Le carenze dei consiglieri del ministro M.C. Carrozza – di Enrico Maranzana

L’excursus professionale del
ministro Maria Chiara Carrozza si sviluppa in ambito universitario: non
risultano interazioni significative con il mondo della scuola.
Un folto gruppo di
consiglieri la affianca per assisterla nel suo mandato ministeriale e per
fornirle strumenti per osservare le dinamiche educative.

Si
trascrivono tre dichiarazioni del ministro, proiezioni della sua concezione
delle realtà  scolastica:
·       
“Certamente
la scuola media va rivista, come tutta la scuola italiana dovrebbe subire un
ripensamento, ci vorrebbe una costituente della scuola italiana, deve essere
aggiornata soprattutto nei programmi
”  [Prima di tutto  su Radio Uno 
– 22 ottobre 2013];
·       
Se
ci fosse stata quando ero studentessa, anch’io mi sarei iscritta a una scuola
come la vostra. Si tratta di un’esperienza che dovrebbe diventare un modello da
replicare in tutta Italia anche per la scuola pubblica
”   [Visita al liceo Guido Carli di Brescia – 17
ottobre 2013]
·       
Se non diamo una prospettiva .. dove va il
sistema di istruzione italiano, che obiettivi si pone .. leggere la
contemporaneità  .. pensare che i nostri programmi si fermino al novecento, che
non si studi la contemporaneità , i problemi economici .. intervenire sulla
scuola per metterla in grado di fronteggiare i problemi di questo tempo
”  [videoforum – Repubblica.it – 18 luglio 2013]
Tre asserzioni che
travalicano i vincoli posti dal sistema di regole in cui la scuola è immersa:
l’origine dello stallo in cui versa l’istituzione non è stata riconosciuta.
Una carenza percettiva che
nasce dall’inadeguato flusso informativo proveniente dai funzionari che
assistono il ministro.
La scuola media va rivista, va ripensata
Il
buon padre di famiglia, prima di sostituire un elettrodomestico che non
funziona, ricerca e rimuove le cause del guasto. Allo stesso modo, prima di
rivisitare e ripensare la scuola media, si dovrebbe identificare l’origine
dell’inefficacia dei programmi vigenti [il regolamento del 2012  potrebbe essere un parziale rimedio]. Questi,
nonostante la loro vetustà , sono perfettamente sovrapponibili all’assetto
scolastico sistematizzato dalla legge 53/2003. 
I primi incasellano le conoscenze come “strumento e occasione” d’apprendimento mentre la seconda finalizza
il sistema educativo alla promozione e al consolidamento delle capacità  e delle
competenze dei giovani, da perseguire “attraverso
le conoscenze e le abilità .
Lo
studente e le sue qualità  sono poste al centro e costituiscono il perno di
rotazione dell’istituzione scolastica … 
non ai programmi!
Una
scelta che implica una progettazione didattica orientata alla promozione di
capacità ,  capacità   che traspaiono dai comportamenti esibiti
quando si riconoscono, si affrontano e si risolvono problemi (competenze).
Indurre
comportamenti produttivi
é il leitmotiv
della programmazione educativa
Una
modus operandi estraneo alla prassi scolastica attuale. L’attività  di classe è
scandita dai libri di testo e l’apprendere è sostituito dall’imparare.
Le
discipline sono il centro di gravità  dei processi scolastici.
La
divaricazione di cui si tratta è stata rinforzata nel marzo 2013 dal Miur:  le indicazioni nazionali per il curricolo
della scuola di base hanno assunto come contenuti chiave
·        
Dialogo tra discipline: insegnare a ricomporre i grandi oggetti della conoscenza in
prospettiva complessa;
·        
Essenzialità : ricerca dei nuclei fondamentali delle discipline;
·        
Priorità : maggiore attenzione per una solida acquisizione delle conoscenze e
competenze di base, fondamentali per lo sviluppo successivo del sapere e per
l’esercizio della cittadinanza;
·        
Traguardi: sistema di verifiche periodiche e sistematiche degli apprendimenti.
Attenzione per le diversità  individuali e valorizzazione dei momenti di
passaggio.
Una tipica immagine disciplinare della scuola d’inizio novecento che i
nuovi regolamenti di riordino del 2010 avevano superato: i problemi che hanno
fatto evolvere i diversi settori del sapere, associati ai metodi risolutivi,
sono stati collocati tra gli aspetti “fondamentali
e imprescindibili
“.
Non avrebbe potuto essere diversamente: la
