Le Passanti di Fabrizio De Andre’ cover

 

Le passanti di Fabrizio De André è una canzone ispirata da una poesia di Charles Baudelaire

Prof. Luigi Gaudio

A una passante di Charles Baudelaire (1821-1867)

  • Come non riconoscerci in questi pochi versi geniali di Baudelaire: egli è riuscito a mettere in poesia i rimpianti di ognuno di noi.
  • Questa poesia ha ispirato Antoine Pol, e dalla poesia di Antoine Pol anche due canzoni: “Le passantes” di George Brassens, e la versione italiana “Le passanti” di Fabrizio De Andrè.

 

à â‚¬ une passante (A una passante)
dai Fiori del male (93) Charles Baudelaire (1821-1867)

 

La rue assourdissante autour de moi hurlait.
Longue, mince, en grand deuil, douleur majestueuse,
Une femme passa, d’une main fastueuse
Soulevant, balanà §ant le feston et l’ourlet ;
Agile et noble, avec sa jambe de statue.
Moi, je buvais, crispé comme un extravagant,
Dans son à…”il, ciel livide où germe l’ouragan,
La douceur qui fascine et le plaisir qui tue.
Un éclair… puis la nuit ! – Fugitive beauté
Dont le regard m’a fait soudainement renaà®tre,
Ne te verrai-je plus que dans l’éternité ?
Ailleurs, bien loin d’ici ! trop tard ! jamais peut-à ªtre !
Car j’ignore où tu fuis, tu ne sais où je vais,
O toi que j’eusse aimée, à´ toi qui le savais !
La via assordante attorno a me urlava.
Alta, sottile, in lutto, dolore maestoso
una donna passò con la mano fastosa
sollevando orlo e balza, facendoli oscillare;
agile e aristocratica, con la sua gamba di statua.
Io, io contratto come un maniaco, bevevo
dai suoi occhi, cielo livido gonfio di bufera,
la dolcezza che affascina e il piacere mortale.
Un lampo … poi la notte! – Fuggitiva beltà
il cui sguardo in un attimo mi ha risuscitato,
ti rivedrò soltanto nell’ eternità?
Lontano, chissà dove! troppo tardi! forse mai più!
Poiché non so dove fuggi, tu non sai dove vado,
o tu che io avrei amata, o tu che lo sapevi!

“Le passanti” di Fabrizio De Andrè

Io dedico questa canzone

ad ogni donna pensata come amore

in un attimo di libertà

a quella conosciuta appena

non c’era tempo e valeva la pena

di perderci un secolo in più.

 

A quella quasi da immaginare

tanto di fretta l’hai vista passare

dal balcone a un segreto più in là

e ti piace ricordarne il sorriso

che non ti ha fatto e che tu le hai deciso

in un vuoto di felicità.

 

Alla compagna di viaggio

i suoi occhi il più bel paesaggio

fan sembrare più corto il cammino

e magari sei l’unico a capirla

e la fai scendere senza seguirla

senza averle sfiorato la mano.

 

A quelle che sono già prese

e che vivendo delle ore deluse

con un uomo ormai troppo cambiato

ti hanno lasciato, inutile pazzia,

vedere il fondo della malinconia

di un avvenire disperato.

 

Immagini care per qualche istante

sarete presto una folla distante

scavalcate da un ricordo più vicino

per poco che la felicità ritorni

è molto raro che ci si ricordi

degli episodi del cammino.

 

Ma se la vita smette di aiutarti

è più difficile dimenticarti

di quelle felicità intraviste

dei baci che non si è osato dare

delle occasioni lasciate ad aspettare

degli occhi mai più rivisti.

 

Allora nei momenti di solitudine

quando il rimpianto diventa abitudine,

una maniera di viversi insieme,

si piangono le labbra assenti

di tutte le belle passanti

che non siamo riusciti a trattenere.

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Le passanti di Fabrizio De André

Audio Lezioni sulla Letteratura italiana dell’ottocento del prof. Gaudio

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