“La scuola dei centennials” di Valentina Aprea: una narrazione senz’anima

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Tre frasi del libro forniscono sufficiente materiale per riflettere:
• “I bambini che nel 2019 hanno iniziato a frequentare la scuola primaria si ritroveranno a vivere in una realtà molto diversa dall’attuale .. se non modifichiamo in fretta i nostri modelli culturali e istituzionali, rischiamo di mantenere in piedi «cattedrali nel deserto», non utili ai giovani e alla crescita del Paese”.
• “Il tempo che trascorrono a scuola deve diventare un tempo per allenarsi al futuro”.
• “Qualsiasi costruzione di progetto educativo valido per la nuova generazione richiede necessariamente, come punto di partenza, un’analisi su chi è lo studente di oggi, come agisce e come vive al di fuori della situazione scolastica”.
L’autrice, trascritte le finalità cui il sistema formativo deve tendere, elaborate dal World Economic Forum e dalla fondazione Clerici, ipotizza che, per il loro conseguimento, sia sufficiente il sistematico utilizzo delle tecnologie digitali e l’interazione con la realtà produttiva e con quella internazionale. Un’ipotesi che semplifica, erroneamente, la complessità delle problematiche formative e educative. La visione sistemica, pilastro della cultura contemporanea, è trascurata.
Anche le proposte in materia d’innovazione didattica sono discutibili perché non modificano sostanzialmente la finalizzazione del tradizionale assetto scolastico: la trasmissione del sapere.
Ben diverso sarebbe stato lo sviluppo argomentativo se fosse stato valorizzato l’assunto formulato nel capitolo sesto riguardante la professionalità del docente. Questa “può nascere, crescere e giungere a una maturazione soltanto se è posto in condizioni a mano a mano più impegnative di vero e proprio apprendistato formativo” per conquistare una “qualità professionale pedagogicamente avvertita e progettuale”.
L’interfaccia scuola/docenti e studenti è la progettualità.
Si progetta per risolvere problemi.
Un problema nasce quando si ha un’esigenza ed è fallito un primo tentativo per soddisfarla e non si possiede una strategia risolutiva.
La circostanziata descrizione del risultato atteso è la porta d’ingresso a un progetto.
Chi progetta guarda le situazioni dall’alto, le vede sfuocate ma le domina procedendo per approssimazioni successive.
Affrontare un problema dal basso, con il microscopio, per l’imprevedibilità degli sviluppi rende problematico il raggiungimento del traguardo. Questa la ragione del titolo di questo scritto.
Il metodo progettuale è l’asse portante dell’informatica, di cui il digitale è l’aspetto terminale, strumentale, visibile.
Se la cultura informatica avesse illuminato la narrazione di Valentina Aprea, sarebbe stata evidenziata l’importanza della più volte citata legge 53/2003: è enunciata la finalità del sistema educativo. L’art. 2 la identifica nelle competenze generali e le distingue da quelle specifiche. Nella norma, inoltre, è sancita la strumentalità della conoscenza e delle abilità nel governo dei processi d’apprendimento.

Le competenze generali orientano il sistema educativo, a esse tutte le forze della scuola devono convergere. Le elaborazioni della World Economic Forum e dalla fondazioni Clerici, sopra richiamate, forniscono una traccia per l’elaborazione dei PTOF, documenti che devono esplicitare indirizzi e criteri generali della programmazione educativa.
La “progettazione dell’azione educativa” realizza la progettazione formativa e detta le linee guida a quella dell’istruzione.

Alla definizione degli obiettivi formativi segue l’ideazione dei canali di comunicazione. A tal fine sono da condurre “analisi su chi è lo studente di oggi, come agisce e come vive al di fuori della situazione scolastica” perché una comunicazione è efficace solo se è realizzata in conformità alla tipologia del destinatario.
Ecco apparire la questione di fondo: quali sono i comportamenti indotti dalla quotidiana e prolungata immersione nel mondo digitale?
• L’uso degli sms e i rapporti nelle chat favoriscono la semplificazione, la sintesi, la perdita dei dettagli, la banalizzazione: l’argomentazione non è un’abitudine ricorrente.
• L’interrogazione dei motori di ricerca mette in risalto la differenza tra dato e informazione: la proiezione di un problema su quanto depositato negli archivi scioglie i quesiti. Sono sollecitate la capacità di formulare problemi, l’esplorazione e la curiosità.
• I giochi, indipendentemente dalla loro tipologia, coinvolgono il giocatore che s’identifica con i personaggi, lo collocano in situazione di ricerca per cui formula ipotesi, estrae informazioni dagli errori, individua e aggrega dati .. si sente protagonista.
La dinamicità, la variabilità, l’articolazione dell’ambiente virtuale conducono all’esercizio della capacità di costruire modelli.
• ….
Il breve e limitato tratteggio del vissuto extrascolastico degli studenti è sufficiente per individuare alcune aree d’intervento riguardanti:
1) l’impoverimento comunicativo e il superficiale rapporto con la realtà;
2) la divergenza sostanziale del vissuto dei giovani con il tradizionale insegnamento che propone prodotti finiti, statici, ben confezionati e logicamente strutturati;
3) la dilatazione dell’immagine delle discipline. Gli argomenti depositati nei sacri testi sono da affiancare con i problemi di cui sono soluzione e con i metodi utilizzati per la loro conquista;
4) la didattica è da ripensare e da organizzare intorno ai problemi e ai metodi disciplinari per motivare autenticamente lo studente: i problemi illuminano il campo d’indagine e la pratica dei metodi disciplinari è la via maestra per la promozione di competenze;
5) l’errore come fonte d’informazione;
6) il voto, motivazione estrinseca, premia l’obbedienza e non favorisce la tensione cognitiva, il protagonismo e la partecipazione.
Nel mondo digitale l’azione è guidata dalla ricerca del successo, del conseguimento dell’obiettivo, dalla motivazione intrinseca.

L’interfaccia scuola/docenti e studenti è la progettualità, progettualità del docente che predisporrà occasioni d’apprendimento ad hoc, motivanti, che propongono problemi per far intraprendere percorsi di ricerca; progettualità degli studenti che ricercheranno le strade che conducono alla conquista dei contenuti disciplinari.

Progettualità che non sacrifica i saperi. Questi sono affrontati e acquisiti solamente dopo l’esplorazione e l’elaborazione dei problemi di cui sono la soluzione.

Progettualità formativa che governa il rapporto scuola-società.

Progettualità educativa riguardante i processi d’apprendimento, unitari e condivisi.

Progettualità dell’istruzione che indirizza e unifica le sollecitazioni didattiche dei diversi insegnamenti.

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