Lettera a “Repubblica”

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2001

Egregio direttore,

che tristezza leggere le dichiarazioni di guerra dei sindacati scuola, che il suo quotidiano puntualmente pubblica e davanti alle quali non c’è altro da dire se non “ma come sono caduti in basso!”. Diventando sempre più evidente che le critiche sindacali sono pretestuose i casi sono due: o i sindacati hanno deciso di assumersi il ruolo politico che l’opposizione fatica a svolgere oppure vogliono mantenere la scuola così com’è, opponendosi a qualsiasi cambiamento.

Il primo caso sarebbe gravissimo, perché non è compito dei sindacati prendere una parte politica, il secondo sarebbe raccapricciante, in quanto avere tutti i sindacati all’unisono che difendono l’egualitarismo impiegatizio della professione docente è quanto di peggio potrebbe capitare a noi insegnanti!

C’è da augurarsi che il mondo sindacale la finisca con la vocazione a dover essere comunque contro e si metta a lavorare per una scuola in cui l’insegnamento diventi una professione. E se i leader sindacali avessero un minimo di onestà intellettuale dovrebbero riconoscere che in questa finanziaria c’è un primo, anche se timido passo, nella direzione della riqualificazione e di una remunerazione più adeguata dell’insegnamento.

13/10/2001 Gianni Mereghetti Abbiategrasso

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