L’Agnese va a morire di Renata Viganò

L’autrice: Renata Viganò

L’Agnese va a morire è un romanzo neorealista scritto da Renata Viganò, di ispirazione autobiografica, giacché l’autrice fu, con il marito, una partigiana della resistenza italiana.

La storia è ambientata nelle Valli di Comacchio durante la seconda guerra mondiale, nel periodo degli otto mesi precedenti alla liberazione dell’Italia dagli occupanti tedeschi. Lugo di Romagna

La protagonista è Agnese, una lavandaia di mezz’età, che colpita dalla morte del marito deportato, pur non essendosi mai prima interessata di politica, inizia a collaborare con i partigiani come staffetta di collegamento.

La pubblicazione del libro (1949)

Tradotto in quattordici lingue, valse all’autrice il Premio Viareggio nel 1949.

Ha avuto una trasposizione cinematografica uscita nel 1976, per la regia di Giuliano Montaldo, dove il ruolo di Agnese è interpretato da Ingrid Thulin, e altri ruoli da Stefano Satta Flores, Michele Placido, Ninetto Davoli, Flavio Bucci, Ron (Rosalino Cellamare), Gino Santercole, Eleonora Giorgi e Johnny Dorelli

 

Passaggi e brani significativi:

1) L’arresto di Palita

“Voi, Ottavi Paolo (Palita) venire con noi” dichiarò il tedesco. L’Agnese gli andò incontro: s’era come svegliata, camminava viva e pesante come quando decideva di compiere un’insolita fatica. “Dove lo portate?” chiese con severità […] ed il maresciallo rispose: “Lavoro”. “E’ malato”, disse l’Agnese, “non può lavorare!”

Palita aveva preso la giacca ed il cappello, e andava verso il camion in mezzo ai due soldati. L’Agnese gli corse dietro, gli strinse le braccia intorno al collo. Uno dei tedeschi le appoggiò il fucile contro la schiena, e lei si staccò.

Pallido e tremante Palita si allontanò. Teneva la testa girata indietro e diceva: “Sta buona Agnese. Se no è peggio. Bada alla casa, sta attenta al maiale che non te lo rubino […]”

Lui era là, con il suo aspetto amato e giovanile fra i fucili e le facce tedesche che ridevano. Le gridò: “Mi raccomando la gatta”… furono le ultime parole che lei intese: le altre se le portò via il motore, che andava sempre più forte.

 

2) La morte della gatta nera…

“Mi ha rubato la salsiccia” urlò la Minghina (la vicina). L’Agnese tirò fuori dalla bocca della gatta un topo e disse: “Ecco la salsiccia” e buttò il topo morto dalla finestra, ai piedi della Minghina.

Sul muretto dell’aia stavano seduti il maresciallo tedesco e una delle ragazze٭. Il maresciallo rise e disse “gatta kaputt”.

Ù­ una delle figlie della vicina, la Minghina

Kurt, un soldato grasso, veniva in quel momento dalla strada. Era ubriaco. Il maresciallo gli parlò con forza e lui si appoggiò al muro, dietro la casa.

La gatta saltò dalla finestra. Forse cercava il topo. La raffica la raggiunse in una piccola nube di polvere […]

 

3) Il rifugio

Il canneto: basta fare un passo indietro in mezzo alle canne per diventare invisibili. Ma le canne non portano ombra.

[…] il sole era sempre su di loro: bruciava la schiena, anneriva la faccia, pesava come un carico sulle loro spalle. La terra, le canne e la legna secca si riempivano di calore, tutto rimaneva caldo ed arido anche dopo il tramonto, fino a quando cominciavano a svolgersi i veli sottili della nebbia. Si sentiva allora l‘odore di morto degli stagni, odore di muri marci, di stracci bagnati…

 

4) Azioni alla luce della luna

Erano sere di luna piena, non belle per le azioni. Ma quasi sempre i partigiani facevano lo stesso i due gruppi, uno con Clinto, l’altro con il Comandante. Andavano in direzione opposta verso le due grandi strade ai bordi della valle […]. I partigiani rientravano al campo e mettevano le armi nella capanna dell’albero, i sacchi di frumento in cucina, il conto dei morti nella memoria.

Tornavano con le prime luci dell’alba, sempre carichi di sporte. Con loro,qualche volta, un prigioniero (un tedesco o una spia) che poi, dopo essere stato interrogato, veniva ucciso.

 

5) L’Agnese e la Minghina:il contrasto
L’Agnese disse: “Io i tedeschi in casa non li voglio”. Le due figlie della Minghina si misero a ridere piano, di nascosto. E la Minghina osservò: “Se vengono, bisogna prenderli, c’è poco da fare”.

“Troverò il modo che non vengano a casa mia”, disse l’Agnese, senza guardare in faccia le vicine. “E’ meglio che non portiate più da mangiare a quelli che sono nascosti alla Canova”, disse una delle ragazze, e sua madre le dette una spinta per farla tacere. L’Agnese si voltò di furia: voleva rispondere qualche cosa, aveva voglia di darle uno schiaffo, ma si trattenne. Dopo la sera della rivoltella e dell’uomo grasso, i rapporti erano cambiati […]

Avevano paura: la Minghina per le figlie e le figlie per se stesse, l’Agnese per i compagni. Se ne vendicavano dandosi a vicenda le notizie che facevano dispiacere, che rammentavano a ciascuna di essere in potere dell’altra. Dietro la Minghina c’erano i fascisti, dietro l’Agnese i partigiani: tiravano, ognuna dalla sua parte, la corda tesa della minaccia.

 

Recensione di Gabriella Codolini

Punti deboli: 

l’atteggiamento ideologico, allineato con le direttive del PCI

Punti forti: 

l’efficacia descrittiva delle situazioni, dei personaggi e dei paesaggi (il significato del gatto e l’efficacia della scena della sua morte, la descrizione del paesaggio sotto la neve e dell’attesa di qualcosa di nuovo, la scena finale del cadavere di Agnese)

la descrizione della Resistenza:

–chi erano i partigiani

–come agivano i partigiani

–come agivano i tedeschi anche in risposta alle incursioni partigiane

–come agiva la popolazione civile nei confronti dei tedeschi (comportamenti,  motivazioni e opinioni diverse, di chi li combatteva o li appoggiava)

–cosa erano i bombardamenti e i rastrellamenti

la descrizione di una figura femminile forte e anticonformista dall’amore per il marito Palita alla presa di coscienza politica e all’impegno  militare. Per la prima volta nella storia  e nella letteratura italiana le donne sono parte attiva nelle decisioni politiche e nei combattimenti. Agnese inoltre è una donna capace di scelte fondamentali, e una tale figura era stata fino ad allora assente nella letteratura e nel cinema. Si avanza così sulla strada di una revisione del ruolo della donna nella società

il tema di chi sia uomo o donna e chi no, chi sia davvero la bestia
(valore simbolico dell’animale)

il nemico in alcuni momenti torna ad essere un uomo
(“perso nella guerra”)

morire non vuole dire essere sconfitti,
cedere mentalmente all’oppressione è la vera sconfitta (vedi Se questo è un uomo di Primo Levi)

Audio Lezioni sulla Letteratura del novecento del prof. Gaudio

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