MEROPE

 

Gabriele D’Annunzio

Libro Quarto delle LAUDI DEL CIELO DEL MARE DELLA TERRA E DEGLI EROI

La canzone di Mario Bianco

  1. Giovine, so che vuota è la tua tomba
  2. là  nella cerchia ove le primavere
  3. della morte una candida colomba
  4. reca, Medea nata del Condottiere
  5. di bronzo, quella che i suoi rosei marmi
  6. disfoglia come rose di verziere.
  7. Bergamo t’ebbe. Ma colui che parmi
  8. ti sorridesse come ad un fanciullo
  9. gentile, non l’adunco irto nell’armi
  10. Colleoni, s’ ben Francesco Nullo
  11. era, la buona lancia, il grande e fermo
  12. alfier di Libertà , col viso brullo
  13. ancà³ra delle fiamme di Palermo,
  14. rotto dal piombo slavo il vasto petto
  15. offerto alla Giustizia ultimo schermo.
  16. Risorrideva nel virile aspetto
  17. il primo sogno che per il selvaggio
  18. Agro trasse il lanciere giovinetto
  19. quando la giovinezza era l’ostaggio
  20. d’ogni patto segnato col Destino
  21. ed ogni giorno era calendimaggio?
  22. Dov’egli cadde, cavalier latino
  23. in terra strana, ivi restò. La spoglia
  24. dell’eroe sola è mèta al suo cammino.
  25. Tu fosti tolto, su la nave in doglia
  26. alla Patria raddotto e alla soave
  27. madre che t’attendea su la sua soglia.
  28. Tinta in minio la prora della nave
  29. non era, né corona avea d’oliva
  30. né la mannella delle spiche flave;
  31. né sopra v’era teoria votiva
  32. che il virginal tuo sangue, libamento
  33. di guerra, offrisse alla divina riva.
  34. Ma la mistica voce era nel vento,
  35. ma sparso era il libame. «È questo, Italia,
  36. è questo il tuo fermento e il tuo cemento.»
  37. E non era solenne la parà lia
  38. a Delo come il funebre vascello
  39. che radduceva il Giovine d’Italia.
  40. Ed all’approdo ognun t’era fratello
  41. sentendo in sé l’immobile tuo cuore
  42. ripalpitare come un cuor novello.
  43. E dal silenzio funebre un dolore
  44. nascea possente come la radice
  45. della virtù. Quest’inno era il suo fiore.
  46. E la morte era quasi Beatrice
  47. che ci purificasse in una santa
  48. onda per trarci a un regno più felice.
  49. E tu non una giovinezza infranta
  50. eri, ma la promessa e il pegno. Aroma
  51. era del cuor la lacrima non pianta.
  52. E passasti i deserti ove arde Roma
  53. or d’altra febbre, e lungo il mar toscano
  54. le salse macchie che il libeccio schioma.
  55. Oh t’avessero almen per il Gargano
  56. procelloso raddotto al bel nativo
  57. colle scisso dal vomere frentano,
  58. al chiaro colle onde il palladio ulivo
  59. guarda il gregge dell’isole nomate
  60. dal nome del guerreggiatore argivo
  61. e i nostri monti quinci, le nevate
  62. imagini dei nostri alti custodi,
  63. e il grande Sprone, e il cerulo Nicate!
  64. Detto io t’avrei: «Buon figlio, se non odi
  65. qui fragor di battaglia né ti sazia
  66. l’effuso dopo te sangue di prodi,
  67. ben odi qui, sepolto nella grazia
  68. di San Giovanni, le tue querci cave
  69. vaticinare al vento di Dalmazia».
  70. Ma tu rivalicato hai senza nave
  71. il mar d’Africa. Vuota è la tua tomba
  72. che t’infiora la madre tua soave.
  73. Per Santa Barbara, alla prima romba
  74. del mortaio, già  vigile tu eri;
  75. e Gian Muzzo sonava la sua tromba.
  76. Ed eran teco i primi cannonieri
  77. della morte, i tuoi Sardi e i tuoi Pugliesi;
  78. e tutti eran più bianchi e più leggeri.
  79. E parea che la gran Vergine accesi
