Meditazione sulle Sante Quarantore di don Savino

Il volto di Cristo ci viene incontro e ci guarda come nessuno mai ci ha guardato.
Nemmeno noi stessi sappiamo guardarci come ci guarda Gesù.
Se avessimo un briciolo della stima che Gesù ha per noi, chissà come saremmo contenti.
Pietro, portato da suo fratello Andrea, incontra per la prima volta Gesù e, colpito da quello sguardo che lo fissava, esclama: “Nessuno mi ha mai guardato così”.
Fin dall’inizio Pietro ne rimane stupito, tanto che si sente subito legato, così legato che è pronto a fare tutto per lui. 
Fin dal primo giorno Pietro non si stacca mai da Gesù, è sempre vicino a Lui, e man mano che lo segue, quello stupore iniziale, quell’attaccamento aumenta, si approfondisce.
È come se Pietro s’incollasse sempre più a Gesù.
E questo attaccamento fa nascere un’amicizia, un’amicizia così grande che neanche il giudizio più terribile che Gesù fa a Pietro, la può rompere.
Pensate a quando Gesù ha chiamato Pietro “Satana”.
È il giudizio più terribile, ma Pietro si attacca sempre di più perché capisce che quel giudizio è per il suo bene come fanno i veri amici, quando ti dicono la verità e non quello che ti fa piacere.
Pietro si attacca sempre di più ed ora è lì, tutto vergognoso, perché ciò che non avrebbe mai messo in conto, proprio assolutamente, è successo.
Ma come è stato possibile … proprio lui che gli voleva così bene.
Pietro non se lo sa spiegare, come non ce lo sappiamo spiegare noi. 
Perché continuiamo a sbagliare?
Ma lo stupore raggiunge proprio il vertice perché, di fronte a questo tradimento, dopo tutto quello che Pietro aveva fatto, Gesù, quando lo incontra di nuovo, gli dice: “Simone, mi ami tu?”
Ma, come, neanche un accenno velato di rimprovero, di richiamo, di domanda: “Cosa hai fatto? …. Ma cosa è successo? … Perché l’hai fatto?”
No, niente. –  “Mi ami tu?”
Allora a Pietro viene spontaneo: “Sì, Signore, ti amo”.
Gli viene spontaneo non perché vuole fare il bravo, non perché decide: “Adesso comincio a comportarmi bene”.
No, perché è la conseguenza di tutto quell’attaccamento, di tutta una tenerezza, di tutta una stima che è maturata nel tempo.
Perché se una stima, se un attaccamento, se un affetto non matura, sfiorisce.
Quello che c’è dietro l’esperienza di Pietro, che c’è dietro la nostra esperienza; quello che ci fa più amici è l’amicizia con il grande Amico.
Quello che ci fa pieni di tenerezza verso nostro padre, verso nostra madre, verso i nostri figli; quello che ci fa così attenti ai bisogni degli altri, così disponibili, è l’accorgerci che siamo uniti.
Il “sì” di Pietro è pieno di stima che si trascina dietro tutto: l’affetto, la volontà, la decisione, al punto che avrebbe fatto di tutto pur di non tradirlo.
Ma l’ha tradito.
Come noi.
Insomma, se non si sperimenta questo attaccamento per Gesù, non si capisce niente della vita, non si capisce niente, neanche l’attaccamento alla madre e al padre.
“Signore, mi vuoi bene Tu?”
“Sì, tu lo sai che ti voglio bene!”
Anche noi come Pietro diciamo: “Tu, Signore, sai la mia incoerenza, la mia fragilità, la mia distrazione, ma Tu, Signore, sai che vorrei amarti come tuo Amico.
Aiutami ad amarti così, ad amarti presente, visibile dentro questa compagnia meravigliosa nella quale tu mi hai messo perché io incontrassi Te.”.
 
Il tuo volto Signore io cerco.
Il tuo volto Signore mi ha incontrato.
Al tuo volto, Signore, aderisco.
Tu sei la mia libertà!