MONUMENTO FUNEBRE A MARIA CRISTINA – Antonio Canova

Monumento a Maria Cristina (1798-1805):



    Storia: Canova ottiene dal principe Alberto di Sassonia la commissione del monumento funebre dedicato alla moglie Maria Cristina per la Chiesa degli Agostiniani di Vienna
    Fonti: la visione classica e quella cristiana si fondono: il corteo ricorda la virtù romana della pietas, invece la porta allude al mistero della morte. Il trapasso però non coincide con la speranza ultraterrena, ma con una triste fine che suscita infinita malinconia e nostalgia per la luce, come per i Sepolcri di Foscolo e la poesia sepolcrale inglese. Riprendendo questo scritto, Canova esprime il tema della memoria consolatrice, la possibilità di un legame duraturo tra defunti e i vivi (soprattutto i cari, che ne conserveranno viva la memoria)
    Struttura: è assolutamente atipico, non si ha più la struttura tradizionale dei mausolei (struttura poliedrica su cui sono innestate le figure). Questo mausoleo invece è di forma piramidale, alla base della quale si apre la porta buia che conduce alla tomba, lasciata volutamente aperta. La scelta della piramide rimanda alle antichi tombe egizie. Il fitto nero risalta grazie al contrasto con il marmo bianco con cui è costruito tutto il monumento funebre. In cima alla piramide si trova un bassorilievo che ritrae la defunta Maria Cristina di profilo, come un cameo, incorniciato da un serpente che si morde la coda, simbolo dell’eternità, e sorretto dalla figura allegorica della Felicità. Anche il corteo funebre che costituisce il nucleo teatrale del monumento è costituito da un complesso di figure allegoriche che agiscono sul fronte della piramide.
    Allegoria: “…non avrei certo preferito una composizione allegorica, se il Principe, dotto conoscitore degli usi antichi, non m’avesse egli stesso le figure allegoriche prescritto: io ho cercato tuttavia raggrupparle in maniera che potessero aver più tosto un’azione, che un’allegoria”. Canova non avrebbe usato figure allegoriche, preferendo la semplicità e la chiarezza dei canoni di Winckelmann; le figure allegoriche gli sono state suggerite dalla committenza. Mantiene un filo con la tradizione teatrale propria del Barocco, che applica anche in questa opera. Il soggetto è evidente anche senza l’uso di alcuna epigrafe; il corteo funebre è costituito da statue indipendenti l’una dall’altra e trasportabili: una giovane donna pudica e pietosa, la quale guida un povero vecchietto cieco e un’orfanella. La teatralità è evidente nei gesti e nell’espressione del volto che dicono del loro dolore, pur in un modesto contegno. Poi è visibile una figura matronale che reca l’urna contenente le ceneri del corpo verso il sepolcro: è la Verità nel senso dei Greci, non nel senso dei Romani (si noti che la distinzione è possibile grazie a Winckelmann). Canova scrive a proposito: “se tuttavia fosse indeterminata o vaga l’allegoria della mia figura, le si dia il nome di tenerezza, d’affezion coniugale, ad altra si fatta virtù, sarà lo stesso per me.” per Canova ciò che conta è l’azione (e quindi il sentimento che suscita) e non il capire l’allegoria il punto dell’opera. Vuole muovere l’osservatore dotto attraverso l’intelletto, vuole muovere il generico osservatore con l’azione (“Il pubblico, non dotto né critico di mente, ma di cuore, vuol essere persuaso e commosso senza fatica e senza riflessione”). Alla destra della composizione c’è invece il Genio funebre del casato d’Asburgo, che si appoggia sopra un leone, evocatore di forza. L’azione risulta infine armonica anche in assenza di simmetria, perché le figure sono state collocate secondo una ragionata disposizione.
    Canova immagine che la scena si svolge in un notturno: è tutta la stessa composizione a suggerirlo. Il contrasto tra il marmo bianco e il buio della porta richiama al contrasto tra luci e ombre associate alla vita e alla morte, che richiama lo stesso tema funerario del monumento

    sul cui fronte agiscono o sono collocati dei personaggi. Intenzione era che pur non capendo l’allegoria chiunque potesse comprendere tramite atteggiamento delle statue. Il committente gli chiede di costruire un’opera allegoria sebbene Canova rifiuti allegoria medievale. Emerge un’immagine di chiarezza e razionalità. Infatti è un soggetto senza bisogno dell’epigrafe, è accessibile a tutti. La piramide è ripresa dall’Egitto (primo oriente conosciuto in Europa) ed è associata alle società segrete (massoneria). Diventerà interessante per il romanticismo. Sulla piramide volto della donna insieme a due angeli  di cui uno con la palma. È un corteo funebre, la dama tiene in mano un urna e le ancelle tengono due fiaccole ed hanno festoni di fiori che le lega. Un’altra ghirlanda tiene insieme il vecchio, la bambina e una donna. Dall’altro lato l’angelo, lo scudo e il leone più lo stemma della casata sul muro. Non è pù la composizione del mausoleo tradizionale, figure che possono muoversi e vengono fuori. Figure allegoriche ma sottolinea l’azione: molto barocco, stile legato al teatro. Tutti piangono la donna: il popolo e la casata. Figure chiare contrapposte al buio della apporta, diverse età e stagioni della vita. Figure a tre a tre, voluta corrispondenza numerica. Unità d’azione, chiarezza e semplicità. Significato allegorico: figura patronale che porta l’urna è la verità nel senso greco. Vecchia+orfana+donna: amore, beneficenza gratitudine e portano ghirlande in atto di offerta. “io ottengo il mio fine se non resta nascosta l’evidenza della sua funzione”. No simmetria, il pubblico deve essere commosso senza fatica vs principi neoclassici. Leone e genio alano pongono in risalto la forza della casata. Vs Baracco: gruppo scultori e architettura no devono essere confuse, gruppi di tra dipendono architettura piramidale. Improntate cogliere il tutto a colpo d’occhio. Impressione di amorini-> azione armonica. D’Este si immagina scena come scena reale in notturno e dice che spira una dolce mestizia. Periodo in cui si diffonde amore per i notturni (canti di Ossia, sepolcri di Foscolo).