L’inadempienza del ministro Bussetti

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Il ministro Bussetti ha affrontato il tema dei livelli di bocciatura e delle punizioni troppo bassi, rilevando la necessità di alzare l’asticella: “Da tanti anni, manca un certo rispetto verso la scuola. Mettiamola così: credo si debba costruire e lavorare per ridare alle istituzioni scolastiche e al loro personale rispetto e la giusta considerazione“.

Il collegamento tra le bocciature e le punizioni con il rispetto per la scuola trasmette il tradizionale, inefficace modello, il cui cardine è l’obbedienza.

Un collegamento banale e superficiale: l’istituzione scolastica ha perso prestigio perché le sue offerte formative non corrispondono più alle esigenze di una società di rapido e imprevedibile cambiamento. Il rapporto Istat 2017 ha certificato che il 65% di quanti accedono alla scuola primaria sarà impiegato in lavori che oggi non esistono.

La finalità del sistema educativo è da cambiare: i percorsi di studio devono essere orientati a promuovere/sviluppare l’attitudine a rapportarsi con l’ignoto. La capacità di percepire e definire problemi, di formulare ipotesi, di scegliere, di progettare, di argomentare .. sono le mete cui tutti gli insegnamenti devono tendere. Le materie d’insegnamento sono da vivere come lo strumento operativo dei docenti.

Ecco apparire il nuovo campo del problema. L’unicità del traguardo educativo modifica la struttura concettuale del servizio scolastico: l’unità operativa elementare é il consiglio di classe che progetta e gestisce i percorsi d’apprendimento.

Per ridare la giusta considerazione alle istituzioni scolastiche e al loro personale bisogna applicare i dettami delle scienze dell’amministrazione, fondamento dei decreti delegati del 1974. Se il ministro avesse controllato la puntuale applicazione della legge e se fosse intervenuto per sanarne le distorsioni, l’assetto organizzativo delle scuole sarebbe funzionale al governo d’un ambiente dinamico e complesso.

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