Lo spettacolo era orribile: barche sventrate dalla furia delle acque ed adesso aggrappate ai rami di quercia, corpi senza vita avvolti dalla fanghiglia, pezzi di mobil’io, fotografie dantiche esistenze spezzate, pentole: l’umanità era stata ferita a morte, il passato e il presente adesso non avevano più significato, né gioia si palpitava nell’aria, mentre loceano d’azzurro brillava, sembrava a volte scuotersi, somigliava ad un guerriero che umiliato, non sapeva se chiedere perdono o invece dissolversi per la vergogna.
Le onde spettri sembravano, spettri in ginocchio sulla spiaggia martoriata, spettri possenti che nella preghiera e nel silenzio cercavano quel perdono che nessuno poteva condividere, quel perdono che solo l’unico sopravvissuto adesso percepiva.
Silenzio, questo sudiva, impercettibile e lamentoso, sembrava che le anime fossero ritornate dal ventre dell’oceano, ed adesso in attesa sulla spiaggia, cercavano qualcuno che potesse dar loro una degna sepoltura.
Nerver chiuse gli occhi, mentre il vento cominciava a scuotere loceano e una pioggia lenta già scendeva lenta dal cielo. Guardò in fondo, oltre la scogliera l’ultimo guerriero, guardò attentamente per cercare tracce di vita, guardò sperando di non essere l’unico sopravvissuto, poi sincamminò verso la collina, sperando, sperando nella misericordia di dio, quel dio misterioso che prime ferisce e poi desidera desser perdonato. L’aria umida leggermente profumava di salsedine, e lolezzo degli animali sventrati dalla furia dell’onda assassina saliva per l’aria, un fetore frammisto a rabbia e disperazione. Nerver attesa qualche attimo e prima di rientrare in casa si fermò sulla sommità della collina, solo, racchiuso dentro irritanti pensieri di desolazione.
Nerver, Nerver!”
Lui si girò di scatto, buttando l’occhio intorno alle cose, con le mani aperte in quel cielo pastello e la mente irrigidita. Nerver nellattimo non si accorse che una lunga fila di persone dal mare proseguiva verso la collina: donne con i volti luminosi e vecchi arzilli con le folte barbe impastate di salsedine, e piccoli dai corpi delicati e aggraziati. Indietreggiò Nerver, indietreggio, poi vide la moltitudine e, nel tentare di fuggire rotolò sul fianco della collina e terminò la sua folle corsa proprio sulla spiaggia.
Nerver, Nerver, per l’amore del cielo, aiutaci” – disse con voce fievole la donna corpulenta che adesso in piedi sostava proprio davanti a lui.
Nerver non si perse d’animo, cercò devitare la paura, consapevole che qualcosa di straordinario era successo, certo che non cera nulla di cui preoccuparsi. Adesso non era solo, quelle strane presenze erano venute dalloceano, fatto alquanto insolito naturalmente, ma lui non badò alla cosa, felice di non essere solo, felice che l’isola si ripopolava, che l’isola avrebbe rivisto la luce, la pace, l’amore e, nuova bellezza.
Nerver attese, si alzò e, dopo essersi toccato le gambe e le braccia insanguinate, fece cenno alla donna di seguirlo.
Nerver, Nerver, allora non capisci” – disse la donna corpulenta, sollevando gli occhi al cielo, forse in segno di devozione, forse ad invocare ancora la presenza di dio.
Lui attese qualche istante, mentre il tratto di spiaggia antistante la collina sera già colmato e quelle strane presenze aleggiavano come fantasmi, sembravano piccole fiammelle, tutte pronte e in attesa di qualcosa che doveva ancora avvenire.
Nerver si portò le mani tra i capelli, mentre un vocio indistinto salzava per l’aria e molti bambini già giocavano e scherzavano, si rincorrevano tra le onde, danzavano come fantasmi sui relitti delle barchette martoriate dall’onda assassina. Nerver non si perse d’animo nemmeno in quellattimo, anzi silluminò, trovò vigore e nuova energia. Il suo desiderio era chiaro, in lui cera la speranza che l’isola potesse ritrovare l’antica luce, Nerver pensò che quelle apparizioni fossero opera del destino e si convinse che non cera nulla di male ad assecondare anche quella voce che continuava a comunicargli che forse stava diventato folle.
Nerver, sei rimasto da solo e solo tu potrai esaudire il nostro desiderio”, continuò la donna.
Di quale desiderio parlate, signora?” – disse lui, felice per un verso, dall’altro terrorizzato dalla stranezza dellevento.
Sulla spiaggia il vespero adesso sagitava, tra le onde aggraziate invece il vento si era insinuato e aquiloni dombra già solcavano quel cielo azzurro e maestoso. Cera quiete intorno alle cose e si palpitava preghiera e perdono, amore tra la terra fangosa, oltre la collina, sui legni delle barche sventrate, dentro i sorrisi lievi di quelle strane presenze spuntate dalloceano.