  80. avesse i fuochi dell’aurora eterna
  81. alla festa e spiegato i suoi pavesi.
  82. Ardeva a Tripoli, a Bengasi, a Derna
  83. la festa del mortaio e del cannone,
  84. per Santa Barbara, in vicenda alterna.
  85. Senza pausa correva la canzone
  86. dall’una gola nera all’altra rossa:
  87. rugghio d’incendii le tenea bordone.
  88. L’odor divino della terra smossa,
  89. fra tanta afa, lo spirto della terra
  90. uomo e pezzo allenava nella fossa.
  91. Biego, Desuni, Pellegrini, Serra,
  92. dèmoni della vampa e del fragore,
  93. à lacri sinfoneti della guerra!
  94. Tutte le batterie un solo ardore.
  95. Tutte le volontà  un nervo istesso.
  96. La massa era contratta come un cuore;
  97. la fila era flessibile qual nesso
  98. di tèndini. Fin l’ombra su l’arena
  99. tra l’uomo alzato e l’uomo genuflesso
  100. era un legame vivo. La catena
  101. unanime giocava agile e dura
  102. come i nodi nell’osso della schiena.
  103. Ove il ferro faceva una radura
  104. i superstiti in sùbito retaggio
  105. raccoglievan la forza moritura.
  106. I morti si drizzavan nel coraggio
  107. moltiplicato dei viventi. L’aria
  108. era come un ignito beveraggio.
  109. Roma appar’a. L’anima legionaria
  110. col vasto afflato dilatava i petti.
  111. Nel cielo spaziava l’ala icaria.
  112. Oh date gli asfodeli violetti
  113. d’Aà¯n-Zara, per tesser le ghirlande
  114. della gloria primiera ai primi eletti,
  115. ch’io li mesca ai narcissi della grande
  116. Berenice, ai nettunii gigli nati
  117. su l’orlo delle sabbie memorande
  118. ove tinse gli affusti trascinati
  119. a braccia il primo sangue virginale
  120. in libamento della Patria ai Fati.
  121. Guardiamarina, cippo sepolcrale
  122. in Tobrucca ti sia l’un dei cannoni
  123. ammutoliti, tolti nel campale
  124. giorno di Santa Barbara ai ciglioni
  125. d’Aà¯n-Zara che videro i fuggenti.
  126. Gli altri sei diamo agli altri sei leoni
  127. Ché dove noi poniamo i fondamenti
  128. della potenza, là  poniam de’ nostri
  129. morti l’ossa per consacrar gli eventi.
  130. Non nelle antiche ombre, ne’ lunghi chiostri
  131. dei cimiteri, tra gli usati avelli,
  132. dove profusa la pietà  si prostri;
  133. ma novel tumulo ad eroi novelli
  134. diamo, oltremare, su la quarta sponda;
  135. e ciascun nome in pietra si scarpelli;
  136. e sien pietre angolari che profonda-
  137. mente radichi in terra ad opra forte
  138. il costruttore, il saldo eroe che fonda.
  139. O Tobrucca, alte mura e ferree porte
  140. avrai, cantieri, maestranze, scali,
  141. darsene, e i novi ingegni della morte.
  142. E strapperemo alla Vittoria l’ali
  143. perché mai dall’acropoli munita
  144. si fugga. Avrem col Mare altri sponsali.
  145. Una maschia bellezza redimita
  146. di sogni avremo, senza il sacerdote,
  147. in mezzo a noi, nel mezzo della vita.
  148. Ché l’Africa non è se non la cote
  149. ove affilammo il ferro, per l’acquisto
  150. supremo, contra le fortune ignote;
  151. e riluce per noi nell’intravisto
  152. futuro un bene che per rivelarsi
  153. vale il martirio d’un novello Cristo.
  154. O Giovine, se mai nel cor t’apparsi
  155. creato dalla pagina commossa
  156. e del gran fuoco mio l’anima t’arsi,
  157. odimi, qual ti vedo su la fossa
  158. della trincera mentre ancor spirante
  159. bevi l’odore della terra smossa,
  160. odimi. Non morrai. Sei nell’istante
