Non si addice a un vescovo tacere il proprio pensiero


di Monsignor Franco Agnesi

prevosto e parroco di San Giovanni Battista a Busto Arsizio (VA)

Gli attacchi di questi giorni mi hanno ancor più stimolato a leggere per intero il Discorso alla Città” dellArcivescovo. Ha parlato di solidarietà e di sobrietà. Ha detto, tra l’altro: È la pratica straordinaria della solidarietà che ha reso grande nei secoli Milano. Ed è sulla solidarietà che dobbiamo misurare ancora oggi lautenticità della grandezza della nostra Città. Spesso la solidarietà riceve un’interpretazione semplicistica: emotivo-sentimentale nell’ambito personale, benefico-assistenziale in quello sociale. Ma, come sottolinea la recente enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI, la solidarietà esige di essere riscattata da queste visioni parziali, affermandone il ruolo tipicamente sociale e politico. Essa, infatti, persegue il bene non solo individuale ma anche e specificamente comune, è del tutto inscindibile dalla giustizia e include, pertanto, la presenza attiva e responsabile delle stesse Istituzioni ben oltre il pur indispensabile servizio del volontariato. La solidarietà è inseparabile dalla giustizia e per questo ha una destinazione propriamente sociale. Alla sua radice ci sono sempre gli altri. La solidarietà riveste i tratti del dovere. È un aspetto che viene sottolineato con forza anche dalla nostra Costituzione. Tra i principi fondamentali” viene affermato il profondo legame tra i diritti inviolabili dell’uomo” e ladempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (art. 2). È questo il grande patto sociale che mantiene coesa una città. Qui è in gioco una virtù cardinale, è in gioco la giustizia!

La sobrietà è possibile, in essa c’è il segreto della vita buona e bella, anche se il cammino per arrivarvi è difficile e chiede che si cambi lo stile di vita. Ci siamo lasciati andare a una cultura dell’eccesso, dell’esagerazione. Soprattutto la sobrietà è questione di giustizia”. Siamo in un mondo dove c’è chi ha troppo e chi troppo poco, e anche nella nostra Città c’è chi sta molto bene, mentre sempre più aumenta il numero di chi fa più fatica. La sobrietà ci aiuta a costruire la giustizia, perché decide, sceglie e agisce secondo la giusta misura, e dunque sempre con l’attenzione vigilante ai diritti e doveri che si hanno nei riguardi sia di se stessi che degli altri, superando sempre eccessi e sprechi. In particolare la giusta misura” nell’uso dei beni rende la sobrietà, da un lato nemica dellavarizia, dall’altro amica della liberalità, ossia di una pronta disponibilità alla condivisione dei beni. Sobrietà, però, non significa non consumare e non produrre. È piuttosto utilizzare” non in unottica di spreco, bensì di saggio impiego, finalizzando così la produzione e i servizi ai veri bisogni dei singoli, per crescere nel benessere condiviso. La sobrietà muove dalla consapevolezza che le risorse sono limitate e che vanno quindi ben utilizzate. Essa stimola l’intelligenza e la capacità di ciascuno perché sappia usare al meglio le opportunità che vengono offerte per il singolo e per gli altri, per l’intera umanità. La sobrietà non danneggia l’economia ma è a favore di una sua realizzazione sapiente perché mette al centro la persona e le sue esigenze più vere. È questo l’insegnamento della Chiesa riproposto nellenciclica sociale Caritas in veritate.

Una piccola postilla. Invito a leggere l’intero discorso (www.chiesadimilano.it) e a cercare in esso appigli alle accuse lanciate da leaders politici. Si scoprirà, invece, che parla dei problemi dei cittadini milanesi e di ciò che si può fare insieme, e parla anche del crocifisso! E vero che ha detto anche questo: Mi ha colpito nei giorni scorsi, a seguito dello sgombero di un gruppo di famiglie rom accampate a Milano, la silenziosa mobilitazione e l’aiuto concreto portato loro da alcune parrocchie, da tante famiglie del quartiere preoccupate, in particolare, di salvaguardare la continuità dell’inserimento a scuola – già da tempo avviato – dei bambini. La risposta della Città e delle Istituzioni alla presenza dei rom non può essere l’azione di forza, senza alternative e prospettive, senza finalità costruttive”.  Già, è un pericoloso discorso politico” o è la vera politica legata al reale”?

Franco Agnesi

La Prealpina” 13 Dicembre 2009 – Pagina di Busto Arsizio