promozione delle competenze non avviene attraverso l’insegnamento ma ponendo
quesiti a cui gli studenti risponderanno, operando su un terreno che per loro è
ignoto.
In ambito educativo (promozione di
capacità )
Il binomio   “metodo disciplinare .. competenza”   è inscindibile
Gli inascoltati programmi della scuola
media del 1979  l’avevano postulato.
Le attività  laboratoriali costituiscono
l’ambito deputato alla promozione delle competenze:  gli studenti sono posti nella condizione di
rivivere l’attività  di ricerca che ha scandito la storia delle discipline.
La
scuola deve essere aggiornata soprattutto nei programmi che
si fermano al novecento .. intervenire sulla
scuola per metterla in grado di fronteggiare i problemi di questo tempo.
La finalità  del sistema educativo, di
istruzione e di formazione non è stata identificata cos’ come non è stata
riconosciuta la dimensione del problema scolastico e la corrispondente
strategia risolutiva.
Se
il decreto legislativo 294/97 fosse stato associato con la legge 53/2003 il
quadro di riferimento sarebbe nitidamente apparso.
L’istituzione
scuola muove verso il traguardo istituzionale adottando un procedimento per
successive approssimazioni:
·       
in un primo momento affronta le
problematiche formative e enuncia i relativi traguardi in termini di competenze
generali. Saranno “
elaborati e
adottati gli indirizzi generali
” al fine di favorire “l’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro,
anche con riguardo alle dimensioni locali, nazionale ed europea
“;
·       
successivamente enuclea dai traguardi formativi i
corrispondenti obiettivi, esprimendoli sotto forma di capacità . Si tratta della
necessaria premessa alla formulazione di ipotesi per la “programmazione dell’azione educativa” e per “
valutare periodicamente
l’andamento complessivo dell’azione didattica per verificarne l’efficacia
” ;
·       
in seguito fronteggia il problema dell’istruzione: gli
insegnamenti sono sinergicamente “coordinati“;
In questo l’ambito è da collocare
l’insegnamento, anello finale dell’attività  progettuale: il docente mette a
punto e gestisce occasioni d’apprendimento sia per conseguire i traguardi
collegialmente individuati, sia per trasmettere una corretta immagine della
disciplina insegnata, sia per motivare lo studente valorizzando le sue “attitudini
e le sue scelte
personali
“.
Se ci fosse
stata quando ero studentessa, anch’io mi sarei iscritta a una scuola come la
vostra..
Il
liceo Guido Carli di Brescia assurge a esempio: un cedimento emotivo al
battage.
.. un’esperienza che dovrebbe diventare un modello da
replicare in tutta Italia anche per la scuola pubblica.
L’identità  del liceo
Carli si fonda “sul taglio
internazionale, sulla forte sinergia con il tessuto imprenditoriale,
sull’alleanza con il sistema universitario
“. Una scelta strategica: i
giovani interagiscono con il contesto socio-culturale contemporaneo e ad esso
si adeguano.
Il sistema scolastico statale germina su un
presupposto differente: il vorticoso dinamismo socio-culturale  non consente di prefigurare i caratteri
dell’ambiente in cui i giovani dovranno 
integrarsi. Questa la ratio del sistema scuola: la promozione e il
consolidamento delle capacità  degli studenti.
Una scelta che consentirà  loro “d’essere di
casa”  in ambienti ignoti.
Estremizzando:
addestramento..abilità ..presente  VS 
educazione..capacità ..futuro
Se
non diamo una prospettiva .. pensare che i nostri programmi si fermano al
novecento
Sono i piani dell’offerta
formativa che dovrebbero mostrare gli itinerari di sviluppo in materia
educativa, formativa e dell’istruzione. Il coinvolgimento di studenti, delle
famiglie e del territorio è la naturale conseguenza dell’esatta descrizione
delle scelte operate in sede di programmazione.
Gli elementi essenziali del
documento di programmazione sono:
1.     
la dichiarazione dei
traguardi,
2.     
la
rappresentazione della struttura decisionale;
3.     
l’indicazione delle
ipotesi di lavoro,
4.     
la descrizione dei
meccanismi di feed-back,
5.     
l’inequivocabile distinzione
tra finalità  e strumentazione.

La progettazione e la
realizzazione di interventi  di
educazione, formazione e istruzione
” è l’atout per la credibilità  del
servizio.