  161. e nell’eternità . Colui che viene
  162. e non colui che parte sei, distante
  163. e prossimo. Tu grondi, e le tue vene
  164. sono inesauste. Impallidisci, e il viso
  165. tuo raggia e le tue mani sono piene
  166. di chiusi doni. Cadi, e il tuo sorriso
  167. è inestinguibile. In grande ombra veli
  168. la tua certezza, e pure io ti ravviso.
  169. Io fui qual sei, nel mondo. Quel che aneli
  170. anelai. Vissi come tu combatti.
  171. Nutrii di sangue i sogni miei fedeli,
  172. d’aspro sangue, per trasmutarli in atti.
  173. Solo, per simulacro della guerra
  174. posi a me, tenni a me tremendi patti.
  175. Tutto che in sé l’insonne anima serra
  176. perverte esalta io lo conobbi. E pure
  177. talor fui pari a un fiume della terra!
  178. Ma gli anni d’onta, ma le cose impure
  179. pesavano su me. La mandra abietta
  180. si voltolava nelle sue lordure.
  181. A me dissi: «Ricòrdati ed aspetta.
  182. Dal silenzio Ei verrà . Veglia alle porte.
  183. La gloria fu. Ricòrdati ed aspetta».
  184. Ed è venuto, il Grande, il Puro, il Forte,
  185. il Signore aspettato, alto volando,
  186. come la verità , sopra la morte.
  187. Ecco, vedi, obbedisco al suo comando
  188. e tremo. Vedi, sono ebro d’amore
  189. e di spavento. Or ei dice: «Chi mando,
  190. o gridatore ed indovinatore
  191. di cose sante? Chi andrà  per noi?».
  192. «Eccomi» dico «manda me, Signore.
  193. Con qual segno?» Col segno degli eroi
  194. Egli ha moltiplicata la mia gente,
  195. accesa la virtù degli occhi tuoi.
  196. Ah perché, mentre tutto è rinascente
  197. in una primavera più gioiosa
  198. che quella delle Esperidi, e il presente
  199. è tessuto di porpora famosa
  200. e di stami indicibili, e la vita
  201. nella pietra di Pallade corrosa
  202. riscolpisce l’imagine compita
  203. della divinità  novella, e ignoto
  204. nume è il soffio che t’agita e t’inc’ta,
  205. ah perché non rinasco dal mio loto
  206. Principe della Gioventù traendo
  207. i miei compagni a me duce e piloto,
  208. meco giurati a un patto più tremendo,
  209. e, per guidarli, d’un più alto e puro
  210. fuoco in me stesso non mi riaccendo?
  211. O Giovine d’Italia, il morituro
  212. ti saluta. Il mio sogno, astro vegliante,
  213. declina sopra i mari del Futuro.
  214. Tu sorgi. Non morrai. Sei nell’istante
  215. e nell’eternità . Colui che viene
  216. e non colui che parte sei, distante
  217. e prossimo. Tu grondi, e le tue vene
  218. sono inesauste. Impallidisci, e il viso
  219. tuo raggia e le tue mani sono piene
  220. di chiusi doni. Cadi, e il tuo sorriso
  221. è inestinguibile. In grande ombra veli
  222. la tua certezza, e pure io ti ravviso.
  223. Ave, Giovine. Gloria a te nei cieli,
  224. gloria nei mari, gloria su la terra!
  225. Combatti e canta come il pio Mameli;
  226. semina e mieti; i varchi tuoi disserra;
  227. assoda e guarda le tue vie; con pugno
  228. intrepido le tue fortune afferra;
  229. e sappi come traggo il miel del bugno,
  230. l’acqua del fonte, della piaga il dardo;
  231. e vedi come il mio dolore espugno.
  232. Quando tu abbia col tuo chiaro sguardo
  233. abbracciato il dominio, su la vetta
  234. vertiginosa infisso il tuo stendardo,
  235. offerto al Sole l’ultima saetta,
  236. alfine avrò da te forse il selvaggio
  237. inno che il paziente orgoglio aspetta,
  238. l’inno alla mia vigilia e al mio coraggio.