Vocali di Artur Rimbaud

Vocali di Artur Rimbaud

di Carlo Zacco

Artur Rimbaud (1854 – 1891)

La vita. Nacque a Charleville [Ardenne] nel 1854 da una tipica famiglia borghese agiata, religiosamente osservante. Ebbe una educazione rigida e autoritaria, che alla prima occasione la ripudiò drasticamente. Nel 1870, caduto Napoleone III e il secondo impero, fugg’ di casa. Terminato il poemetto “Il battello ebbro”, lo inviò a Verlaine. L’amicizia tra i due divenne strettissima. Il diciassettenne Rimbaud trascinò nella sregolatezza Verlaine, che non esitò a lasciare la moglie e a fuggire con lui in Belgio, poi in Inghilterra, infine di nuovo in Belgio. Quando Rimbaud si stufò di Verlaine questi reag’ a revolverate. Rimbaud restò ferito, mentre Verlaine fin’ in prigione. Lasciato il Belgio, tornò in Inghilterra, poi in Germania, in Italia, nelle colonie olandesi come combattente volontario. Vagò poi per l’Europa al seguito di un circo, finché la certezza di essere malato e bisognoso di cure lo riportò a casa. Nel 1880 accettò di fare da agente commerciale in Abissinia per conto di una grossa compagnia. Cercò di arricchirsi commerciando e contrabbandando. Sofferente di un tumore al ginocchio, entrò all’ospedale di Marsiglia. L’arto gli fu amputato, ma questo non bastò a far regredire il male. Morì a Marsiglia dopo pochi mesi, nel 1891.

 

Voyelles (1871)

Sonetto. Fa un salto in avanti rispetto a Baudelaire; deve molto a Correspondances e mette in atto quello sregolamento dovuto alle droghe.

A noir, E blanc, I rouge, U vert, O bleu; voyelles,

Je dirai quelque jour vos naissances latentes:

A, noir corset velu des mouches éclatantes

Qui bombinent autour des puanteurs cruelles,

Golfes d’ombre; E, candeurs des vapeurs et des tentes,

Lances des glaciers fiers, rois blancs, frissons d’ombelles;

I, pourpres, sang craché, rire des lèvres belles

Dans la colère ou les ivresses pénitentes;

U, cycles, vibrements divins des mers virides,

Paix des pà ¢tis semés d’animaux, paix des rides

Que l’alchimie imprime aux grands fronts studieux;

O, supreme Clairion plein des strideurs étranges,

Silences traversés des Mondes et des Anges;

– O l’Oméga, rayon violet de Ses Yeux!

A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,

Io dirò un giorno le vostre origini segrete:

A, nero corsetto villoso delle mosche lucenti

Che ronzano intorno a fetori crudeli,

Golfi d’ombra; E, candori di vapori e di tende,

Lance di fieri ghiacciai, re bianchi, brividi di fiori a forma d’ombrello;

I, porpore, sangue sputato, riso di belle labbra

Nella collera o nelle ebbrezza penitenti;

U, cicli, vibrazioni divine di mari verdi,

Pace dei pascoli seminati di animali, pace delle rughe

Che l’alchimia scava nelle ampie fronti studiose.

O, Tuba suprema piena di stridori strani,

Silenzi attraversati dai Mondi e dagli Angeli:

– O l’Omega, raggio violetto dei Suoi Occhi!

Il metro è regolare secondo la tradizione del sonetto francese; l’irregolarità al massimo può essere che il discorso non si interrompe fra prima e seconda quartina, ma è cosa già presente anche nella poesia tradizionale precedente.

Ad ogni vocale è assegnato un colore ed una serie di immagini.

Detto che la  A  è nera vengono elencate delle immagini sgradevoli legate a questo colore; la  E  è bianca, e ad essa vengono per contrasto associate della immagini ampie ed ariose (i Re sono bianchi forse perché anziani). La  I  è rossa, porpora, sangue, labbra insanguiate che ridono con collera; per la  à Å“  abbiamo il verde, ma l’associazione con l’immagine della bicicletta resta davvero misteriosa, sempre al verde viene associato il riposo, la quiete (forse per la natura), e inoltre è seguita da parole che hanno il suono chiuso ‘i; la  O  dovrebbe essere blu, ma viene associata ad immagini che richiamano il suo suono e per il fatto che l’àŽ©àŽ¼àŽ·àŽ³àŽ±  è opposta all’ àŽ±àŽ»àâ€ àŽ±.

Gratuità delle associazioni. La vera novità è nel primo verso dove ad ogni vocale viene associato un colore come se ciò fosse un fatto del tutto naturale. Quello che conta è la gratuità di queste associazioni, del Resto pare che Rimbaud non fosse interessato alla coerenza, ma semplicemente vedeva in quel momento la A nera, e cos’ ha scritto. I rapporti logici tra immagini sono rari e casuali: la novità è nella sinestesia del primo verso in cui la corrispondenza tra suoni, immagini e profumi anticipata da Baudelaire in Correspondences trova qui compimento.

La sinestesia. La sinestesia è la figura retorica prediletta per i poeti decadenti, che spiazzano il lettore il quale si domanda costantemente quale sia il grado di verità di queste associazioni.

La linguistica novecentesca discuterà molto del rapporto tra segno e realtà: Saussure insisterà molto sull’arbitrarietà del segno e sul fatto che il rapporto tra significante e significato sia unicamente convenzionale; Jakobson invece afferma che questo tipo di simbolismo fonico ha dell’oggettivo: in linguistica si parla di vocali chiare e vocali scure in base alla loro apertura o chiusura. Del resto i linguisti greci non avevano problemi a distinguere vocali scure ( àŽ¿ àâ€° àâ€¦ ) da vocali chiare ( àŽµ àŽ· àŽ¹ ).

Deformazione del reale. Altro aspetto tipico della poetica di Rimbaud è il rifiuto della bellezza classica, e la sua sostituzione con immagini brutte e deformate: rimbaud attacca i fiori, e se li usa sono fiori brutti, cotone, tabacco: va a tutti i costi contro le consuetudini.

Manca una cosa: l’io, il grande assente delle poesie di Rimbaud. Una poesia disumanizzata, che parla al vuoto e ad un certo punto perde anche il metro in favore della prosa poetica o del verso libero.

Audio Lezioni sulla Letteratura italiana dell’ottocento del prof. Gaudio

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