Notturno

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di Gabriele D’Annunzio

di Marco Pancetti

Notturno: l’opera fu redatta  durante la degenza in ospedale,

D’Annunzio era immobile e temporaneamente cieco a causa di un terribile incidente aereo.

D’Annunzio la scrisse materialmente utilizzando circa diecimila strisce di carta o cartigli su ciascuna delle quali era scritta una sola riga di testo, il materiale così redatto fu poi messo in ordine dalla figlia del poeta, la quale lo aiutava al capezzale .

La particolarità del Il Notturno all’interno della produzione dannunziana sta soprattutto nella sua carica riflessiva e meditativa, tutto intriso dall’esperienza del dolore (la perdita dell’amico che pilotava l’aereo, ma anche quella della madre). Secondo la critica, il Notturno assume una particolare importanza in quanto sembra essere occasione di un triste bilancio da parte del poeta sulla sua stessa vita.

Usciamo. Mastichiamo la nebbia. La città è piena di fantasmi.”

Già da questo primo verso si nota la contrapposizione con La Pioggia nel Pineto dove: “ha un suono, e il mirto altro suono, e il ginepro altro ancora”, emergono dalle percezioni della realtà circostante (colte solo attraverso l’udito), dalle visioni, dalle fantasie e dai ricordi che si susseguono disordinatamente  e che si associano ad immagini talvolta allucinatorie che si sviluppano intrecciandosi e fondendosi in un delirio tra il vigile e l’onirico.

D’Annunzio era un esponente di quella parte di italiani che inneggiavano alla Vittoria Mutilata”, che, unita alle promesse non mantenute fatte prima della Grande Guerra e alla grave situazione economica, fu lo spunto per la nascita del Fascismo.

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