L’anima mia vilment’ è sbigotita di Guido Cavalcanti

Lezioni scolastiche

Rapporto Dante – Cavalcanti → indubbiamente un rapporto d’amicizia, ma è anche nodo complesso e non facile da interpretare pienamente

C’è un sonetto in cui – almeno apparentemente se lo prendiamo alla lettera – vi è un rimprovero piuttosto incisivo che Cavalcanti fa a Dante

Il nodo Dante–Cavalcanti ritorna, con una certa complessità, anche nel contesto della Commedia

⇒La poesia di Cavalcanti ebbe un’incidenza molto significativa sul Dante, poco più giovane del Cavalcanti → l’opera giovanile di Dante più famosa, la Vita nova è certamente un’opera che è legata a più titolo con il Cavalcanti, definito in quell’opera ‘amico primo’

Nel sonetto L’anima mia vilment’ è sbigotita vediamo la cifra più significativa della poesia cavalcantiana → L’assalto d’amore che sbaraglia le potenze vitali dell’anima, del tormento e dell’angoscia

Lo sconvolgimento si propaga all’espressione stessa per quello che riguarda l’apparato delle rime, la modalità di costruzione dello schema delle rime, in particolare nelle quartine.

Elemento significativo: lo STRINGENTE RAPPORTO tra CONTENUTO e FORMA di cui il Cavalcanti è ben consapevole come poeta.

Se i temi qui trattati e anche le espressioni nel loro significato, non sono certamente dolci – c’è questo impatto che sgomenta l’anima, un “bollettino della battaglia persa” per dirlo con le parole di De Robertis – ma per quanto riguarda sia la sintassi sia le uscite delle rime, si inscrive pienamente nel modo di comporre sottile e piano (citato nel sonetto rivolto a Guido Orlandi)

Non ci sono forti o bruschi frangimenti sintattici: sul piano formale rientra in quell’ottica che – secondo la definizione di Dante – definiamo del ‘dolce stile’ (ma sul piano semantico non è certamente una dolcezza che viene rappresentata)

→ Anzitutto il sonetto spiega qual è la situazione in cui il poeta si trova, dopo la battaglia che ha ricevuto dalle parti del cuore da parte di amore

Come si sia svolta tale battaglia e che cosa abbia causato è spigato poi nella prima terzina

TESTO

L’anima mia vilment’ è sbigotita

de la battaglia ch’e[l]l’ave dal core:

che s’ella sente pur un poco Amore.

più presso a lui che non sòle, ella more,

 

Sta come quella che non ha valore,

ch’è per temenza da lo cor partita;

e chi vedesse com’ell’ è fuggita

diria per certo: «Questi non ha vita» .

 

Per li occhi venne la battaglia in pria,

che ruppe ogni valore immantenente,

sì che del colpo fu strutta la mente.

 

Qualunqu’ è quei che più allegrezza sente,

se vedesse li spirti fuggir via,

di grande sua pietate piangeria.

PARAFRASI

 

La mia anima è sbigottita vilmente (fino al totale svilimento) a causa della battaglia che ha dalle parti del cuore; che se ella anche soltanto un po’ amore più vicino al cuore di quanto non fosse solito, ella muore.

 

 

L’anima è nella condizione di quella che non ha forza vitale, dal momento che per timore si è allontanata dal cuore; e chi vedesse come l’anima è fuggita direbbe certamente: “questi non ha vita”

 

L’assalto in primo luogo venne per gli occhi, assalto che sbaragliò immediatamente ogni potenza vitale

in modo tale che, a causa di questo colpo, la mente fu distrutta.