Nerver attese prima di prendere una decisione, anche se non intuì quale desiderio doveva esaudire, non capì allistante la natura di quelle presenze che adesso sostavano come foglie accarezzate dal vento sulla spiaggia e che sembravano a volte onde, a volte fantasmi e nellattimo seguente di tramutavano in essenza, sparivano per riapparire ancora, immateriali e altere come i fuochi fatui. Nerver non si perse d’animo, sbuffò un paio di volte poi sincamminò spedito verso la collina.
Nerver, Nerver, non puoi andare senza di noi, non puoi lasciarci marcire sulla spiaggia: noi abbiamo bisogno del tuo aiuto, sei l’unico sopravvissuto e solo tu potrai aiutarci, solo tu, mio caro”
Nerver continuò a camminare, continuò a scalare lo stretto sentiero che sarrampicava fino all’abitazione, ogni tanto si voltava nella speranza che quelle presenze sparissero, oramai certo che quella catastrofe aveva segnato il suo animo. Si convinse desser folle Nerver e prima daprire la porta, girandosi, osservò con molta attenzione la spiaggia, liberò l’anima nel vento e attese che quelle presenze salissero verso la collina, salissero a cercare pace e degna sepoltura. Nulla avvenne e Nerver sintrodusse in casa, sollevò la pesante coperta e sinfilò vestito sotto le lenzuola.
Il vento sera fatto impetuoso e la capanna traballava, tutto sembrava avvolto da una coltre di mistero all’esterno; Nerver attese, madido di sudore, attese che qualcuno bussasse alla porta, attese il viso cereo della signora corpulenta, forse attese che anche la morte bussasse alla porta.
Passò il tempo, giorni e giorni tutti uguali, il solito vento ad agitar gli steli, la stessa l’una a brillare tra le onde dell’oceano, lo stesso respiro a stendersi sulle cose e Nerver ad aspettare, sempre, che qualcuno finalmente bussasse alla sua porta. Passarono gli anni e Nerver divenne vecchio, passarono i gabbiani varie volte e lui osservò stupito il loro volo, osservò l’isola mutare aspetto, le foglie rinverdire, la scogliera proiettare luce sulla collina, e lui ad invecchiare sempre in attesa che qualcuno bussasse a quella porta. Nerver attese invano, giorni e giorni, interi pomeriggi a cercare tra le barche, mattini e mattini a lavorare per rimettere ordine nell’isola smarrita in quelloceano sconfinato. Prima dinvecchiare Nerver portò a termine la sua missione, esaudì nel tempo il desiderio delle anime, mentre loceano osservava quasi commosso da tanta smisurata passione. Nerver morì una mattina di novembre, mentre un sole pallido salzava dalloceano e una pioggia insistente martoriava la spiaggia. Quel giorno, proprio quel giorno di novembre i soccorsi arrivarono, vennero uomini in divisa a cercare, ma nulla trovarono. Solamente dopo attente perlustrazioni e dopo molti giorni di duro lavoro, una notte e quasi per caso videro un uomo leggero aggirarsi nel piccolo cimitero.
L’uomo vestito di bianco, vagava come spettro tra le tombe, accendeva fiammelle, portava fiori e immetteva acqua pulita nei vasi.
Il dottor Ikoto incuriosito dello strano fenomeno, una sera sappostò oltre il basso muro di cinta del piccolo cimitero, poi attese che l’uomo apparisse.
Nerver arrivò con passo leggiadro, arrivò quasi danzando, singinocchiò ad ogni tomba e in ogni tomba portò fiori e speranza, in ogni sorriso passato depose un fiore, in ogni lacrima antica rivide l’anima dell’isola, mentre il silenzio aleggiava e una l’una lieve si cullava, oltre le nuvole, nuvole bianche che profumavano deternità.
Il dotto Ikoto attese ancora qualche istante, poi inchinandosi riprese la via dellaccampamento.
Allora, dottor Ikoto, avete visto qualcosa di strano al piccolo cimitero?” – chiese il tenente, vedendolo rientrare.
Nulla, signore. Nulla dinconsueto”, rispose Ikoto, pensieroso.
Se vi capita di smarrire la rotta, o se una notte sognerete una piccola isola smarrita nelloceano, sbarcate idealmente sulla rive e con passo lesto, la notte, proseguite oltre la collina, proseguite e, poi fermatevi al piccolo cimitero.
Nerver arriverà con i suoi mazzi di fiori, ad accarezzar le lacrime di un tempo, a portare conforto, sosterà per un’ora intera nel piccolo cimitero, sinchinerà ad ogni tomba e se voi allora penserete daver visto un fantasma, subito dovrete cambiare idea. Nerver non è uno spettro, Nerver è il guardiano, il custode dell’anima, e del suo tempo.

Antonio Messina

Pubblicità
shares