
Gira la trottola viva
27 Gennaio 2019
Il pioppo
27 Gennaio 2019🔍L’analisi di “O carro vuoto sul binario morto” di Clemente Rebora offre un’importante finestra sul modernismo poetico italiano dei primi del Novecento.
Questo componimento, tratto dalla raccolta “Frammenti lirici” (1913), rappresenta uno dei momenti più significativi della poetica di Rebora, caratterizzata da una tensione espressiva che riflette la crisi esistenziale ed etica dell’uomo moderno.
Il testo si sviluppa intorno all’immagine centrale di un carro ferroviario vuoto, fermo su un binario morto, che diventa potente metafora dell’esistenza umana. L’incipit vocativo (“O carro vuoto”) instaura immediatamente un dialogo con questo oggetto inanimato, attraverso una prosopopea che lo umanizza e ne fa il destinatario di un discorso esistenziale.
La prima parte della poesia (vv. 1-8) descrive il momento in cui il carro, precedentemente inattivo, viene caricato di merci (“la merce rude d’urti e tonfi”) e poi agganciato alla locomotiva, descritta con tratti quasi bestiali (“annusando con fascino orribile”). Il lessico è caratterizzato da una forte concretezza materica e sonora (“rantoli gonfi”, “fumida”, “aspro rullare”, “trabalzante stridere”).
Nella seconda sezione (vv. 9-19), il carro viene strappato dal suo “spazio assorto” e inserito forzatamente nel sistema ferroviario, metafora della società industriale moderna che assoggetta l’individuo. L’immagine dell'”incatenato nel gregge” sottolinea la perdita dell’individualità, mentre l’ossimoro delle “rotaie incongiungibili e oppresse” riflette la condizione paradossale dell’uomo moderno: vincolato a percorsi predeterminati ma incapace di autentica connessione.
La parte finale (vv. 20-29) amplia la riflessione dalla dimensione sociale a quella cosmica ed esistenziale. Il cielo “balzano” (capriccioso) contrappone l’eterno alla noia e l’amore all’estensione spaziale. Il verso 26, con la sua struttura chiastica e la ripetizione di “vorrebbe”, esprime perfettamente la condizione di sospensione tra vita e morte, tra desiderio e impossibilità.
Gli ultimi tre versi introducono il tema della terra che “chiede il suo verbo”, suggerendo una ricerca di significato e autenticità, e si concludono con l’immagine potente della terra che “paga col sangue, sola, la sua fede” – un riferimento che potrebbe alludere sia ai sacrifici richiesti dal progresso che a una dimensione quasi religiosa di sofferenza redentrice.
Sul piano stilistico, la poesia mostra caratteristiche tipiche di Rebora:
- Un linguaggio denso e materico, ricco di termini tecnici e quotidiani
- Una sintassi frammentata che procede per accumulazione
- Forti contrasti fonici e semantici
- L’uso di neologismi o risemantizzazioni (come “pertugia”)
Questo componimento rappresenta pienamente la tensione etica e spirituale di Rebora, la sua critica alla meccanizzazione della società moderna e la ricerca di un significato trascendente che possa redimere la condizione di alienazione dell’uomo contemporaneo.😊
📘Testo della poesia “O carro vuoto sul binario morto“ da Frammenti lirici di Clemente Rebora

O carro vuoto sul binario morto di Clemente Rebora
O carro vuoto sul binario morto,
Ecco per te la merce rude d’urti
E tonfi. Gravido ora pesi
Sui telai tesi;
Ma nei ràntoli gonfi 5
Si crolla fumida e viene
Annusando con fàscino orribile
La macchina ad aggiogarti.
Via dal tuo spazio assorto
All’aspro rullare d’acciaio 10
Al trabalzante stridere dei freni,
Incatenato nel gregge
Per l’immutabile legge
Del continuo aperto cammino:
E trascinato tramandi 15
E irrigidito rattieni
Le chiuse forze inespresse
Su ruote vicine e rotaie
Incongiungibili e oppresse,
Sotto il ciel che balzàno 20
Nel labirinto dei giorni
Nel bivio delle stagioni
Contro la noia sguinzaglia l’eterno,
Verso l’amore pertugia l’esteso, 25
E non muore e vorrebbe, e non vive e vorrebbe,
Mentre la terra gli chiede il suo verbo
E appassionata nel volere acerbo
Paga col sangue, sola, la sua fede.