 

Chiunque vi sia che più senta di gioia,

se vedesse fuggire via gli spiriti,

piangerebbe di grande sua pietate

  • L’anima mia vilment’ è sbigotita: situazione in atto
  • La sede dell’anima, in quanto spirito vitale, è il cuore → se l’anima si allontana dal cuore, l’uomo muore. Ci viene rappresentata una condizione di morte, che è morte metaforica
  • Amore/more: rima e contrapposizione tra la potenza dell’amore e la potenza della morte

Ella more è la chiusa della prima quartina

Non ha vita è la chiusa della seconda quartina

Il componimento è tutto orchestrato sulla contrapposizione tra vita e morte, data dalla potenza dell’amore stesso

  • Valore → forza vitale
  • e chi vedesse: qui viene introdotto – come anche accade nell’ultima terzina – un osservatore, che dall’esterno vede l’effetto di questa grande potenza d’amore che porta allo sbigottimento e alla morte → viene dunque teatralizzata

In questo caso abbiamo una doppia teatralizzazione:

  • La rappresentazione di quello che avviene nell’interiorità del poeta
  • La rappresentazione con un osservatore esterno che vede gli effetti

Come è avvenuta la battaglia:

L’assalto in primo luogo venne attraverso gli occhi → nella rappresentazione dell’innamoramento gli occhi hanno un ruolo fondamentale: amore, negli occhi della donna, con la sua potenza colpisce gli occhi di chi guarda (dell’innamorato, di colui che guarda facendolo innamorare) e questo sguardo così potente scende fino al cuore.

Se giunge così fortemente fino al cuore, ancora più di quanto non fosse solito fare, ecco che viene totalmente sbaragliata l’anima come spirito vitale

  • Ruppe/battaglia: sono espressioni di carattere militare → quando si dice che un esercito è stato sconfitto, in espressione fiorentino – toscana, si dice che è stato rotto;

irrompere in battaglia significa sconfiggere totalmente, sbaragliare

  • fu strutta la mente: se prima era stata presentata l’anima nella sua configurazione di spirito vitale, ora è presentato quello che riguarda l’anima intellettiva, la ragione; ma non solo la ragione perché la mente ha in sé la conoscenza ma è anche la sede dell’identità interiore e delle capacità razionali
  • Qualunqu’ è quei che più allegrezza sente: nuovamente introdotto osservatore dall’esterno
  • se vedesse li spirti fuggir via: dato che il cuore, sede dell’anima, come spirito vitale, è la sede di tutti gli spiriti vitali che consentono la vita del corpo
  • di grande sua pietate: ha un doppio significato
  • Della condizione lacrimevole in cui è posta l’anima
  • Potrebbe riferirsi all’essere compassionevole da parte di chi guarda

Secondo la concezione medico-filosofica di Alberto Magno – ripresa da Cavalcanti e ripresa anche da Dante – gli spiriti sono composti di una materia sottilissima e mobilissima che, propagandosi nell’organismo, sono artefici di ogni funzione attiva

→ Lo SPIRITO VITALE: si trova nel cuore, anima che presiede alla vita in quanto anima legata con il corpo. Presiede alle funzioni che riguardano la circolazione del sangue arterioso e della respirazione

→ Lo SPIRITO ANIMALE: potenza dell’anima che si definisce come ‘sensitiva’. Ha sede nel cervello e presiede alle funzioni dei sensi

→ Lo SPIRITO NATURALE: ha sede nel fegato, presiede alle funzioni di digestione e di nutrimento

⇒ Se questa concezione, da un punto di vista medico-fisiologico, viene da Alberto Magno – con conoscenze medico-scientifico-filosofiche del tempo e con una grande fortuna nei tempi di Cavalcanti e anche successivamente – una notazione specificatamente cavalcantiana è quella di PERSONIFICARE, OGGETTIVARE tali spiriti, creandone quasi una drammatizzazione

Qui ne vediamo alcuni degli effetti.

Ci sono dei componimenti in cui la dissociazione dell’io nei suoi diversi spiriti è rappresentata in una vera e propria teatralizzazione drammatica. Il luogo è quello dell’interiorità del poeta

Il Cavalcanti ha una notevolissima capacità di introspezione e di autoriflessione, che può essere anche, in qualche tratto, autoironica → c’è un componimento dove vi è una sottile e elegante parodia proprio degli spiriti come il Cavalcanti li rappresenta: la parola spirito è citata in quasi tutti i versi del componimento con moltissime ricorrenze (elegante autoparodia)

⇒ FORZA VISIONARIA: l’immagine fantasmatica della donna assume dimensioni visionarie (immagine della donna pensosa che piove nella mente)

Audio Lezioni di Letteratura delle origini, duecento e trecento del prof. Gaudio

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