La Signorina Felicita

Brani scelti

di Guido Gozzano

Prima parte di La signorina Felicita

Signorina Felicita, a quest’ora

 scende la sera nel giardino antico  

della tua casa. Nel mio cuore amico

scende il ricordo. E ti rivedo ancora,  

e Ivrea rivedo e la cerulea Dora  

e quel dolce paese che non dico.

 

Signorina Felicita, è il tuo giorno!  

A quest’ora che fai? Tosti il caffè:  

e il buon aroma si diffonde intorno?  

O cuci i lini e canti e pensi a me,  

all’avvocato che non fa ritorno?  

E l’avvocato è qui: che pensa a te.

 

Pensa i bei giorni d’un autunno addietro,  

Vill’Amarena a sommo dell’ascesa  

coi suoi ciliegi e con la sua Marchesa  

dannata, e l’orto dal profumo tetro  

di busso e i cocci innumeri di vetro  

sulla cinta vetusta, alla difesa…  

 

Terza parte di La signorina Felicita

Sei quasi brutta, priva di lusinga  

nelle tue vesti quasi campagnole,  

ma la tua faccia buona e casalinga,  

ma i bei capelli di color di sole,  

attorti in minutissime trecciuole,  

ti fanno un tipo di beltà  fiamminga…    

 

Terza e Sesta parte di La signorina Felicita

Tu m’hai amato. Nei begli occhi fermi

luceva una blandizie femminina;

tu civettavi con sottili schermi,

tu volevi piacermi, Signorina;

e più d’ogni conquista cittadina

mi lusingò quel tuo voler piacermi!

 

Sesta parte di La signorina Felicita

Unire la mia sorte alla tua sorte

per sempre, nella casa centenaria!

Ah! Con te, forse, piccola consorte

vivace, trasparente come l’aria,

rinnegherei la fede letteraria

che fa la vita simile alla morte…

 

Oh! questa vita sterile, di sogno!  

Meglio la vita ruvida concreta  

del buon mercante inteso alla moneta,  

meglio andare sferzati dal bisogno,  

ma vivere di vita! Io mi vergogno,  

s’, mi vergogno d’essere un poeta!

 

Tu non fai versi. Tagli le camicie  

per tuo padre. Hai fatta la seconda  

classe, t’han detto che la Terra è tonda,  

ma tu non credi… E non mediti Nietzsche…  

Mi piaci. Mi faresti più felice  

d’un’intellettuale gemebonda…

 

Tu ignori questo male che s’apprende  

in noi. Tu vivi i tuoi giorni modesti,  

tutta beata nelle tue faccende.  

Mi piace. Penso che leggendo questi

 miei versi tuoi, non mi comprenderesti,  

ed a me piace chi non mi comprende.

 

Ed io non voglio più essere io!  

Non più l’esteta gelido, il sofista,  

ma vivere nel tuo borgo natio,  

ma vivere alla piccola conquista  

mercanteggiando placido, in oblio  

come tuo padre, come il farmacista…    

 

Ed io non voglio più essere io!

 

Ultima parte di La signorina Felicita

Giunse il distacco, amaro senza fine,

e fu il distacco d’altri tempi, quando

le amate in bande lisce e in crinoline,

protese da un giardino venerando,

singhiozzavano forte, salutando

diligenze che andavano al confine…

 

M’apparisti cos’ come in un cantico

del Prati, lacrimante l’abbandono

per l’isole perdute nell’Atlantico;

ed io fui l’uomo d’altri tempi, un buono

sentimentale giovine romantico…

Quello che fingo d’essere e non sono!
 

Audio Lezioni sulla Letteratura del novecento del prof. Gaudio

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