“La storia” di Elsa Morante e i criminali nazisti

C’era una SS che, per i suoi delitti orrendi, un giorno, sul far dell’alba, veniva portato al patibolo. Gli restavano ancora una cinquantina di passi fino al punto dell’esecuzione, che aveva luogo nello stesso cortile del carcere. E in questa traversata, l’occhio per caso gli si posò sul muro sbrecciato del cortile, dove era spuntato uno di quei fiori seminati dal vento, che nascono dove capita e si nutrono, sembrerebbe, d’aria e di calcinaccio.
Era un fiorellino misero, composto di quattro petali violacei e di un paio di pallide foglioline, ma in quella prima luce nascente, la SS ci vide, con suo stupore, tutta la bellezza e la felicità dell’universo e pensò: “Se potessi tornare indietro, e fermare il tempo, sarei pronto a passare l’intera mia vita nell’adorazione di quel fiorelluccio”. Allora, come sdoppiandosi, sentì dentro di sé la sua propria voce, che gli gridava: “In verità ti dico, per questo ultimo pensiero che hai fatto sul punto di morte, sarai salvo dall’inferno.” Tutto ciò a raccontartelo mi ha preso un certo intervallo di tempo, ma là ebbe la durata di mezzo secondo. Fra la SS che passava in mezzo alle guardie e il fiore che si affacciava al muro, c’era tuttora, più o meno, la stessa distanza iniziale, appena un passo: “No! – gridò tra sé e sé la SS, voltandosi indietro con furia – Non ci ricasco, no, in certi trucchi! E siccome aveva le mani legate impedite, staccò quel fiorellino coi denti poi lo buttò in terra, lo pestò sotto i piedi. E ci sputò sopra”. (Elsa Morante “La Storia” Einaudi, Torino 1974, pp 604-605)

Audio Lezioni sulla Letteratura del novecento del prof. Gaudio

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