La società complessa

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Tema delle vacanze estive 2006

Io penso che la nostra comunità non potrà mai essere una unica e sola “società complessa”, ci sono troppe differenti etnie, religioni, pensieri, culture da poter tutti essere unificati in una sola grande nazione chiamata mondo.

I problemi per riuscire in questa utopica impresa sono molteplici, difatti, come sostiene il filosofo John Rawls, non si deve solo avere “una società stabile e giusta di cittadini liberi e uguali”, ma anche diverse “dottrine religiose, filosofiche e morali incompatibili”, infatti non si potra mai abolire il diritto di professare la propria religione, in passato con tutte le varie persecuzioni della storia, nessun tiranno è mai riuscito a cancellare una religione, anzi i massacri servivano solo a rafforzare nelle persone il bisogno di pregare.

Sono appunto queste differenti culture che ostacolano la formazione di una “società complessa”, ma, come Rawls stesso dice quest’ultima è formata da “cittadini liberi e uguali”, ed è quindi giusto che ci siano e si mantengano queste diversità.

Definito questo la soluzione per l’ unificazione generale sarebbe una pacifica convivenza di queste culture differenti, cosa alquanto difficile da realizzarsi.

Ciò perché ogni cultura tende a considerarsi perfetta, e perciò migliore delle altre, e non accetta di “piegarsi” a compromessi con altre.

Inoltre, spesso, si ha una differenza tale che l’incomprensione porta addirittura a conflitti armati tra diverse culture.

Tutto ciò è decisamente controproducente alla formazione di una “società complessa”.

L’ unica soluzione non sta in un compromesso tra diverse colture, che costringerebbe tutti a perdere parte di quella libertà che Rawls ritiene debba esistere nella “società complessa”, bensì in una comprensione reciproca.

Se ognuno di noi analizzasse i principi primi della propria cultura, e poi andasse a confrontarli con quelli delle altre noterà che essi corrispondono perfettamente.

Difatti alla base di ogni dottrina religiosa, filosofica o morale sta sempre la libertà della propria persona e quella altrui, il diritto alla sua sopravvivenza e quella altrui, e la ricerca di una vita che concili la propria felicità e quella altrui.

In tutte questi principi la parte fondamentale su cui concentrare la propria comprensione è “quella altrui”, ovvero cominciare a pensare più agli altri che a noi stessi.

Se ognuno di noi capisse che infine ciò che una persona di cultura diversa ricerca è la nostra medesima ricerca, condotta attraverso vie differenti ma parallele alle nostre, si potrebbe realizzare quella “società complessa” descritta da Rawls.

Perché in un mondo in cui un individuo mette al primo posto la ricerca della felicità altrui rapportata alla propria, ovvero far corrispondere la felicità altrui alla nostra, si riuscirà ad arrivare ad una convivenza pacifica e costruttiva con culture estranee alla nostra.

Basterebbe che ogni nazione lasciasse il proprio egoismo culturale seppur preservando ogni differenza, essa non sarebbe più ostacolo ma parte di un’unica “società complessa”.

Ma dove potremmo trovare delle persone disposte a tutto cio?

A mio parere nel nostro periodo storico questa cosa è pressoché impossibile, siamo in un era dove l’ indifferenza per le altre persone regna su qualsiasi cosa, siamo in un era di consumismo dove tutti cercano solo il proprio resoconto personale.

Ed infine con un unificazione di massa si creerebbero altre tensioni sul piano economico causate dall’ arretratezza di alcune aree e allo strapotere di alcune altre, non contando anche il pericolo terrorismo causato dai diversi pensieri religiosi.

Penso che l’ unificazione globale sia una bella utopia, ma pur sempre un utopia…..

di Luca Lanticina

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