L’infinito in Ungaretti

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Tesina Esame di Stato

Stefano Gambaro

Esame di Maturità 2002

L’infinito in Ungaretti

La poesia è per Ungaretti essenzialmente parola tesa a riprodurre il miracolo di una riconciliazione tra l’uomo e l’assoluto. Come portatore e testimone di una scintilla di assoluto e di eterno, il poeta assume dunque su di sé il compito di offrire una testimonianza preziosa della verità. li poeta, dunque, è per Ungaretti colui che viene innalzato a un intimo contatto con l’assoluto e, scavando dentro di sé, porta alla luce una verità universale, che offre alla comunità degli uomini come contributo alla generale tensione dell’umanità verso il vero. Ma l’assoluto cui l’uomo tende è per definizione ineffabile, indicibile e inesprimibile, in quanto trascende la capacità umana di espressione; il che significa che questo assoluto non può essere compiutamente descritto, ma solo richiamato allusivamente attraverso gli artifici dei simbolo, della metafora, dell’analogia. La parola essenziale risponde a questa esigenza di dare voce al mistero dell’assoluto celato in ogni uomo.

In questo senso, Mattina, tratta da Naufragi, apre lo sguardo all’infinito:

M’illumino d’immenso

 

Straordinaria per concisione, essenzialità, potenza evocativa ed espressiva, questa brevissima lirica è composta da due soli versi-parola, dal momento che le elisioni fondono nella pronuncia il pronome e la preposizione in un’unica emissione di fiato con il verbo e il sostantivo. La lirica è costruita su un’unica sinestesia analogica, che mette in connessione due campi diversi della percezione, l’uno sensibile, che coinvolge la vista e il tatto, perché  la luce è anche calore; e l’olfatto, perché è apertura all’aria fresca dei mattino (la lirica si intitola Mattina); e l’udito, perché l’immensità è eco e silenzio. L’altro tutto interiore, in quanto l’immensità è il luogo dello spirito in cui si acquietano tutti i desideri di infinito e di eterno dell’uomo.

L’analogia pone quindi in stretta relazione il finito, rappresentato dal poeta nella sua pochezza d’uomo, e l’infinito, rappresentato dall’immensità in cui terra, cielo e mare si fondono e confondono, così come il pronome mi che richiama l’individualità dei poeta e della sua personale esperienza, attraverso l’elisione, è fuso e confuso con la luce che lo proietta nella dimensione dell’assoluto.

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