MANIFESTI ROMANTICI IN ITALIA

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Il Pretesto: i manifesti romantici italiani vengono tutti redatti nel 1816.

Il pretesto fu fornito da un articolo di Madame de Stael, pubblicato su “la Biblioteca Italiana”, un periodico letterario diffuso in Lombardia e promosso dall’Austria per organizzare il consenso degli intellettuali italiani al nuovo governo (il direttore all’epoca era Giuseppe Acerbi). La De Stael, intellettuale francese autrice “de l’Alemagne” e avversaria di Napoleone, rimprovera la cultura italiana di essere troppo attaccata al suo passato glorioso e di trascurare superbamente i grandi capolavori stranieri. Pertanto nel suo articolo ( sulla maniera e l’utilità delle traduzioni) sollecita la traduzione degli autori europei contemporanei, soprattutto delle opere di  teatro:

sono infatti i testi letterari che si rivolgono al pubblico più vasto possibile; il teatro è dunque uno strumento economico, nella logica del minimo mezzo per il massimo risultato, e per di più esso si rivolge anche, almeno in teoria, ai non alfabetizzati (R: il teatro e il romanzo sono i generi preferiti dal romanticismo perchè sono quelli meno concepiti per i soli addetti ai lavori; il romanzo in particolare già nel ‘700 era il genere scelto dalla borghesia).

Numerosi letterati italiani reagirono sdegnati contro questo articolo (lettera mai spedita del Leopardi). I manifesti furono proprio scritti in difesa della De Stael.

I principali manifesti: sono tre scritti apologici:

  • “intorno alle ingiustizie di alcuni giudizi letterari italiani” di Ludovico di Breme;
  • “avventura letteraria di un giorno” di Pietro Borsieri;
  • “lettera semiseria di Grisostomo” di Giovanni Berchet; l’autore finge di scrivere al figlio in collegio parlando della nuova poesia romantica (“il cacciator feroce” e l’ “Eleonora” del Burger) e polemizzando contro la cultura formalistica italiana.

Stile: riguardo la forma i tre testi sono tutti desultori e  caratterizzati da un carattere fortemente polemico ed aggressivo tanto che spesso la pars destruens prevale su quella construens.

Patriottismo: In primo luogo si contesta ai classicisti italiani un falso patriottismo; erano infatti insorti perchè vedevano nell’invito della De Stael un attacco all’eccellenza letteraria, unico vanto rimasto all’Italia, e pertanto consideravano l’apertura alle letture straniere come un tradimento. I manifesti oppongono a questo patriottismo conservatore (che tra l’altro l’Austria promuoveva con una campagna anti-francese) un patriottismo più maturo coincidente con l’Europa delle patrie di Mazzini.

Socialità dell’arte: Affermavano inoltre la socialità della letteratura che deve essere espressione della società e ad essa deve rivolgersi. Rigettano quindi l’imitazione degli antichi, sempre uguali nel tempo giacchè si basa su modelli universali, vista come un rifiuto del presente. I romantici affermano addirittura che i  grandi classici sono eccellenti proprio perchè esprimono bisogni e aspettative di tipo sociale e collettivo in linea con lo spirito del proprio tempo.

Utilità dell’arte: Infine l’arte deve essere socialmente utile, mai fine a se stessa. Questo aspetto è proprio del romanticismo italiano e lo lega all’illuminismo.

Proprio per questo trovano il loro destinatario nel “popolo”, intendendo con questo termine la borghesia, ovvero la classe che va aiutata a crescere.

Nella lettera semiseria in particolare il Berchet spiega questo punto utilizzando categorie Vichiane. Secondo il Vico, la storia ha un andamento ciclico in cui si alternano tre stadi evolutivi dell’uomo: i Bestioni; l’Inizio della civiltà, in cui gli uomini iniziano a sentire “l’animo perturbato e commosso”; i Filosofi, ovvero gli uomini in cui il pensiero logico formale è pienamente sviluppato. Il Berchet proietta le tre fasi su un piano sincronico e parla di Ottentotti riferendosi al quarto stato, di Popolo inteso come Borghesia, di Parigini in riferimento agli uomini estremamente colti e sofisticati.

Il Popolo appare come l’unica classe che possa trarre giovamento dall’arte, dal momento che gli Ottentotti sono troppo primitivi, e i Parigini troppo sofisticati per appassionarsi.

Il Conciliatore: è il periodico bimestrale che sostenne la battaglia romantica durante la sua breve vita (sett ‘’18 / ott ‘’19). Alla sua redazione parteciparono gli autori dei manifesti e altri intellettuali che avevano lavorato in precedenza per la Biblioteca, come Silvio Pellico. Il Conciliatore si occupava, oltre che di cultura, anche di politica e di attualità, combattendo per la modernità e sebbene indirettamente contro l’Austria. In campo artistico-letterario i capisaldi che promuove sono:

  • l’arte deve occuparsi della vita vera;
  • l’arte deve essere intrinsecamente morale;
  • l’arte non deve essere esclusivamente formalista;
  • l’artista deve occuparsi anche di problemi della morale e del civile;

arte e vita si implicano a vicenda.

di Alice

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